Scheda: Luogo - Tipo: Vie e Piazze

Piazza Carlina

Centro del vecchio ghetto ebraico. Sulla piazza si affacciano edifici di pregio architettonico e di valore storico come i Palazzi Coardi di Carpenetto e Roero di Guarene, l'ex albergo di Virtù, l'ex Caserma Chiaffredo Bergia e il complesso di Santa Croce.


Lat: 45.066034936991954 Long: 7.688899822533131

Progetto: 1674
Primo progetto di Amedeo di Castellamonte

Costruzione: 1675 - 1684

Trasformazione: 1865 - 1873
Monumento a Camillo Benso conte di Cavour

Trasformazione: 2011
Lavori per la costruzione della banchine tranviarie

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  • bombardamento | piazza

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  • bombardamenti

1. La piazza

Piazza Carlina, o per meglio dire, piazza Carlo Emanuele II, fu realizzata durante il periodo di reggenza di Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (1675-1684). Ma prima di allora Amedeo di Castellamonte (1610-1683) aveva già progettato una piazza ottagonale secondo il modello delle places royales, dietro richiesta, appunto, di Carlo Emanuele II (1634-1675). Il progetto non ebbe seguito e il destino della piazza fu legato a mercati specializzati più che a dimore di lusso, benché nel tempo si siano affacciati su quello spazio edifici di pregio come Palazzo Roero di Guarene, il Palazzo dell'Albergo di Virtù, la caserma, il Collegio delle Provincie e la chiesa di Santa Croce. Al centro della piazza è stato collocato, nel 1872, il monumento a Cavour, invece del monumento a Carlo Emanuele, previsto dal progetto primigenio.

2. Piazza Carlina Luogo della Memoria

Secondo i dati forniti dall'Annuario Statistico del Comune di Torino (1938), nella Sez. IX (Vanchiglia) e Sez. X (Valentino) risiedevano rispettivamente 253 e 276 ebrei. Dopo l'autunno del 1938, spinta dall'incalzare degli eventi, la comunità ebraica si protende verso la zona adiacente alla Sinagoga; le vie limitrofe a piazza Carlina costituivano ancora per le famiglie meno abbienti una zona di riferimento; qui sorgeva, infatti, il vecchio ghetto.

Nel 1938 la superficie della piazza era occupata dai banconi del mercato, residuo del "cortile dei miracoli" che era stato nel Settecento e nell'Ottocento. Attorno a questa piazza avevano ancora la loro residenza nuclei famigliari ebrei appartenenti a un ceto sociale più basso dei correligionari andati ad abitare in altri quartieri. Il luogo, apparentemente, era sicuro. Lo diventerà un po' meno quando la caserma Bergia, situata lungo uno dei lati della piazza, diventerà il comando della Guardia Repubblicana. Dopo il 1938, il nuovo punto di riferimento, il Ghetto Nuovo, diventa il reticolo delle vie Galliari, Sant'Anselmo, Goito, Berthollet, Bidone (con due appendici, via Orto Botanico 13, sede dell'orfanotrofio, e piazza Santa Giulia 12, sede dell'ospizio per gli anziani).

Fonti Archivistiche

  • Archivio fotografico dei Musei Civici, Fondazione Torino Musei, Fondo Mario Gabinio
  • ASCT, Collezione Simeom D246

Fototeca

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Ente Responsabile

  • Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà