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Scheda: Evento - Tipo: Storico

La vigilia della concessione dello Statuto

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A Torino alcune manifestazioni salutano le notizie delle riforme concesse dagli altri sovrani della penisola; i ministri di Carlo Alberto giudicano necessaria la concessione di riforme costituzionali.


Data dell'evento: 1848

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  • 31 gennaio, su proposta di Riccardo Sineo, il Consiglio municipale di Torino delibera la convocazione generale per il 5 febbraio per formulare una supplica al sovrano onde ottenere l’istituzione della guardia civica e per avviare la formazione delle liste elettorali secondo il dispositivo della nuova legge comunale del 27 novembre 1847.

    31 gennaio, a corte, a Palazzo Reale, si tiene un ballo di gala, con grande affluenza di dame e cavalieri: iniziate alle ore 20, le danze proseguono animatissime sino alle 2 del mattino.

    Gennaio 1848, da alcuni giorni grandi schiamazzi al Teatro d’Angennes molestano gli astanti, che spendono 80 centesimi per procurarsi «un po’ di ricreazione» e non per sentirsi «rintronare il timpano». Si cantano continuamente inni, e «le signore più frettolose sono accolte con ovazioni che non le incoraggiano molto». Circola voce che gli studenti siano gli autori.

    1° febbraio, nonostante in Piemonte e a Genova si manifesti grande entusiasmo per la concessione della Costituzione napoletana, Carlo Alberto ribadisce in una lettera al ministro dell’Interno conte Giacinto Borelli di non voler cedere alle pressioni popolari: nel 1823 aveva giurato a Carlo Felice di non concedere, una volta re, la costituzione.

    2 febbraio, a Torino giunge la notizia del decreto del 29 gennaio con cui Ferdinando II ha incaricato il governo di preparare una costituzione. La notizia suscita immediatamente una grande eccitazione e alla sera si riunisce nel centro cittadino illuminato una folla plaudente che, guidata da Roberto d’Azeglio e cantando l’inno di Mameli si reca sotto le finestre del rappresentante del regno di Napoli, Fulco Ruffo di Calabria, principe di Palazzolo; si ordina anche, con il consenso del parroco, un solenne Te Deum nella chiesa di San Francesco da Paola, vietato però dall’arcivescovo Fransoni.

    Agli abbonati del giornale “L’Opinione” viene data in omaggio una “tabacchiera nazionale” con la riproduzione dei busti di Carlo Alberto, Pio IX, Leopoldo II, Vincenzo Gioberti, Cesare Balbo e Massimo d’Azeglio.

    3 febbraio, Carlo Alberto riunisce i ministri in consiglio di conferenza e li trova d’accordo nel giudicare necessaria e improrogabile la concessione della costituzione. Il re conclude la seduta ordinando ai ministri di preparare un progetto di costituzione e una legge sulla libertà di stampa, riservandosi di decidere in modo definitivo. Nella chiesa della Gran Madre viene cantato il Te Deum vietato il giorno precedente, a cui segue il De profundis per le anime dei caduti per la libertà. La Gran Madre era stata a lungo il tempio dell’espiazione ma anche della celebrazione dinastica, come la parigina Madeleine. Grazie allo spirito liberaleggiante del parroco, nel 1848 diviene la cattedrale liberal-dinastica, contrapposta a quella ufficiale controllata dall’arcivescovo Fransoni.

    4 febbraio, nel pomeriggio Carlo Alberto, accompagnato dalla corte, fa visita ai ricoverati dell’Ospedale San Giovanni; gli studenti lo accompagnano quindi al Ghetto; rientrato a Palazzo viene applaudito da una gran folla in piazza Castello. Alle 19 una gran folla si raduna nella passeggiata dei Ripari per protestare contro il discorso pronunciato all’assemblea nazionale francese dal Guizot in risposta a quello filo-italiano del deputato Lamartine, con cui aveva sostenuto l’impossibilità di concessioni costituzionali in Italia; il ritratto e il discorso del ministro vengono dati alle fiamme.

    5 febbraio, il corpo decurionale della città di Torino, convocato a mezzogiorno per discutere una petizione al Re circa la guardia nazionale, decide di preparare un indirizzo a Carlo Alberto per chiedere la costituzione, nominando una commissione composta da Riccardo Sineo, Giovanni Filippo Galvagno, Carlo Bon Compagni e Pietro Derossi di Santa Rosa, la quale presenta poco dopo il testo richiesto.

    Nell’immediata vigilia dell’adunanza del Corpo decurionale per richiedere al Re le riforme, nei principali caffè torinesi compare l’invito rivolto ai cittadini di rinunciare a un’adunanza sulla piazza del Municipio per non turbare la libertà di deliberazione dell’assemblea. Intanto a Genova il consiglio comunale vota una supplica al Re per ottenere la guardia civica.

    • Ente Responsabile
    • Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino