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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Palazzo Lascaris

Tra i primi palazzi dell’aristocrazia piemontese, fu costruito su probabile disegno di Amedeo di Castellamonte (1663-1665), ma ampiamente rimodellato in stile neobarocco nel 1884. Tracce dell’originaria decorazione secentesca si conservano al piano nobile. Distrutto dal bombardamento del 13 luglio 1943 e poi ricostruito, ospita dal 1979 il Consiglio Regionale del Piemonte.

 


VIA VITTORIO ALFIERI 15

Costruzione: 1663 - 1665
Costruzione del Palazzo per i conti Beggiamo

Notizie dal: 1670
Decorazione degli ambienti al piano nobile

Notizie dal: 1672
Cessione al conte Carlo delle Lanze e Gabriella di Marolles

Notizie dal: 1720 - 1803
Proprietà dei marchesi Carron di San Tommaso

Notizie dal: 1803
Passaggio di proprietà ai Lascaris di Ventimiglia

Bombardamento: 08 Febbraio 1943

Bombardamento: 13 Luglio 1943

Restauro: 1976 - 1979

  • Indice
  • Categorie
  • bombardamento
  • barocco
  • palazzo
    • Tag
  • mostra moderna
  • bombardamenti
  • 1. Storia dell'edificio

    Il palazzo fu costruito su probabile progetto dell’architetto Amedeo di Castellamonte (1613-1683) tra il 1663 e il 1665 per il conte Giovanni Battista Beggiamo (†1673) nell’antica Isola di Santa Francesca, ultima propaggine della città verso gli spalti della cittadella, tra le attuali vie Alfieri, Arcivescovado, Arsenale e piazza Solferino. Nel 1670 Carlo Emanuele II fece decorare gli ambienti del piano nobile per accogliervi Gabriella Caterina Mesmes de Marolles (1651-1724), sua favorita, sposata al conte delle Lanze nel 1668, e proprietaria del palazzo dal 1672. Si conservano ancora in due stanze gli originari fregi in stucco con scene raffiguranti le Storie di Sansone e allegorie di Arti e Virtù, opera del pittore lombardo Giovanni Antonio Recchi, attivo in quegli anni, con lo zio Giovanni Paolo, al Valentino e alla Venaria Reale. Perduti, invece, gli affreschi del salone di Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino (1660-1715), sotto le bombe incendiarie che devastarono il palazzo nel 1943. L’ampio atrio colonnato, tipico delle dimore signorili torinesi di Sei e Settecento, alloggia in nicchie laterali una coppia di statue rappresentanti Giulio Cesare e Alessandro Magno, ricondotte alla mano dello stuccatore luganese Giovanni Battista Barberini (c. 1625-1691). Ceduto nel 1720 ai Carron di San Tommaso, il palazzo passò nel 1803 ai Lascaris di Ventimiglia, da cui prese l’attuale denominazione. Per circa quarant'anni, a cavallo della metà dell'Ottocento, ebbe anche il doppio nome di Lascaris-Cavour perchè era pervenuto alla famiglia Benso di Cavour con le nozze tra Adele Lascaris e il fratello maggiore di Camillo, il marchese Gustavo. Fortemente rimaneggiato nel 1884 in facciata e sulla fronte interna, Palazzo Lascaris ospita dal 1979 il Consiglio regionale del Piemonte.

    2. Bombardamenti

    Palazzo Lascaris fu quasi totalmente distrutto da bombe incendiarie durante le incursioni aeree del febbraio 1943 e del 13 luglio 1943. Alla rilevazione del 27 giugno 1944 non risulta effettuata la ricostruzione.

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    PALAZZO LASCARIS, GIÀ CARRON DI S. TOMMASO
    Via Alfieri 15

    Palazzo di rappresentanza, ora sede del Consiglio della Regione Piemonte.
    Complesso di valore storico-artistico, ambientale e documentario.
    Attribuito (su disegno) ad A. di Castellamonte attorno al 1665. Ampliato da scuola del Vittone nella seconda metà del Settecento. Il complesso, passato recentemente alla Regione, è stato ristrutturato da F. e M. Albini, F. Helg e A. Piva (1976-79).

    D. REBAUDENGO, 1976; V. COMOLI MANDRACCI, C. ROGGERO BARDELLI, in AA.VV., Palazzo Lascaris, 1979.
    Tavola: 41

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • ASCT Fondo danni di guerra, inv. 119, cart. 3, fasc. 8, n. ord. 2
    • Fototeca
    • Ente Responsabile
    • Mostra Torino: storia di una città
    • Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà