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Scheda: Soggetto - Tipo: Persona

Massimo Ottolenghi (Torino, 1915 - 2016)

Nato nel 1915 a Torino, Ottolenghi è avvocato e scrittore. Partecipa alla lotta di Liberazione tra le fila di Giustizia e Libertà. Pubblica alcuni libri tra i quali Ribellarsi è giusto. Si spegne dopo aver vissuto un secolo di impegno politico e civile.


Nascita: 20 Giugno 1915

Morte: 18 Gennaio 2016

  • Indice
  • Categorie
  • scrittore
  • avvocato
  • partigiano
  • Massimo Ottolenghi nasce a Torino nel 1915 da una famiglia laica di origine ebraica. Frequenta il liceo classico Massimo d’Azeglio dove è allievo di Augusto Monti (1881-1966); in seguito consegue la laurea in Giurisprudenza.

    Amico e compagno di scuola di Oreste Pajetta, Emanuele Artom (1915-1944), Luigi Firpo (1915-1989), allievo di Massimo Mila (1910-1988), partecipa alla Resistenza con le formazioni di Giustizia e Libertà sulle montagne piemontesi, in particolare in Val di Susa e Val di Lanzo col nome di battaglia ‘Buby’, ‘Oliva’, ‘Ottolino’ e costituisce una rete di protezione e soccorso per gli ebrei e i perseguitati. Aderisce al Partito d'Azione insieme ad Ada Gobetti (1902-1968), Alessandro Galante Garrone (1909-2003), Giorgio Agosti (1910-1992) e ne dirige l’organo si stampa “Giustizia e Libertà”. Opera come magistrato negli anni del dopoguerra e quindi come avvocato civilista.

    Ottolenghi pubblica, solo in tarda età, alcuni libri; fra di essi Ribellarsi è giusto, del 2011, appello all’impegno e alla partecipazione, analogo a quello di Stéphane Hessel (1917-2013), rivolto alle nuove generazioni (1). L’amarezza per gli inganni e le ingiustizie del tempo presente non gli impedisce di comunicare con forza il suo incoraggiamento ai giovani, nei quali ripone una grande fiducia: “È il vostro momento. Il momento dei valori più alti da contrapporre agli interessi meschini e di parte. Non tutti sono rassegnati. Molti vi seguiranno”. In un’intervista recente a “il Manifesto”, del 24 aprile 2015, in cui mette in guardia dal considerare Resistenza e Liberazione come simboli posticci, afferma: “I giovani devono difendere la scuola pubblica, gli investimenti nella cultura e la Costituzione. Solo l’azione che nasce spontanea dall’indignazione muove la storia”.

    Si spegne a Torino nel gennaio 2016.

    Note

    (1) https://www.youtube.com/watch?v=_hxXu01p_g4

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Ente Responsabile
    • MuseoTorino