Scheda: Luogo - Tipo: Monumenti, lapidi e fontane

Lapide dedicata a Silvio Pellico

La lapide dedicata a Silvio Pellico (1789-1854) fu posta dalla Municipalità, nel 1865, sul fronte del Palazzo Falletti di Barolo presso il quale lo scrittore e patriota saluzzese soggiornò e morì.


VIA DELLE ORFANE 7

Realizzazione: 1865

Indice

Categorie

  • risorgimento | lapide

Iscrizione

SILVIO PELLICO/

ABITÒ QUESTO PALAZZO/

MOLTI ANNI/

E VI MORÌ IL 31 GENNAIO 1854/

PER DECRETO DEL COMUNE.

La lapide per la commemorazione di Silvio Pellico fu promossa, nel 1865, su iniziativa della Municipalità di Torino nel programma delle celebrazioni dei protagonisti del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.
Stabilitosi a Milano, Silvio Pellico fu una figura di primissimo piano sia all'interno della Carboneria che della rivista Il Conciliatore, portavoce delle posizioni culturali romantiche. Arrestato dalla polizia austriaca, fu condannato nel 1820 e dovette scontare circa un decennio nel famigerato carcere dello Spielberg, in Moravia. Graziato nel 1830, rimpatriò a Torino, dove si ricongiunse con la famiglia e scrisse il libro di memorie Le mie prigioni, nel quale rievoca la conversione religiosa e l’esperienza nel carcere austriaco. L’opera, pubblicata nel 1832, divenne un testo simbolo del Risorgimento. In seguito Pellico svolse l’attività di segretario e bibliotecario, soggiornando sino alla morte presso il Palazzo appartenente a Giulia Colbert marchesa Falletti di Barolo (1786-1864). Nella residenza nobiliare fu poi fondata l’Opera Pia Barolo, congregazione composta da istituti di educazione e assistenza rivolti in particolare a donne indigenti. Fu proprio il consiglio di amministrazione dell’Opera ad approvare, nell’aprile del 1865, la collocazione sul fronte dell’edificio della lapide marmorea in memoria dello scrittore.

Fonti Archivistiche

  • - Archivio Storico della Città di Torino, Affari Lavori Pubblici, 1865, Lapidi in onore di uomini illustri, Cart. 15, Fasc. 2
  • - Archivio Storico della Città di Torino, Atti Municipali, 1861, CC. 517

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