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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Villa Amoretti, Villa Rignon

La settecentesca Villa Amoretti, successivamente denominata Villa Rignon, è una delle architetture nobiliari più rappresentative della città. Restaurata recentemente ed immersa nel verde del parco circostante, è sede di una biblioteca civica.


CORSO ORBASSANO 200

Notizie dal: XVIII Sec. (1700-1799)

Restauro: 1970 - 1976

Inaugurazione: 1977
diventa sede della biblioteca civica

Restauro: 2003 - 2007

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  • La Storia

    La villa è una delle architetture nobiliari più belle della città, costruita probabilmente intorno al 1760 per volere di Giambattista di Osasio, uno degli eredi del primo Amoretti, l’abate Giambattista, insediatosi a Torino nella prima metà del XVII secolo. Chevalley (1912) attribuisce il progetto della villa a un allievo di Juvarra, ma basandosi sulla tradizione e in assenza di documenti. Inoltre, allo stato attuale delle ricerche, la probabile datazione intorno agli anni Sessanta del XVIII secolo sembra essere in contrasto con la data, 1735, che si legge su una lastra di ghisa, posta all’interno di un camino del primo piano e ritrovata durante i restauri del 1973.

    La villa si trova al centro del parco Rignon che è stato concepito insieme alla villa stessa, sui terreni di una piccola cascina seicentesca, che fu poi elevata a commenda.

    Già nella Carta Topografica della Caccia, databile al 1762, è possibile rilevare l’Amoretti come un complesso  edilizio costituito dalla cascina e da una villa patrizia circondata da giardini. Il rilievo mette in evidenza la presenza di due corti: la corte rurale su cui si affaccia la cascina con pianta ad “L” e la corte civile, dominata dalla presenza della villa ed arricchita dai giardini e dalla fontana o “peschiera”.

    L’architetto Giovanni Amedeo Grossi, sulla Guida alle Cascine e Vigne del Territorio di Torino e suoi contorni del 1790, descrive così il complesso: “[…] L’Amoretti villa, e cascina di cento  iornate circa dell’Illustrissimo Signor Marchese d’Osasio distante un miglio e mezzo da Torino lungo la strada d’Orbassano, alla cui destra riscontrasi un filare d’olmi a tre ordini dirimpetto al palazzo costituito al piano terreno d’un quadrato salone di trabucchi quattro [12 metri circa] di lato, dipinto, ed avente due grandi quadri rappresentanti diverse deità; lateralmente vi sono due  appartamenti con cappella prospicienti verso il vestibolo a mezzogiorno, formando il detto palazzo da tal parte cinque padiglioni di diversa altezza, essendo però allineato dal canto di mezzanotte dove evvi un giardino di dieci giornate con una lunga pergola d’olmi da una parte, principiante dal palazzo e terminante in fine del giardino; tramediante vi sono varj parterra adorni di molte piante d’agrumi, restante il rimanente giardino campito da un delizioso boschetto, ed in continuazione fuori dal giardino evvi un altro filare d’olmi di lunghezza di mezzo miglio circa […]”.

    Nel 1807 si registra un importante passaggio di proprietà dall’ultimo marchese d’Osasio, Carlo, ai Guasco di Castelletto, di cui egli aveva sposato una componente.

    Nel Catasto particellare Gatti del 1820 non si registrano variazioni planimetriche e il complesso edilizio risulta composto da casa civile (ovvero l’attuale villa), case rustiche, casi da terra (depositi di attrezzi e prodotti agricoli), serre, orti, giardini, prati e campi. La proprietà è attribuita ai signori Paolo Luigi e Pietro Amedeo Rignon.

    La Guida Pomba del 1840 descrive il complesso nel seguente modo: “[…] A ponente di Stupinigi è la Villa Rignon detta L’Amoretti, alla quale si va meglio da Torino per la via della Crocetta. Essa è la più risguardevole delle ville private che si veggono ne’ dintorni di Torino in pianura. Ha un giardino regolare alla Francese con una parte all’Inglese, e con magnifica raccolta di dalie. La coltivazione dei campi e specialmente dei prati intorno all’Amoretti s’attrae l’attenzione de’ georgici per la singolare diligenza con che viene condotta […]”. E sempre dalle descrizioni della prima metà del XIX secolo si apprende che la villa ospitò, come altre ville dell’epoca, un giardino zoologico con animali esotici.

    Nei primi anni del Novecento, il Conte Rignon fece realizzare importanti interventi di restauro della villa e di ridisegno del parco circostante. La cascina venne demolita per dar spazio alle scuderie con la rimessa e a una aranciera semicircolare progettata dall’ingegnere Giovanni Chevalley. Inoltre fu ampliato il giardino antistante la villa, spostando l’ingresso verso la “Strada di Orbassano”.

    Nel corso della Seconda Guerra Mondiale il complesso della Villa Rignon, o Villa Amoretti, fu danneggiato da due bombardamenti e, nei primi anni ’70, quando il complesso fu acquistato dalla Città di Torino, si procedette ad un intervento di restauro conservativo, terminato nel 1976. L’anno successivo venne inaugurata la biblioteca civica che, ancora oggi, si trova al suo interno.

     

    L'edificio

    La villa Amoretti presenta un salone centrale affrescato al quale si accede attraverso un androne voltato che conduce allo scalone monumentale. Alla grande sala sono affiancati quattro ambienti quadrati, voltati e decorati con affreschi, dai quali si accede alle maniche laterali, accessibili anche dall’esterno. I prospetti esterni a sud-est sono caratterizzati dalla presenza di tre corpi di fabbrica distinti a cui si legano due ali laterali, arretrate e simmetriche rispetto al corpo centrale. Una scala con balaustra in pietra conduce al portale d’ingresso che, inquadrato nel partito centrale, presenta due lesene bugnate e un arco a tutto sesto sovrastante. L’altro prospetto è quasi rettilineo e presenta, in corrispondenza del salone d’onore, un limitato avancorpo più elevato, anch’esso accessibile mediante una scalinata marmorea. I prospetti sono arricchiti da numerosi elementi architettonici:  lesene a bugne con capitelli ritmano le campate e cornici marcapiano le scandiscono orizzontalmente.

    L’Amoretti presentava una piccola cappella con la volta affrescata a cielo stellato, con un altare ligneo e con due accessi: uno dalla villa, l’altro dall’esterno per permetterne l’utilizzo ai contadini che abitavano nella cascina limitrofa o nei dintorni.

    Gli spazi interni della villa sono distribuiti su due livelli con l’aggiunta di un piano ammezzato. Il collegamento verticale è garantito da uno scalone in pietra a spirale con una ringhiera in ferro battuto elegantemente decorata.

    Tra le decorazioni delle sale sono sicuramente da ricordare le carte cinesi la cui presenza è ricordata da Giovanni Chevalley nel 1912. Inoltre Vittorio Cicala, nel 1911, fotografa la camera da letto, oggi biblioteca, dove si può vedere sul camino un pannello cinese non più esistente e viceversa non compaiono né le sovrapporte cinesi né l’odierno lambriggio, il rivestimento in legno con cornici e modanature dorate. Quest’ultimo elemento decorativo risale infatti ai primi decenni del XX secolo, quando la villa fu oggetto di importanti lavori di ammodernamento (L. Caterina, C. Mossetti, 2005).

    Oltre alla villa, assume un importante valore storico-architettonico anche il padiglione dell’aranciera, edificato agli inizi del XX secolo. Si tratta di una struttura ad impianto semicircolare, ispirata agli edifici effimeri che normalmente abbellivano i giardini, con la facciata principale orientata a sud e caratterizzata da ampi finestroni ad arco.

     

    Gli ultimi restauri

    Tra il 2003 e il 2007 la Città di Torino ha avviato un nuovo progetto di restauro, recupero e riqualificazione funzionale dell’intero complesso di villa Amoretti al fine di migliorare ed ottimizzare la fruibilità degli spazi destinati al pubblico.

    Oltre al restauro conservativo della villa e dell’aranciera, è stato realizzato un nuovo padiglione, adibito a sala lettura, caratterizzato da una geometria semplice e sviluppato su un solo piano fuori terra. Il nuovo corpo di fabbrica, realizzato con tecniche costruttive e materiali moderni come il cemento armato, il vetro ed il legno, è  nel retro della villa, centrato sul suo asse trasversale. Le due architetture, quella storica della villa e quella moderna del padiglione, sono collegate da un camminamento vetrato articolato su due percorsi paralleli che si dipartono dalla facciata nord-ovest della villa e terminano, con forma a ferro di cavallo, contro la facciata est del nuovo volume.

    Per quanto riguarda il recupero degli ambienti interni della villa, un accurato intervento di restauro ha riportato alla luce gli apparati decorativi originali presenti sulle pareti, sulle volte, sulle boiseries, sui camini, sugli elementi lignei delle porte e ha conservato le decorazioni novecentesche realizzate in stile.

    Altri lavori di restauro sono stati eseguiti nei locali dell’aranciera che è stata liberata dalle tramezzature interne ed adeguata alla nuova funzione di emeroteca con una zona di ristorazione e caffetteria.

    Il recupero dell’intero complesso e la sua riqualificazione hanno interessato anche l’area verde del circostante Parco Rignon. In particolare, nella zona del nuovo padiglione, la presenza delle pareti vetrate, ha consentito una riuscita compenetrazione spaziale tra interno ed esterno che rende le strutture più adeguate al loro scopo.

    Al completamento dei lavori, il 23 febbraio 2007, il complesso architettonico di villa Amoretti è stato riaperto completamente al pubblico nella sua nuova veste di biblioteca civica.

     

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    L'AMORETTI, ORA VILLA RIGNON
    Corso Orbassano 200

    Villa con parco, un tempo con cascina.
    Villa (già con cascina) di valore storico-artistico, eccezionale esempio di villa settecentesca con parco e pertinenze, ristrutturate in gusto eclettico neo-rococò. ora usata come servizio.
    G. Chevalley indica la data tradizionale della costruzione nel 1760 e suppone che la villa sia stata progettata da un allievo del Juvarra perla famiglia Lascaris, essa venne poi passata agli Amoretti, marchesi d'Osasio, ed infine acquistata dai Rignon. Nel corso dei lavori del 1977, viene ritrovata una ghisa da camino che porta la data del 1735. All'inizio di questo secolo vengono abbattuti i rustici addossati alla villa, e per opera di G. Chevalley si trasforma l'accesso al giardino, si costruisce la portineria, la scuderia ed una aranciera semicircolare (cfr. schede 26 e 27).
    Nel 1970 la Città di Torino delibera l'acquisto del parco e del complesso e la villa viene restaurata ed utilizzata come centro civico di quartiere negli anni 1970-1976.

    A. GROSSI, 1790; CARTA COROGRAFICA DIMOSTRATIVA [...], 1791; G. CHEVALLEY, 1912; A. PEDRINI, 1965; E. GRIBAUDI ROSSI, 1970.
    Tavola: 56/64

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • La Marchia , Carte de la Montagne de Turin avec l’etendue de la pleine dépuis le Sangon jusqu’a la Sture, 1694 – 1703, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche per A e B, Torino, Torino 14
    • Plan de la ville et citadelle de Turin, 1705, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D25
    • Carta Topografica della Caccia, 1760-1766, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche segrete, Torino 15 A VI Rosso
    • Francesco De Caroly , Carta topografica dimostrativa dei contorni della città di Torino e Campagne Reali dedicata a Sua Maestà la Regina di Sardegna dall’Umilissimo e Fedelissimo Suddito De Caroly in Torino 1785, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche segrete, Torino 16 B I Rosso
    • Amedeo Grossi, Carta Corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino, 1791, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1800
    • Mappa primitiva Napoleonica, 1805, Archivio Storico della Città di Torino, CAN, Sezioni 1-70
    • Plan Geomêtrique de la Commune de Turin, 1805, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Francese, Allegato A, Mappe del Catasto Francese, Circondario di Torino, Mandamento di Torino, Torino
    • Andrea Gatti, Catasto Gatti, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, CAG, sez. 23
    • Andrea Gatti, Colonnario Territoriale, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, COLL TER, sez. 23, art. 1046
    • Antonio Rabbini, Mappa originale del Comune di Torino, 1866, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Rabbini, Circondario di Torino, Mappe, distribuzione dei fogli di mappa e linea territoriale, Torino
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1911, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D135
    • Servizio Tecnico Municipale del Comune di Torino, Pianta di Torino, 1935, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.8
    • Fototeca
    • Ente Responsabile
    • MuseoTorino
    • Servizio edilizia per la cultura