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La grande stagione delle riforme settecentesche: burocrazia, esercito, economia

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Finita l’epoca delle guerre, Vittorio Amedeo II dedicò quasi vent’anni a riformare lo Stato ottenendo una struttura moderna e fermamente controllata dal potere centrale.


Periodo di riferimento: 1713 - 1730

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  • sala 1735
  • Vittorio Amedeo II non fu soltanto il primo re di Casa Savoia, fu anche il fondatore dello Stato moderno. Dopo alcune riforme già realizzate a fine Seicento, fra cui quella del Municipio, e interrotte dalle guerre, dedicò il periodo 1713-30 a un’inesausta opera di ristrutturazione dello Stato che ne emerse efficiente ed organizzato, ma completamente sottoposto al potere centrale e, più precisamente, all’autorità personale del sovrano, che, sino all’ultimo, volle controllare tutto personalmente scegliendo in modo diretto ministri e collaboratori.

    Diede nuova organizzazione all’esercito e alle Segreterie di Stato (ministeri), fece redigere le Regie Costituzioni (1723 e 1729), stipulò nel 1727 il concordato con la Santa Sede dopo anni di contrasti, limitò il potere dei nobili avocando al demanio molti dei loro beni ed obbligandoli a pagare e riconoscere l’autorità regia su essi per riaverli, elevò a cariche di prestigio abili borghesi che divennero i suoi principali collaboratori, formò la rete degli intendenti (funzionari statali sul territorio, tipo gli attuali prefetti), mise ordine nei conti pubblici, stimolò la produzione manifatturiera, l’esportazione di beni pregiati e le attività finanziarie.

    La sua azione si estese all’ambito sociale e culturale.

     

    • Bibliografia