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PREFAZIONE.

I.

Quante tenebr e e quanti fulgori nei rivolgimenti della sto ria!

Quan te convul sioni e quante evoluzioni in questa terra abitata dall' uomo, che la

scienza ridu sse con certez za ad una infìnitesima frazione del

Cosrnos.

Avviene di congettura re, fra tante alt re almanacc atu re - avv iene di pensare a chi

ancora non ha smess o questo che oramai

è

reputa to cattivo ed inutile vezzo - avviene

di pensare , che non senza fa to, la Tori no 'opulenta e for tissima di Polibio ; la città più

soggetta all e invasioni barbariche ; la st renua e tenace combattente cont ro Annibale

che quasi la distrusse ; la Augusta di Ottav iano; la obbediente volonta ria ad un Duca

sotto i longobardi, ch e chiamossi anche Re d'Italia ; la celebra ta per gli assedi e per

l'eroico ardimento dell' a rtigliere di Andorno ; la capital e del piccolo paese posto a i

piedi delle Alpi ; dovesse ai nost ri giorn i, all' ultimo momento sto rico, per virtù di po–

poli, per virtù di principi, - dovesse, diciamo, - assu rge re sopra tutte le altre ci

t

tà,

ed esse re invitta custode di libertà civile e religiosa - baluardo e difesa dell' indipen–

denza della patria ital iana.

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0n sen za fato la città del Conte Verde, di Emanuele F iliber to , di Carlo Ema–

nuele III, vide part ire a cavallo Re Carl o Alber to per la guerra cont ro lo st ranie ro:

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