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Scheda: Tema - Tipo: Architettura e urbanistica

Torino città militare

Torino possiede, sin dalle sue origini romane, una vocazione militare che si è mantenuta nel tempo, adattandosi ai cambiamenti storici, sociali, tecnologici e logistici, e incidendo profondamente sul tessuto urbano.


Periodo di riferimento: XVI secolo - XXI secolo

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  • Leggendo il tessuto edilizio di Torino si colgono tuttora i segni di un passato in armi che nacque dall’accampamento romano e si concretizzò nelle opere volute da Emanuele Filiberto prima, di cui la Cittadella (1564) fu a lungo il simbolo più emblematico, e in quelle promosse da Carlo Emanuele I poi, le quali, grazie all’apporto dei principali ingegneri militari attivi presso la corte sabauda, nel volgere di un secolo condussero all’allestimento di un poderoso sistema difensivo bastionato.
    La volontà distruttrice di Napoleone I innescò, a posteriori della sua sconfitta, una nuova stagione per il disegno della città ottocentesca, oltre ad assegnare un ruolo di primo piano, in questa operazione, all’esercito riorganizzato da Vittorio Emanuele I. Non solo decisioni di stretto carattere militare, come la creazione dell’Arma dei Carabinieri (1814), ma anche vere e proprie direttive architettoniche e urbanistiche sarebbero nate dalle soluzioni proposte dai militari: in un primo tempo lasciano al Consiglio della città la prosecuzione della traccia segnata dall’occupazione francese (demolizione completa delle fortificazioni e mantenimento del progetto dei grandi viali), ma con l’avvento di Carlo Alberto e lungo il ventennio che porta alla nomina di Torino capitale del regno, tramite il corpo del Genio si faranno portatori di importanti trasformazioni, dalla smilitarizzazione della Cittadella (1846), alla costruzione di una nuova piazza d’armi (1847) fino alla definitiva demolizione della Cittadella stessa (1856).

    L'età contemporanea

    Proprio le vicende successive alla demolizione e alla conseguente liberazione dei terreni ex-militari dell’area della Cittadella mettono in evidenza la figura di Carlo Promis, che opera un’intensa attività di mediazione tra la città e il governo, proponendo efficaci soluzioni che tendevano a garantire soddisfazione per entrambe le parti. Gli anni che seguono videro fiorire molte iniziative edilizie da parte dell’esercito, che si trova a dover modernizzare le strutture esistenti e al tempo stesso a realizzarne di nuove, come la caserma Cernaia (1861-64), la Pietro Micca, la Maurizio de Sonnaz (1883), la Alfonso La Marmora (1855-90, oggi demolita) e altri edifici di servizio tutti posti entro la cinta daziaria del 1853. Esternamente, a mano a mano che l’esercito necessita di nuovi e più vasti spazi, si assisteva a un’attività costruttiva, intensa soprattutto nei primi anni del Novecento, con opere quali la Caserma Tommaso Morelli di Popolo, la Montegrappa, la Alessandro la Marmora (poi Dogali) di via Asti, la Vittorio da Bormida e l’ospedale militare Alessandro Riberi. Lo stile che accomuna molte di queste costruzioni è un neomedievalismo di matrice non locale, a testimoniare l’intervento dello Stato, oltre a evocare la solidità dei compiti di difesa degli edifici, rifacendosi al mito dei castelli medievali.
    Torino quindi accolse nel corsl dei secoli e inserì nelle sue molte facce anche la presenza forte dei militari, e lo fece non solo con le opere architettoniche, ma anche con la conferma nel suo tessuto di un importante strumento di formazione qual è, tuttora, la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi militari, erede dell’antiche Regie Scuole teoriche e pratiche di Artiglieria e Fortificazione create da Carlo Emanuele III nel 1739, una scuola che ha la funzione di istruire gli ufficiali in servizio permanente nella sua sede all’interno dell’ex Arsenale.

    • Bibliografia
    • Ente Responsabile
    • CeSRAMP