Scheda: Evento - Tipo: Storico

Cospirazioni e repressioni del periodo carloalbertino

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Il sovrano reprime aspramente ogni tentativo di rivolta e dissenso, imponendo pene esemplari; contemporaneamente amplia i poteri delle gerarchie ecclesiastiche.


Data dell'evento: 1830 - 1834

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1830-1834 l’Università di Torino (insieme a quella di Genova), dopo l’insurrezione di Parigi del 1830, viene chiusa per quattro anni accademici consecutivi. Dal settembre del 1831, e fino al 1840, rettore dell’Università è Luigi Provana di Collegno, continuatore degli indirizzi precedenti del Viotti e del Brignole. Carlo Alberto protegge l’insegnamento universitario della scienza, considerata al riparo da contaminazioni politiche; anche per questo motivo nel 1832 affida la cattedra di fisica sublime della facoltà di scienze dell’Università all’illustre scienziato francese Cauchy che, ideologicamente ostile a Luigi Filippo, aveva abbandonato Parigi.

A partire dal 1832 gli ideali della Giovine Italia, organizzata fin dall’estate del 1831, penetrano anche a Torino e circolano le prime copie del periodico della setta, «La Giovine Italia» (il primo numero esce a Marsiglia nel marzo 1832; un esemplare del foglio si conserva al Museo del Risorgimento di Torino). Il manifesto del giornale è diramato nel dicembre del 1831 da Marsiglia. Dall’inizio del 1832 agitazioni e disordini turbano la Savoia, anche in seguito ai moti dell’anno precedente nell’Italia centrale.

In questo periodo di nuove congiure fa molto discutere il gesto del giovane congiurato, poi condannato a morte in contumacia, G. B. Scovazzi che, travestito da giovane fioraia, la sera del 16 febbraio 1833, durante il gran veglione di carnevale tenuto al Teatro Regio, distribuisce mazzi di fiori alle signore della diplomazia e della corte, per poi dileguarsi.

Nel 1833 un moto insurrezionale muove dalla Savoia verso il Piemonte, ad opera di rifugiati politici italiani in Francia. Si stringe e intensifica il controllo dei mazziniani e della Giovine Italia.

Sempre nel 1833 una rivolta mazziniana dovrebbe aver luogo, oltre che ad Alessandria (dove molti cospiratori vengono arrestati, per essere poi condannati, a partire da aprile) a Genova ma i piani vengono scoperti.

5 maggio 1833, viene istituita una commissione giudicatrice ad hoc, presieduta dal conte Benedetto Andreis di Cimella e di cui fanno parte il conte di Gattinara e Giuseppe Gromo. Alla fine le condanne a morte sono 12, tra Chambéry, Alessandria e Genova; 37 le condanne al carcere e 200 gli esiliati e rifugiati all’estero, tra i quali Vincenzo Gioberti.

Altri piani prevedono anche l’uccisione di Carlo Alberto da parte di Antonio Gallenga, esule parmense ma originario del Piemonte, affiliato alla Giovine Italia giunto appositamente a Torino nell’agosto del 1833 dopo aver ricevuto istruzioni e soldi da Mazzini; anch’essi falliscono.

Il 1° ottobre 1833 da Torino il re Carlo Alberto invia al duca Francesco IV di Modena, suo parente, il collare dell’Annunziata: gesto simbolico di riconoscimento condiviso dei principi legittimisti.

Altre agitazioni si registrano alla fine del 1833; e per gli inizi di marzo del 1834 si progetta una nuova invasione della Savoia, al comando del generale Gerolamo Ramorino, progettata in concomitanza con un’insurrezione a Genova. Anche queste cospirazioni falliscono, segnando la fine delle agitazioni mazziniane nel regno sardo. In occasione del sacrificio del carabiniere Giovanni Battista Scapaccino, Carlo Alberto volle consegnata alla sua famiglia, il 27 febbraio 1834, una medaglia d’oro; l’11 febbraio 1834, con regio brevetto, volle decorate le autorità preposte alle regie dogane che pure si erano distinte nella difesa della monarchia minacciata.

Ente Responsabile

  • Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino