Scheda: Evento - Tipo: Politico

I moti: gli studenti del 1821

Moti del 1821 in San Salvario. Litografia da disegno di Masutti.

La politica iper-conservatrice del governo della Restaurazione, nel 1821, fece sviluppare le Società segrete e poi esplodere i moti anche a Torino, innanzitutto fra gli studenti. Il ruolo ambiguo di Carlo Alberto.


Data dell'evento: 1821

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  • sala 1808
  • mostra risorgimento

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  • risorgimento

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L’11 gennaio 1821, durante il carnevale, al Teatro d’Angennes (ora Gianduia, in via Principe Amedeo) studenti universitari indossarono cappelli in lana rossa con fiocco nero, colori della Carboneria. Furono arrestati, l’Ateneo insorse, le forze dell’ordine diedero l’assalto all’Università. Iniziavano i moti a Torino.

La rivolta scaturiva dalla politica retrograda del governo restaurato. La Costituzione concessa a Napoli nel 1820 fomentò speranze e scontento, facendo crescere le Società segrete (prima fra tutte quella dei Federati), modellate sulle logge massoniche e formate soprattutto da giovani nobili. Nei caffè fervevano le discussioni e circolavano fogli rivoluzionari. Alla manifestazione di gennaio seguirono mesi di perquisizioni, sequestri di materiali e arresti.

All’inizio di marzo Carlo Alberto incontrò per la prima volta i ribelli, convinto di poter segretamente mediare fra le parti, ma, le pressioni di piazza lo spinsero, come reggente per il fratello Carlo Felice, a concedere la Costituzione di Spagna (più di quanto volesse) e s’insisteva affinché dichiarasse guerra all’Austria. Carlo Felice lo sconfessò e Carlo Alberto, si dimise, lasciando la città di notte. Dichiarandosi fedele al sovrano, rinnegò ciò aveva fatto con i rivoluzionari. Seguirono la repressione di polizia e l’aumentato controllo sociale con l’appoggio di associazioni e istituzioni religiose e monarchiche, per imporre un nuovo modello di suddito obbediente e fedele. Ruolo primario l'ebbe l’educazione impartita dai Gesuiti.

 

    Bibliografia


  • Giuseppe Talamo, Società segrete e gruppi politici liberali e democratici sino al 1848, in Umberto Levra (a cura di), Storia di Torino. La città del Risorgimento (1798-1864), VI, Giulio Einaudi, Torino 2000, pp. 463-491