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Scheda: Luogo - Tipo: Isolato

Cascina Ranotta

Cascina a corte chiusa di origine quattrocentesca, localizzata nei pressi di un ramo della bealera Vecchia di Lucento. La sua denominazione è legata ai primi proprietari: i Ranotti.

L'edificio odierno si trova in mediocre stato di conservazione ed è utilizzato come residenza e officina.

 


Lat: 45.10332 Long: 7.687071

Notizie dal: 1488

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  • cascina
  • L'edificio originario è citato nei documenti d’archivio come grangia, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, di proprietà della famiglia dei Ranotti. I Ranotti detenevano all’epoca un ruolo di predominio su entrambe le sponde del fiume Stura: tra il 1445 e il 1464 i fratelli Ranotti consolidano i possedimenti nella zona conosciuta già allora con il nome di Villaretto, ampliando edifici, valorizzando i terreni attraverso l’irrigazione, e costruendo inoltre, a partire dagli anni novanta del Quattrocento, un mulino poco distante.

    La seconda direzione di sviluppo delle attività della famiglia si situa invece al di qua del fiume Stura. Viene creata infatti una nuova azienda agricola basata sull’arativo e l’alteno (coltivazione della vite in forma ampia e alta, spesso maritata ad alberi tutori) in zona Madonna di Campagna, nucleo originario della Cascina Ranotta. L’esistenza della grangia è già testimoniata in un documento del 1488.

    Nell’estimo del 1510 la cascina è descritta molto dettagliatamente, si articola in due componenti principali: da una parte la grande stalla, dall’altra un edificio utilizzato per metà per la pigiatura dell’uva e la fermentazione del mostro e per metà come abitazione e magazzino di derrate.

    Come conferma il Registro Catastale del 1523, conservato presso l’Archivio Storico della Città di Torino e pubblicato sul secondo volume, relativo a Mappe e Regolamenti, di Forma Urbana (a cura di Augusto Cavallari Murat, Torino, 1968), ai fratelli Ranotti appartiene una cascina oltre Dora così descritta «cassinam unam cum suis edifficiis puteo et entrata cumuni cum heredibus Georgii Ranoti, sitam in finibus Thaurini ultra Duriam […] cassos quinque capsine tegulis copertos ac retta parte unius putei et furni sitos ibidem… ». Particolare importanza riveste la presenza del forno, che testimonia l’autosufficienza dell’azienda.

    La struttura della cascina viene confermata dalla prima fonte iconografica di cui disponiamo, la Pianta dei terreni della città alla Madonna di Campagna di Tommaso Sevalle del 1683, nella quale viene rappresentata con una corte chiusa divisa in due cortili interni, dei quali uno a vocazione più agricola, con un piccolo edificio che vi si affaccia, e l’altro a uso abitativo, con un edificio più grande ed elevato.

    La Carta Tipografica della Campagna di due anni successiva conferma la struttura di base.

    La cascina subisce in seguito alcune modifiche, forse a seguito dei danni provocati durante gli assedi della città di Torino del 1640 e del 1706. Nel secondo assedio fu coinvolto anche un membro della famiglia Ranotti: Ottavio Ranotto compare infatti nello stato di servizio della milizia urbana e suburbana durante l’assedio, tra il giugno e il settembre 1706, in qualità di capitano del 4° battaglione.

    Nella seconda metà del Settecento la cascina è oggetto di notevoli trasformazioni da parte dei nuovi proprietari, i conti Coardi di Carpenetto, provenienti dalla nobiltà di commercio astigiana, che la ereditano dai Biandrate, e uniscono il podere della Ranotta a quello della Cascina Florita in un unico grande possedimento.

    L'architetto Grossi nel 1790 descrive infatti: «La Ranotta cascina di S.E. la signora Contessa di Carpenetto situata alla sinistra della strada di Chivasso vicino alla Fossata. Questa cascina unitamente alla Florita anche propria di detta S.E. sono costituite da più di 135 giornate di prati oltre la gran quantità di campi ad esse aggregati».

    Nella “Carta Corografica…” il Grossi rileva la cascina a corte chiusa, con gli edifici disposti a “L” con il lato più lungo dalla parte della bealera.

    Il Catasto francese del 1804 rileva la “Ferme La Ranote” confermando la chiusura della corte e la presenza di orti e giardini. La forma della pianta viene ripresa nella Carta delle Regie Cacce del 1816.

    Nel Catasto Gatti la cascina è rilevata con pianta a “C”, con una nuova manica verso sud. Oltre alla casa rustica e al cortile interno, sono presenti un giardino verso sud e un piccolo orto di forma triangolare nell’angolo di sud-ovest, mentre verso nord-ovest si trova un secondo orto, con “sito per concime” attiguo. Fanno inoltre riferimento alla tenuta prati e campi circostanti.

    Il “Colonnario dei proprietari” redatto congiuntamente al Catasto Gatti conferma la proprietà ai Vallesa, e in particolare al conte Alessandro, ministro che ebbe un ruolo importante durante il periodo della Restaurazione. Il conte muore nel 1823 e nell’ “Elenco dei proprietari…”, redatto da Antonio Rabbini nel 1840, la cascina risulta, infatti,  appartenere alla moglie di Alessandro, la Contessa Vallesa.

    In seguito, la cascina viene venduta ai Rubbiola (o Rubiola) nel 1863, mentre dal 1873 comincia la cessione di parti delle terre al Demanio dello Stato per la Società ferroviaria dell’Alta Italia che continuerà a erodere la proprietà originaria fino ai primi decenni del XX secolo. A fine ottocento i Rubiola vendono la cascina ai fratelli Grosso.

    Il Catasto Rabbini del 1866 evidenzia la costruzione di una nuova manica verso sud che verrà collegata a quella già presente su quel lato con un edificio trasversale. Il Catasto suggerisce inoltre la presenza di una divisione interna della corte in due cortili con funzioni separate.

    La Variante al Piano Regolatore del 1926 rileva l'edificazione di alcuni corpi di fabbrica di limitate dimensioni, utilizzati come tettoie, lungo il muro di divisione interna del cortile, ma fino almeno al 1935 la struttura di base della cascina non risulta alterata, come risulta dalla Pianta Municipale di quell’anno.

    Al contrario, la Carta IGM del 1974 descrive una situazione ormai completamente snaturata rispetto alla cascina originaria, per la demolizione della manica verso ovest e del muro di cinta, e la costruzione di capannoni d’uso commerciale o industriale.

    Del nucleo originario, l'edificio odierno conserva, in forma residuale e molto alterate, le strutture verso nord e sud. In mediocre stato di conservazione, è attualmente utilizzato come residenza e officina.

    Cascina a corte chiusa di origine quattrocentesca, localizzata nei pressi di un ramo della bealera Vecchia di Lucento. La sua denominazione è legata ai primi proprietari: i Ranotti.

    L'edificio odierno si trova in mediocre stato di conservazione ed è utilizzato come residenza e officina.

     

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    LA RANOTTA
    Isolato tra Via Ala di Stura, Corso Grosseto, Via Sospello

    Cascina di pianura.
    Edificio rurale di interesse documentario; tipico esempio di cascina di pianura.
    Costruzione precedente al 1683, indicata nella planimetria del Sevalle, citata dal Grossi nel 1790.

    ASCT, Carte sciolte, n. 3958; A.Grossi, 1790; CARTA COROGRAFICA DIMOSTRATIVA […], 1791; [Catasto RABBINI], 1866; TOPOGRAFIA / DELLA CITTÀ […j, 1840; E. GRIBAUDI ROSSI, 1970.
    Tavola: 19

    • Bibliografia
    • Fonti Archivistiche
    • Archivio Storico della Città di Torino, Coll. V, vol. 1098 (Doranea, 1488), f. 59v.
    • Archivio Storico della Città di Torino, Coll. V, vol. 1114 (Nuova, 1510), f. 159v
    • Tommaso Sevalle, Pianta dei terreni della città alla Madonna di Campagna da cui rilevasi che i medesimi hanno una superficie di giornate 668 e tavole 70, 1683, Archivio Storico della Città di Torino, Carte Sciolte, CS 3957
    • Carta Tipografica della Campagna ò sij commune della Madonna di Campagna, 1685, Archivio Storico della Città di Torino, Carte Sciolte, CS 3958
    • Amedeo Grossi, Carta Corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino, 1791, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1800
    • Plan Geomêtrique de la Commune de Turin, 1805, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Francese, Allegato A, Mappe del Catasto Francese, Circondario di Torino, Mandamento di Torino, Torino
    • Carta dei Distretti riservati per le Regie Cacce divisa in sette parti, 1816, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte Topografiche per A e B, Torino, Torino 26
    • Andrea Gatti, Catasto Gatti, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, CAG, sez. 66
    • Andrea Gatti, Colonnario Territoriale, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, COLL TER, sez. 66, art. 2393
    • Antonio Rabbini, Topografia della Città e Territorio di Torino, 1840, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1803
    • Antonio Rabbini, Mappa originale del Comune di Torino, 1866, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Rabbini, Circondario di Torino, Mappe, distribuzione dei fogli di mappa e linea territoriale, Torino
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1911, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D135
    • Servizio Tecnico Municipale del Comune di Torino, Pianta di Torino, 1935, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.8
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1974, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.11
    • Fototeca
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    • MuseoTorino