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Via Nizza, stabilimento FIAT Lingotto “2” crollo 1^ fase”. Effetti prodotti dai bombardamenti dell'incursione aerea del 29 marzo 1944. UPA 4427_9E05-57. © Archivio Storico della Città di Torino/Archivio Storico Vigili del Fuoco

Danni di guerra: le industrie

“Lo spettacolo di Torino notturna è stato qualcosa di apocalittico: ne ho fatto la triste esperienza avendo dovuto girare la città dalle due alle otto per trovare dei mezzi di soccorso per la Comet che bruciava. Fiammeggiare di incendi, spezzoni che scoppiano per le strade, gente accampata lungo i controviali di corso Vittorio Emanuele, mobili che vengono gettati dalle finestre, via vai di gente alla ricerca di notizie sono altrettanti quadri che non dimenticherò, credo, tanto facilmente. Il risveglio mattutino (se pure sonno c'è stato) della città non rassomiglia a nessun altro: visi attoniti, sbalorditi della gente che gira per le strade coll'aria di volersi render conto, di riemergere dall'abisso in cui è piombato. I tram fermi al punto dove li ha sorpresi l'allarme (manca l'energia su tutta le rete) hanno l'aria di muti testimoni del flagello che si è abbattuto sulla città".

 

Carlo Chevallard, in Marchis, Riccardo (a cura di), Diario di Carlo Chevallard: 1942-1945, in Roccia, Rosanna - Vaccarino, Giorgio (a cura di), Torino in guerra tra cronaca e memoria, Archivio storico della Città di Torino, Torino 1995, p. 27

 


1. Danni di guerra: le industrie

70 anni fa prendevano avvio, nei primi giorni del marzo 1944, scioperi che coinvolsero gran parte delle industrie torinesi (Michelin, Tedeschi, Westinghouse, Savigliano, Snia Viscosa di Venaria, Cir, Bertone, Schiapparelli, Martiny, Zenith, Viberti, Ceat, Rasetti, Mirafiori, Lingotto, Riv, Fiat Ricambi, Microtecnica, Grandi Motori, Fiat Materiale Ferroviario, Emanuel, Viberti, Fiat ferriere, Fiat Acciaierie, Snia Viscosa, Cotonificio Val Susa, Venchi Unica); i moti seguivano quelli del 1943, in cui i lavoratori avevano bloccato la produzione per chiedere pace e pane. In questa ricorrenza si vuole ricordare il sacrificio delle tante fabbriche, piccole e grandi, che durante il secondo conflitto mondiale furono i primi obiettivi delle incursioni aeree alleate.

 

Le schede degli edifici danno conto, in uno specifico paragrafo, dei danni subiti, e presentano le planimetrie degli isolati relativi (in rosso i piani o le porzioni di fabbricato distrutte, in blu le parti sinistrate). Nelle schede sono altresì presenti due tipi di mappe delle zone della città che danno un quadro d'insieme decisamente significativo: la prima con i danni subiti dall'area, che presenta le zone più gravemente colpite in rosso e in rosa quelle con danni più lievi; la seconda con i punti in cui sono cadute bombe e spezzoni incendiari. La scheda UPA, Ufficio Protezione Antiaerea, fornisce alcune indicazioni sui fondi archivistici consultati, digitalizzati e resi disponibili online.

 

2. Il cantiere di ricerca "Danni di guerra"

Il cantiere Danni di guerra. La vita quotidiana in tempo di guerra, i bombardamenti e la ricostruzione, a cura del Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti della Libertà, si è svolto nel 2013-2014 nell’ambito del programma Reciproca solidarietà e lavoro accessorio realizzato dalla Città di Torino con Compagnia di San Paolo. Il progetto mirava alla creazione di una mappatura dei principali edifici bombardati della città a partire dai documenti di rilevamento dei danni e dalle foto storiche del fondo dell'Ufficio Protezione Antiaerea.

La ricerca storica è stata condotta da Paola E. Boccalatte, Emiliano Bosi e Caterina Ciccopiedi, con la supervisione di Guido Vaglio (Museo Diffuso della Resistenza), Stefano Benedetto (Archivio Storico della Città), Maria Paola Soffiantino (MuseoTorino), Valeria Calabrese (Biblioteche civiche torinesi).

La digitalizzazione dei documenti dell'Archivio Storico della Città di Torino e l'immissione online degli stessi è stata curata, in particolare, da Simona Cappelli, Lillian De Murtas, Valentina Masera, Maria Teresa Pagni, con il coordinamento di Paola E. Boccalatte e la collaborazione di Ernesto Amato, Annamaria Colace, Patrizia Etzi, Claudio Mangiantini, Ornella Mejnardi, Roberto Napolitano, Roberto Nardi, Antonio Nozzoli, Daniele Trivella, Pier Giorgio Vallo. Il coordinamento amministrativo è stato curato da Elena Cannarozzi.

Si ringraziano, inoltre: per il supporto e i contributi forniti alla realizzazione del cantiere, Barbara Graglia (Assessorato alla Salute, Politiche Sociali e Abitative), Laura Fabbri (Direzione centrale Ambiente, Sviluppo, Territorio e Lavoro), Chiara Genovese e Cecilia Maseri (Direzione Cultura, Educazione e Gioventù, Servizio Archivi, Musei e Patrimonio culturale); per la concessione dei testi e delle immagini, Paola Olivetti (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza), Pier Luigi Bassignana (Archivio Storico AMMA), Stefano Benedetto (Archivio Storico della Città), Giuseppe Sergi (Università degli studi di Torino), Riccardo Passoni (Archivio Fotografico, Fondazione Torino Musei); per la gentile collaborazione, Omar José Nunez, Fulvio Peirone, Anna Maria Stratta, Pino Toma, Enrico Vaio (Archivio Storico della Città).

 

  • Scelte per voi

Stabilimento ex Manifattura Tabacchi

Nella zona nord della città sorge il palazzo del Viboccone a metà XVI secolo, podere per l’allevamento e lo svago. Danneggiato durante gli assedi del 1640 e 1706 viene ristrutturato diventando a metà Ottocento l'affermato stabilimento della Regia Fabbrica del Tabacco. La Manifattura cessa la sua attività nel 1996. L'edificio è oggi sede di uffici dell'Università.

Ex stabilimento FIAT SPA

Compreso tra i corsi Ferrucci e Peschiera e le vie Osasco e Montenegro, lo stabilimento è costruito nel primo decennio del Novecento su un’area di 12 mila metri quadrati lungo la ex via Circonvallazione. Nel 1949 dai cancelli della fabbrica escono gli ultimi autocarri SPA. La fabbrica fu bombardata due volte nel corso del secondo conflitto mondiale.

Ex Fonderia Caratteri Nebiolo

Complesso industriale costruito nel 1922 per ospitare la Fonderia caratteri della Nebiolo. Stabilimento all’avanguardia, considerato il più grande in Europa, è il primo a utilizzare l’energia elettrica per scaldare le macchine da fondere, a vantaggio dei processi produttivi e lavorativi. Il fabbricato viene bombardato nel novembre 1942 e gravemente danneggiato. La Fonderia è stata dismessa negli anni Settanta.  

OGR Officine Grandi Riparazioni

Le Officine Grandi Riparazioni costituiscono uno dei più importanti esempi di architettura industriale dell’Ottocento torinese. Furono bombardate in tre occasioni tra il 1942 e il 1944. Sono state scelte come sede di alcune mostre legate alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Stabilimento Microtecnica

Edificio sede della Microtecnica, fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1929. Pesantemente colpito dal fuoco delle incursioni alleate durante la guerra, lo stabilimento ospita ancora oggi le lavorazioni dell’azienda, attualmente impegnata nel campo delle applicazioni aerospaziali.

Ex stabilimento Metzger poi Dreher

Lo stabilimento della Dreher, già Metzger, comprendeva l'isolato tra le Vie Bogetto, Pinelli, San Donato e Galvani. L'edificio è un esempio di edilizia industriale della seconda metà dell'Ottocento, ampliato agli inizi del Novecento con elementi art nouveau. Il laboratorio e locale ghiacciaia risalgono al 1888; ulteriori ampliamenti si ebbero all'inizio del secolo successivo (1903) a opera di Pietro Fenoglio. Durante tutto il secolo il complesso vide ampliamenti e ristrutturazioni. L'edificio è oggi sede di un supermercato, una scuola di danza e di una società di traslochi.

Stabilimento Fiat Mirafiori

Inaugurato nel 1939, lo stabilimento Fiat Mirafiori è l’emblema di Torino città industriale, imponente scenario dell’affermazione del fordismo e delle sue ricadute nella storia politica, economica e sociale del capoluogo piemontese e, più in generale, dell’Italia nel XX secolo. Lo stabilimento della Fiat Mirafiori fu colpito sette volte nel corso del secondo conflitto mondiale riportando ingenti danni.

Edificio residenziale, già fabbrica Gilardini poi Tobler

L’edificio che ospitava fino a quarant'anni fa la fabbrica di cioccolato svizzero Chocolat Tobler e prima ancora la conceria e poi industria bellica Gilardini, è stato recentemente oggetto di riqualificazione e oggi è adibito a uso residenziale e uffici.

Stabilimento Fiat Lingotto

Luogo cruciale nella storia produttiva torinese, il Lingotto è icona dell’architettura moderna e tra le prime fabbriche italiane fondate sull’organizzazione scientifica del lavoro. Lo stabilimento FIAT Lingotto fu bombardato a più riprese nel corso del conflitto: era infatti uno degli obiettivi principali dell’offensiva alleata poiché contribuiva in maniera sostanziale alla produzione di guerra.

Bombardamento 20 novembre 1942

Il 20 novembre 1942 la città fu bombardata dalle ore 21.30 fino alle ore 23.00 da 232 aerei (Lancaster, Wellington, Stirling, Halifax). Il bombardamento causò 177 morti e 120 feriti.

Bombardamento 28 novembre 1942

Il 28 novembre 1942 Torino fu bombardata dall’aviazione inglese (RAF). Il bombardamento, che per la prima voltà utilizzò bombe "block-buster", durò 80 minuti e fece registrare 67 vittime e 83 feriti.

Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà

Il Museo, che ha sede presso i Quartieri Militari, offre un allestimento multimediale e interattivo dedicato all’interpretazione della Seconda Guerra Mondiale e delle sue conseguenze. Alcuni spazi al secondo piano ospitano mostre temporanee, incontri e proiezioni su temi storici e di attualità.

L'offesa aerea. Tipologie di bombe

Il dopolavoro provinciale di Torino del PNF realizzò nel 1939 l'opuscolo L'offesa aerea e la protezione antiaerea, vademecum sulle "cognizioni e le norme" in tema di protezione antiaerea. In particolare, erano qui descritte, le tipologie di bombe che avrebbero potuto colpire le città.

Bombardamenti sulle fabbriche

Obiettivi principali dell’aviazione alleata, le fabbriche torinesi sono al centro dei bombardamenti che si abbattono sulla città. Dopo una prima fase, le incursioni si fanno più frequenti a partire dall’autunno del 1942, provocando ingenti danni agli apparati e ai macchinari degli stabilimenti, che restano sotto il fuoco dei bombardieri alleati fino al 1945.  

Sfollamento di uomini e decentramento degli impianti

L’incedere dei bombardamenti alleati porta un gran numero di torinesi a lasciare la città: nell’estate del 1943 circa la metà dei torinesi sfolla verso i centri minori considerati più sicuri. Anche alcune industrie, per timore dei danni delle bombe, decidono di decentrare parte della propria produzione.  

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