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Scheda: Tema - Tipo: Architettura e urbanistica

Torino neoclassica

Nel corso dell’Ottocento Torino assume nuove funzioni, diventa centro amministrativo e di servizi, polo commerciale e cuore dei cambiamenti che porteranno a moti, riforme e unità del Paese. Un rinnovamento che si manifesta con evidenza nel disegno degli ampliamenti urbani e nelle nuove architetture, pubbliche e private.


Periodo di riferimento: XIX secolo
I metà

  • Indice

Le trasformazioni di cui è protagonista Torino durante il dominio francese (1800-1814) e il successivo ritorno dei Savoia interessano molteplici aspetti: dall’assetto territoriale alle innovazioni politiche, economiche, culturali e architettoniche. I mutamenti urbanistici traggono origine dalla demolizione della cinta muraria e dei bastioni, e nella creazione di grandi viali alberati e di ampie piazze, nuovo teatro dei commerci e della vita pubblica. Piazza Vittorio Emanuele I (poi Vittorio Veneto, realizzata tra il 1825 e il 1830), viale del Re, Borgo Nuovo, Borgo Vanchiglia e, nel tempo, gli isolati più eccentrici, assumono un aspetto che sottolinea il nuovo ruolo della capitale del regno. Anche lo stesso rientro del re, simbolicamente, avviene proprio attraverso il ponte sul Po appena costruito (1808-1814).

La scala architettonica è quella maggiormente investita dal ritorno all’antico. Uno stile “neoclassico”, quindi, simbolo di ordine e rigore, ma anche di maestosità e “bellezza” che si traduce in archi, colonnati, lesene su fronti architettonici alti e uniformi, spesso sovrastati da timpani o frontoni: edifici pubblici (il Regio Manicomio, 1828-1837, e il primo nucleo del cimitero monumentale, 1828) e privati, ma anche religiosi (Tempio della Gran Madre di Dio, 1818-1831, vero simbolo del Neoclassicismo a Torino, e il pronao della chiesa di San Filippo Neri, completato da Talucchi secondo i disegni juvarriani nel 1891). Protagonista della fase tardo-neoclassica a Torino e anello di congiunzione con l’architettura dell’Eclettismo è Alessandro Antonelli (1798-1888), che opera principalmente in Borgo Nuovo e in Vanchiglia, legando il proprio nome, soprattutto, alla realizzazione della propria abitazione (1846-1850), della casa Scaccabarozzi (la “fetta di polenta”, 1840-1881), e della Mole (1862-1888).

  • Bibliografia