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è stato in visita durante un pomerìggio.

Irrefragabili prove si accumulano contro

di lui e finalmente si giunge all'arresto.

Poi la situazione si capovolge e si viene

a scoprire il vero motivo di questo in­

gegnosissimo espediente: assicurare il col­

pevole autentico alle mani della giustizia.

I-a regia è calibrata tino al decimo di

millimetro, l'interpretazione, da parte di

F. Tone, L. Young, L. Stone e K. Young,

è equilibrata e attenta.

Donne e carnefici

di J. Mayer è un

complicatissimo film tedesco di un ro­

manzesco troppo folto ed arbitrario per

poter essere sostenuto da un'interna coe­

renza. Vi si narrano prevalentemente i

casi di un certo capitano Prock che in­

viato contro i bolchevichi, si innamora

di una spia che è l'amante di un cugino

del capitano, comandante dell’armata

rossa. La fatalità - cinematografica —

vuole che i due avversari e parenti si

rassomiglino in modo da essere scambiati

l’uno per l’altro. Il comandante rosso è

ucciso dal cugino in un duello ed il ca­

pitano Prock. .scambiato dai bolchevichi

per il loro comandante con l'impiego di

questo profittevole trucco riesce a scon­

figgerli facilmente. Protagonista è Hans

Albers, molto abile nella doppia inter­

pretazione, assistito da C.Susa e J.Tresor.

l'n altro film imperniato sul gioco de­

gli equivoci generati dall'esistenza di duo

sosia è /

nostri parenti

di H. Lach-

mann. Ma qui i protagonisti sono Laurei

ed Hardy, con la loro inesaurìbile sce­

menza, ed il lavoro si orienta su toni

ameni e buffoneschi. Un film d’un tes­

suto narrativo compatto e congegnato

con abilità e coerenza. Stan ed Oliver

sono più clowneschi del solito ed ancora

ricchi di lepide trovate.

Per chi sentiva la nostalgia di Tarzan

e del suo primitivismo ecco che

La fuga

di Tarzan

di R. Thorpe glieli ripresenta

sullo schermo. Questo, se non andiamo

errati, è l’ennesimo film della serie, e

come avviene sempre quando s'insiste

troppo nello sfruttamento d'una stessa

materia, ambienti e soggetto mostrano

la corda. M. O ’ Sullivan è ancora lei

trepida ed amorosa. H. Mundin è a

poeto nella parte di servo bufilo, ed abi­

lissima

è

Cita, una scimmia ammae­

strata.

Altri film da ricordare, proiettati du­

rante il mese:

II

camere dello

zar

di

H. Eichberg,

Una donna qualunque

di

A. Nagent,

Caino ed Adele

di L. Bacon,

M treha il monello

di B. GaaJ.

Vigilia

d'Armt

di M. l’Herbier.

La provinciale

di W. A. Wellmann,

La Pompadour

di

W. J. Gentner.

Mosca-Scumgai

di P. We-

neger ed

II

medico di campagna

di

H. King, con le cinque gemelle Dioune.

«•

V

Nel teatro di prosa, durante il mese,

sono da segnalare diverse novità, e. fra

esse,

c'è

da sceverare due o tre commedie

singolari per impostazione e struttura.

Di Raffaele Viviani, tornato dopo una

lunga assenza sulle ribalte torinesi, è

« L ’imbroglione onesto », una commedia

movimentata dall’invenzione di un tipo

colorito e vivace. Certo R. Conti por pre­

parare un sicuro avvenire ad un suo fi­

gliolo non trova di meglio che fargli fare

un matrimonio facoltoso. Ma per rag­

giungere l'intento e per far colpo sulla

famiglia della futura sposa, gli è neces­

sario circondarsi dell'apparenza di una

vita sfolgorante e lussuosa. E per vin­

cere le riluttanze dei parenti della ra­

gazza giunge financo ad un estremo in­

ganno: dichiara che la ragazza è stata

ormai compromessa dal fidanzato e che

non c'è che da ricorrere alla conclusione

matrimoniale per sanare la situazione.

L ’espediente, però, se riesce al fine che si

propone, non mette l'imbroglione in buo­

na luce. Ed egli che aveva pensato di

poter vivere ormai un’esistenza pacifica

e tranquilla in casa dei nuovi sposi, è

costretto ad allontanarsene, avversato e

deluso. Ma arriverà il giorno in cui i

suoi meriti saranno apprezzati e ricono­

sciuti.

•

La stessa Compagnia ha rappresen­

tata un'altra novità: • Il pazzo sono io >

di S. Kagosta. La commedia ha una tes­

situra non soverchiamente originale. Ad

ogni modo costruita e condotta con un

innegabile senso del teatro s’è prestata ad

una interpretazione intonata e vivace.

Un’insolita opera teatrale

è «

La pulce

d'oro

■ di

Tullio Pinelli, rappresentata

all'Alfieri dal Teatro sperimentale del

Guf di

Firenze: un'opera che sta tra la

fiaba e il sogno, ed che pur essendo tes­

suta su uno schema poetico prezioso si

piega alle esigenze della realizzazione sce­

nica con duttilità ed armonia. NeU’o-

steria

di

Olimpio una aera capita Lupo

Fiorito, uno strano tipo*di viandante che

reca con sè ben custodita in una gabbietta

una pulce dotata della virtù di Mida:

dove tocca trasforma'

ut

oro. L'oste,

Vera contadino. Dighe mereiaio, Tir-

tillo carrettiere e financo la bella Lucilla,

figlia di Olimpio, incuriositi, vogliono

una prova che dimostri la straordinaria

qualità della pulce. Lapo Fiorito accon­

sente. Ila ecco che la pulce a lta via.

Tutti, allora, ai adoperano alla ricetta.

Lucilla ad un tratto si sente mordere a

una gamba. Certo è la pulce. Adesso è

già buio, sono impossibili le ricerche;

e,

tuttavia, bisogna evitare che l'insett»

scappi. Lucilla perciò è rinchiusa in

sacco, e Lupo Fiorito se la porta nelh

propria stanza. La notte è agitata

di

pensieri cupidi alla prospettiva di tanti

oro e di quella miracolosa pulce. Ma

bea

altrimenti agitata è per i due giovani in­

tenti a ben altre ricerche...

Al mattino dopo Lupo Fiorito

vof>

rebbe svignarsela alla chetichella.

Ma

l'idea dell’oro ha già risvegliato insazia­

bili brame, ha lavorato le sue trame lut­

tuose. E il viandante, per suggerimento

di Mirtillo e di Daghe, è fermato

da

Olimpio con una legnata. Lupo adéssa

è disteso in terra, è morto. E basta h

sua immobile presenza per generare

i

panico ed il terrore. Olimpio, assalito

da

un subitaneo desiderio di espiazione can­

didamente confessa e si accusa. EgS

resterà solo e sconterà in solitudine

i

delitto. Ma ecco che Lupo rinviene

e à

rialza: era soltanto svenuto. Egli

vuoi

riparare al mal fatto:

e chiede Lucilla

in isposa. La vita normale

riprende;

ognuno ritorna, pacificato,

alle propria

opere. E la pulce? E l’oro? Era tutto

ut

sogno? una storia? un'illusione?

Chi

importa saperlo?

11 segreto seguirà

i

da

giovani lungo

le strade del mondo. Ba

stano

questi accenni per avvertire che

tre atti

intrecciano

una

profluvio

<

motivi irreali ed inmici,

drammatici

buffoneschi;

motivi però fusi e modulai

con l’ausilio

d’un'estrema accortezza ei

aderenza di linguaggio. La commedia

allestita con gusto e fantasia da Giorgi

Venturini, è stata recitata da un con

plesso di attori di prim'

ordine

con tea

spigliati e pittoreschi.

La Compagnia di Febo Mari all*Al

fieri, durante un breve corso di rappn

sentazioni, ha presentata una novità 4

Enzo Duse: • Ladri ».

La commedia, imperniata su un tem

risentito, con acute deviazioni remasti

che e veristiche si prestava facilmente

scivolare nel melodrammatico,

vece, l'autore ha superata brillanti

la prova, con il concono di

zione calda ed affiatata sopratutto

parte di Tullia Baghetti. la ]

e di Febo Mah, del Baghetti, della1

del Tannaci.

Atargm.