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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Case-torri della Cooperativa di abitazioni Giuseppe Di Vittorio

Le due “doppie torri” residenziali all’imbocco dell’autostrada Torino-Milano rappresentano uno dei non molti esempi di applicazione in ambito torinese di tecnologie costruttive industrializzate (sistema a coffrage tunnel, con l’aggregazione degli elementi strutturali intorno a un nucleo centrale che scandisce effetti di simmetrie modulari senza sacrificare la ricerca di un’espressione formale). Le torri segnano efficacemente l’ingresso nord della città, esercitando un chiaro ruolo di landmark.


VIA STEFANO TEMPIA 3

Costruzione: 1978 - 1980

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  • condominio
  • torre
  • abitazione
  • Le torri della Cooperativa Di Vittorio sorgono sul finire degli anni Settanta in un ambito urbano scandito da interventi di edilizia residenziale pubblica, in coerenza con la vocazione maturata sin dagli inizi del Novecento dalla zona Barriera di Milano, di cui l’area impegnata costituisce uno dei lembi della sua estrema periferia.
    Progettato dalla Cooperativa Polithema (Piero Amore, Vincenzo Bossuto, Aldo Rizzotti, con Giovanni Milone, Renato Russo) e realizzato dalla Cooperativa di abitazioni Giuseppe Di Vittorio all’intersezione tra i corsi Vercelli e Giulio Cesare (in via Stefano Tempia 3 e 9), l'insediamento rappresenta uno dei non molti esempi di applicazione in ambito torinese di tecnologie costruttive industrializzate. L’adozione del sistema a coffrage tunnel venne giustificata con questioni di comportamento statico degli edifici, con la riduzione dei tempi di realizzazione, nonché con la possibilità di accedere a un incremento dei finanziamenti previsti nel caso di realizzazioni edilizie industrializzate.
    L'applicazione di tale metodo non preclude tuttavia la ricerca di un valore estetico, senza lasciar infrangere le velleità dell’estro creativo nei rigidi volumi imposti dalla struttura. Gli edifici risultano infatti dal raggruppamento degli elementi costruttivi intorno a un nucleo centrale che si protrae per l’intera altezza, componendo un effetto di simmetrie modulari debitore per taluni versi all’approccio razionalista. L’insieme celebra il trionfo di tratti decisamente innovativi, a cui corrisponde anche l’osservanza delle norme vigenti in materia di calcolo antisismico.
    La relativa limitata flessibilità della struttura adottata – costituita da un numero ridotto di moduli e montata attraverso la ripetizione di fasi costruttive identiche – è controbilanciata dall’attento studio della disposizione planimetrica, che dà origine ad una notevole articolazione dei prismi costruiti. Le variazioni in altezza dei coronamenti, così come l’alternanza di pareti cieche, sfondati, emergenze dei setti, sono governate da un linguaggio d’insieme di chiara derivazione razionalista. Le torri, che sviluppano i loro 21 piani su di un’altezza di 70 metri, poste in immediata prossimità dell’innesto dell’autostrada Torino-Milano con il sistema viabilistico urbano, segnano efficacemente l’ingresso nord della città, esercitando un chiaro ruolo di landmark, effetto ancora più evidente considerando l’eterogeneità del tessuto urbano circostante, la cui costruzione è tuttavia proseguita, anche dopo l’edificazione delle torri, con criteri di scarsa qualità spaziale e architettonica.

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