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Carlo di Torino (XII secolo)

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Carlo divenne vescovo di Torino nel 1147, ereditando dai suoi predecessori rapporti tesi con la comunità cittadina torinese. Benché in quegli stessi anni si stesse sviluppando il comune torinese, probabilmente il potente vescovo riuscì a mettere un freno alla sua autonomia politica.


Date note sulla vita: 1147
– Prima attestazione di Carlo come vescovo di Torino

Date note sulla vita: 1159
– Carlo riceve dall’imperatore Federico un diploma che gli garantisce ampi privilegi

Date note sulla vita: 1169
– Ultima attestazione del vescovo Carlo, sicuramente morto prima del 27 febbraio 1170

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  • 1.

    Per quanto riguarda la figura di Carlo prima della sua nomina a vescovo nel 1147, non abbiamo purtroppo alcuna notizia. Questa scarsità di informazioni ha dato vita ad alcune teorie storiografiche ora superate. La prima riguarda l’identificazione di Carlo con un omonimo e coevo abate di Staffarda, mentre la seconda cerca di spiegare un vuoto documentario che ci lascia privi di attestazioni di Carlo dal 1160 al 1165. Questo silenzio e la menzione di un Guglielmo vescovo di Torino nel 1162 hanno fatto pensare a due vescovi omonimi e distinti, uno attestato fino al 1160 e uno, diverso dal primo, che fa la sua comparsa dopo il 1165. Oggi sembra invece più probabile che si tratti sempre dello stesso vescovo Carlo e che Guglielmo sia un vescovo filopapale scelto dai nemici di Carlo. La data sembra essere indicativa: 9 settembre 1162. Nell’agosto di quell’anno Federico Barbarossa e la moglie Beatrice erano stati incoronati a Torino e con ogni probabilità Carlo era partito al loro seguito, lasciando mano libera ai suoi avversari.
    Carlo divenne vescovo in un momento delicato per gli equilibri interni della città, a causa delle tensioni tra il potere del vescovo e le ambizioni della comunità cittadina. La strategia di Carlo si rivelò vincente: il diploma imperiale di Occimiano del 26 gennaio 1159 riconosceva al vescovo tutti i diritti di natura pubblica che erano stati prerogativa dei marchesi di Torino.

    2.

    Come si concilia questa figura di vescovo così impegnato nell’accrescere prestigio e potere della cattedra torinese con i cambiamenti istituzionali che portarono alla nascita del comune? In realtà, lo sviluppo del comune torinese presenta particolarità che hanno spinto gli storici a parlare addirittura di “pseudo-comune” per i primi anni dell’esperienza torinese. Per Torino si trova menzione dei consules per la prima volta nel 1149. Nel 1147, però, era comparso un personaggio di nome Stefano, che si fregiava del titolo di console pur in un atto privato. Se fosse possibile identificare Stefano con uno dei gastaldi del vescovo, si potrebbe concludere che i primi passi del comune torinese siano stati controllati molto strettamente dal vescovo. È difficile in ogni caso tracciare un quadro preciso dell’evoluzione comunale perché fino al 1170 il comune non compare in alcun documento. È interessante rilevare il fatto che l’ultima attestazione di Carlo risale al I febbraio 1169, mentre il nuovo vescovo compare per la prima volta il 27 febbraio 1170. Anche tenendo conto della dispersione documentaria la coincidenza tra la scomparsa del vescovo Carlo e la ricomparsa del comune torinese nei documenti è interessante. Questo non significa che durante l’episcopato di Carlo non sia esistito un comune cittadino, ma con tutta probabilità che questa istituzione non era attiva e vitale sul piano politico, a causa dell’intraprendenza del vescovo che assumeva su di sé le sue prerogative.

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