Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Majerna, armeria

Majerna, armeria, esterno, Fotografia di Marco Corongi, 2005 ©Politecnico di Torino

L'Armeria Majerna è da sempre un punto di riferimento importante in città nell'ambito della vendita delle armi, delle munizioni e dei fuochi artificiali. Il negozio conserva tutti gli elementi originali progettati nel dopoguerra da Otto Maraini, diversamente da molti suoi esercizi cittadini oramai completamente perduti.


Indirizzo: PIAZZA DICIOTTO DICEMBRE 3/C

Realizzazione: 1881

Realizzazione: 1920
arredo

Ampliamento: 1939

Realizzazione: 1946
devanture

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  • negozio

    Indice


  • 1. Cenni storici
  • 2. Arredi esterni e interni

1. Cenni storici


Nel 1881, Pietro Fossati, già capo operaio della Regia Fabbrica d’Armi, apre la bottega da armaiolo al piano terra della Casa Rossa edificata nel 1878 da Alessandro Antonelli. La Ditta è da subito fornitrice di Casa Savoia, sia per le armi da caccia, sia per quelle da difesa.

A conclusione della Grande Guerra, nel 1919 l'attività passa a Carlo Francesco Majerna, cugino del Fossati; da allora si sono dunque succedute quattro generazioni della famiglia.
Negli anni '50, l'amicizia nata fra Enrico Majerna e Giovanni Panzera (titolare della prestigiosa fabbrica di artifizi pirotecnici) fa acquisire alla ditta anche il settore della pirotecnia ad uso privato, tale da far divenire l'armeria il più autorevole punto vendita di fuochi artificiali al minuto.

Nel 2003 Fabrizio Majerna restituisce al negozio lo smalto occultato da danni e interventi succedutisi a partire dagli anni Trenta, ridando unità alla facciata disegnata di Otto Marini, quinta composta in modo sobrio e elegante dove sono stati ricollocati copie dei cristalli incisi e restaurato il bassorilievo del frontale.

2. Arredi esterni e interni


L’originaria devanture in ferro, rovinata dai bombardamenti di Porta Susa durante l’ultima guerra, nel 1946 è sostituita da un rivestimento in marmo cipollino su zoccolo nero disegnato dall’architetto, pittore e scultore Otto Maraini (1904-1970) e realizzato dalla ditta Catella. Si tratta di un raro esempio di facciata monumentale, tra i pochi visibili oggi in città: al centro, tra le scritte a grandi lettere in metallo, domina l’immagine di Diana cacciatrice in pietra di Vicenza. Si devono a Mariani anche i vetri molati e sabbiati con figure di animali, custoditi ora all’interno e in parte sostituiti da riproduzioni realizzate dal pittore incisore animalier Nick Edel in occasione del restauro del 2003.

All’interno un pavimento in rovere, sobrie armadiature e banconi in pino, arredi del 1919-1920 in parte integrati nel 1939, quando agli spazi originari si aggiunge il locale adiacente ove ora si apre l'ingresso, ricreano l’originario ambiente di vendita che ospita la scala a chiocciola in ghisa che conduce all’ammezzato, oggi magazzino di sicurezza e un tempo abitazione dei Fossati.

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