Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Cotonificio Mazzonis

Lo stabilimento torinese viene costruito nel 1896 dalla famiglia Mazzonis che acquista a questo fine una porzione della Cascina Bianchina, proprietà dei Conti Provana di Collegno situata lungo la Cinta Daziaria Nord di Torino.


Lat: 45.09108 Long: 7.65992

Costruzione: 1896

Bombardamento: 20 Novembre 1942

Dismissione: 1965

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1. Il Cotonificio Mazzonis

A partire da fine Ottocento la famiglia Mazzonis, attraverso un’ampia rete parentale, assume il controllo di un’impresa cotoniera che conta migliaia di addetti nel torinese; lo stabilimento principale si trova nel capoluogo, in regione Bianchina, Via Altacomba 155 (attuale Corso Svizzera), non lontano dalla stazione di smistamento Valdocco e dal canale della Ceronda utilizzato come forza motrice dalle industrie. Gli uffici di dirigenti e impiegati hanno invece sede in Via San Domenico 11. Inizialmente si contano 500 operai.

2. Cronologia

La società Paolo Mazzonis fu G.B. è costituita nel 1885, mentre lo stabilimento in regione Bianchina viene costruito nel 1896. I reparti presenti nello stabilimento torinese sono due: tessitura (200 telai) e filatura (25.500 fusi).

Nel 1905, gli eredi di Paolo Mazzonis, fondano la Società Manifattura Mazzonis S.p.A. con stabilimenti a Torre Pellice, Pont Canavese e Pralafera.

Nel 1939 la società Manifattura Mazzonis Spa si trasforma in Manifattura Mazzonis s.n.c. e, nel 1961, diventerà Manifattura Mazzonis di Ernesto Mazzonis & C. sas.

La Paolo Mazzonis fu G.B. gestisce direttamente lo stabilimento di Torino fino al 1929; successivamente lo affitta alla Manifattura Mazzonis S.p.A. fino alla chiusura, avvenuta nel 1965.

3. La struttura della fabbrica

Il Cotonificio riesce negli ultimi decenni dell’Ottocento a mantenersi al passo con i tempi nel campo produttivo, sostituendo a fine Secolo la forza motrice del canale della Ceronda con quella delle macchine a vapore. Queste ultime vengono collocate in ambienti separati da quelli destinati alle macchine operatrici, ma in posizione contigua e centrale agli alberi motore che in questa maniera occupano minor spazio. La forza del canale viene impiegata per la mondanatura del cotone. La distribuzione degli ambienti dello stabilimento viene pensata tenendo in considerazione la possibilità di un futuro ampliamento: due vasti saloni, quello della filatura e quello della tessitura, sono posti alle due estremità del corpo di fabbrica contenente i motori e l’officina meccanica e sono chiusi su tre lati mentre un fronte viene lasciato libero per un futuro ampliamento. Anche le colonne portanti vengono distribuite modularmente per permettere una facile aggregazione di altre aree produttive.

L’andamento orizzontale dei fabbricati, quasi tutti a un solo piano, garantisce maggior sicurezza in caso d’incendio e un notevole risparmio sulla costruzione degli impianti. Esiste solo un piccolo caseggiato a due piani destinato a ufficio e portineria. La facciata meridionale si presenta intonacata con stipiti, archi alle finestre, cornicioni marcapiano in mattone a vista. Tra il 1925 e il 1936 viene aperto un convitto all’interno dello stabilimento che ospita giovani operaie immigrate. Il convitto è gestito dalle suore Salesiane che prevedono l’iscrizione delle operaie alla Compagnia delle Figlie di Maria.

Nel 1942 il fabbricato viene colpito da bomba dirompente e incendiaria che causa distruzione di parte dello stabilimento, crollo di muricci, asportazione dei tetti, schiantamento delle chiassilerie. Al settembre 1945 risultava già eseguito un parziale ripristino.

4. La chiusura

Le trasformazioni che investono le società in Italia dal 1959 al 1963 si riflettono anche nel comparto cotoniero, che subisce la concorrenza delle fibre sintetiche e le difficoltà di esportazione. Per restare sul mercato, non è più sufficiente avere macchinari tecnologicamente avanzati ma occorre un’innovazione dei prodotti. I Mazzonis, come altri industriali, sottovalutano le tensioni crescenti. Tra il 1960 e il 1961 lunghi scioperi e lotte coinvolgono lo stabilimento e altre industrie. Le rinvendicazioni segnano il successo dei lavoratori, provocando un aumento rilevante del costo del lavoro. Nel 1964 una crisi recessiva colpisce l’economia italiana che evidenzia drammaticamente i limiti del settore cotoniero in campo concorrenziale.

Al 30 giugno 1964 gli addetti della Manifattura Mazzonis sono ridotti a 2739, nello stabilimento torinese rimangono solo in 223: i proprietari, grazie ad un procedimento di concordato preventivo, impegnato tutto il patrimonio personale e aziendale per saldare i debiti, riescono ad evitare il fallimento ma non la chiusura della fabbrica, avvenuta il 18 gennaio 1965.

Bibliografia

Fonti Archivistiche

  • Archivio di Stato di Torino – Sezione Corte, Carte topografiche segrete – Anno 1762
  • Archivio di Stato di Torino – Sezioni Riunite, Fondo: Finanze, Catasto Napoleonico – Anno 1805
  • Archivio Storico Città di Torino – Fondo: Tipi e disegni, Catasto Geometrico o Gatti – Anno 1833
  • Archivio Storico Città di Torino – Fondo: Collezione Simeom, Catasto Rabbini – Anno 1867
  • Archivio Storico Città di Torino – Fondo: Ponti, canali, fognature – Anno 1869
  • Archivio Storico Città di Torino – Fondo: Tipi e disegni – Anno 1879
  • Archivio Storico Città di Torino – Serie 1K Piano Unico Regolatore di Ampliamento – Anno 1906
  • Archivio Storico Città di Torino – Fondo: Collezione Simeom, Serie D – Anno 1911
  • Archivio Storico Città di Torino – Fondo: Tipi e disegni, Piani Regolatori di Ampliamento – Anno 1935
  • ASCT, fondo danni di guerra, inv. 1951 cart. 40 fasc. 27 n. ord. 1

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Ente Responsabile

  • Comitato Parco Dora
  • Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà