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Scheda: Tema - Tipo: Architettura e urbanistica

Infrastrutture militari

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Incernierate, in età moderna, sulla Cittadella (prima) e sull’Arsenale (poi), le infrastrutture militari crebbero in numero e dimensione nei decenni a cavallo dell’Unità d’Italia sino a divenire un tratto distintivo della città ottocentesca.


Periodo di riferimento: XIX secolo

1. La città di antico regime

Accanto alle opere, ai sistemi e ai quartieri militari, sin dalla prima metà XVIII secolo iniziò a prendere forma, nella Torino capitale, una rete capillare e pervasiva fatta di strutture di dimensioni e impegno architettonico assai vario, che vanno dalla semplice area inedificata utilizzata per le esercitazioni di tiro a complessi articolati e stratificati come la Cavallerizza, alle spalle dell’Accademia Reale. Si tratta, con ogni probabilità, della manifestazione meno vistosa della presenza militare – anche perché, spesso, dispersa entro il normale tessuto edilizio –, ma senz’altro della manifestazione più consistente sia in termini di superficie occupata, sia come capacità di condizionare il successivo sviluppo urbano.

2. L’età contemporanea

L’Ottocento – e i decenni a cavallo dell’Unità d’Italia in particolare – di norma portò con sé un’esigenza di maggior razionalità distributiva e, in un certo senso, di maggior visibilità. Scomparirono così le strutture polifunzionali (utilizzate, cioè, sia dall’amministrazione militare sia da quella civile, come nel caso del maneggio presso i quartieri di Cavalleria Sant’Antonio) e, grazie soprattutto al contributo dell’ingegnere Giovanni Castellazzi, negli anni Sessanta del XX secolo prendevano forma modelli planivolumetrici e formali fortemente connotati, destinati a una grande fortuna e in grado di qualificare immediatamente gli edifici realizzati come prodotto degli uffici di progettazione del Genio. Il numero e le dimensioni raggiunte dalle infrastrutture militari torinesi negli anni Quaranta-Sessanta dell’Ottocento sono realmente impressionanti, tanto che pare legittimo parlare di «vera e propria occupazione militare» (Borasi, 2004, p. 168). Solo nel XX secolo, sulla spinta della crescita urbana prima e dei processi di riorganizzazione dell’Esercito poi, si provvide a una redistribuzione territoriale delle strutture di servizio, superando infine i confini della cinta daziaria e allontanandole progressivamente dal centro.

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