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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Cascina Rivagagliarda, poi borgata delle Merle

La Rivagagliarda, cascina di pianura a corte chiusa di origine quattrocentesca, fu più volte demolita e ricostruita nell’arco di tre secoli. Posta su un terrazzamento nelle vicinanze del fiume Dora e in posizione strategica per la difesa militare della città, fu coinvolta prima nell’assedio di Torino del 1640 e poi in quello del 1706. Fu demolita nei primi anni del XX secolo per dar spazio alle attuali case popolari di via Cuneo.


Lat: 45.087653 Long: 7.684255

Notizie dal: XV Sec. (1400-1499)

Demolizione: 1640

Rifacimento: 1665 - 1669

Demolizione: 1705

Rifacimento: 1736 - 1737

Demolizione: 1890 - 1910

  • Indice
  • Categorie
  • borgata
  • assedio
  • cascina
  • Le prime notizie relative alla grangia di Rivagagliarda risalgono alla seconda metà del XV secolo quando l’insediamento dell’Oltredora  era costituito da poche costruzioni fortificate, tra cui anche il castello di Lucento, il Viboccone e altre due grange (S.A. Benedetto, pp. 248-259). Il primo documento ufficiale, risalente al 1504, attesta la costruzione della grangia di “Castrigagliardi” o  “Rivagagliarda” a opera del Capitolo di San Giovanni, nella zona denominata “Madonna di Campagna” (Archivio del Capitolo di San Giovanni, serie M1/53/3), costituita da un unico corpo di fabbrica a pianta rettangolare composta, al piano terra, da stalla, cucina, cantina e un vano per la conservazione delle derrate e da una camera e fienile al piano superiore.

    Dall’osservazione della carta altimetrica della zona, della carta Corografica del Grossi, e in particolare, della Carta dell’assedio del 1706  (in cui è chiamata “Riva Gaillard”) si può ipotizzare che la Rivagagliarda corrispondesse al terrazzamento fluviale del vecchio corso della Dora formante una sorta di promontorio degradante verso la Barriera di Milano. Tali ipotesi sembra trovare conferma nello strano incrocio ad “U” di due rami delle bealere Vecchia e Nuova di Lucento, proprio in prossimità della cascina Rivagagliarda, verso la strada di Agliè e Chivasso.

    Per le ragioni esposte, la Rivagagliarda ha da sempre rappresentato un punto di interesse strategico per la difesa militare della città ed era ben collegata, da una rete di strade interponderali, con le altre cascine della zona.

    Profondamente segnata dall’assedio del 1640, fu ricostruita tra il 1665 e il 1669 e ampliata con nuove stalle e fienili, oltre che un muro di cinta che completò così la chiusura della corte.

    Già nel 1705, prima che i francesi assediassero Torino, Vittorio Amedeo II fece incendiare e poi demolire la cascina Rivagagliarda in quanto costituiva un possibile punto offensivo dell’artiglieria avversaria lungo la linea nord di controvallazione.

    Dopo la liberazione di Torino dai francesi, nel 1706, la Rivagagliarda fu nuovamente ricostruita e sempre più ampliata. Infatti, nel 1732 il Capitolo di San Giovanni della Chiesa metropolitana di Torino acquistò 22 giornate di terra contigue alla tenuta della cascina, facenti parte  dei greti sabbiosi e di una parte del vecchio letto della Dora, dopo che fu modificato il suo corso nel 1620. Per la ricostruzione della cascina, avvenuta tra il 1736 e il 1737, furono utilizzati i mattoni della fornace, appartenente alla cascina stessa, che fu demolita dopo il completamento dei lavori. Con molta probabilità, questi ultimi lavori di espansione della cascina riguardarono non il nucleo originario della Rivagagliarda, ma la fabbrica posta poco più a nord e a essa direttamente collegata. Si tratterebbe infatti della cascina Ferrera, dal nome del proprietario, il marchese Ferrero della Marmora, che in zona possedette prima la Verna e poi anche la Rivagagliarda.

    Censita come “Chiabot de l’Oglio” nelle mappe del Catasto napoleonico del 1805, si configurò come una vera e propria borgata nella seconda metà del XIX secolo, la “Borgata delle Merle”, come si evince dal Catasto Rabbini del 1866.

    In seguito all’espansione urbanistica di Torino, iniziata alla fine del XIX secolo, fu demolita nei primi anni del ‘900 per dar spazio alle case popolari tuttora esistenti nell’isolato compreso tra le attuali via Cuneo, via Schio, via Pinerolo e via Generale Luigi Damiano.

    • Bibliografia
    • Fonti Archivistiche
    • Archivio del Capitolo di San Giovanni, serie M1/53/3
    • La Marchia , Carte de la Montagne de Turin avec l’etendue de la pleine dépuis le Sangon jusqu’a la Sture, 1694 – 1703, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche per A e B, Torino, Torino 14
    • Plan de la ville et citadelle de Turin, 1705, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D25
    • Carta Topografica della Caccia, 1760-1766, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte topografiche segrete, Torino 15 A VI Rosso
    • Amedeo Grossi, Carta Corografica dimostrativa del territorio della Città di Torino, 1791, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1800
    • Plan Geomêtrique de la Commune de Turin, 1805, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Francese, Allegato A, Mappe del Catasto Francese, Circondario di Torino, Mandamento di Torino, Torino
    • Carta dei Distretti riservati per le Regie Cacce divisa in sette parti, 1816, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte Topografiche per A e B, Torino, Torino 26
    • Andrea Gatti, Catasto Gatti, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, CAG, sez. 65
    • Antonio Rabbini, Mappa originale del Comune di Torino, 1866, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Rabbini, Circondario di Torino, Mappe, distribuzione dei fogli di mappa e linea territoriale, Torino
    • Paravia, Pianta di Torino, 1911, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.6.2
    • Ente Responsabile
    • MuseoTorino