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reincontrarsi con Charlot dei corti me­

traggi, con un cinema ormai dai modi e

dai colori arcaici; ma che ancora appare

dotato d'una straordinaria potenza espres­

siva e di un’autentica forza vitale. Si

veda sopratutto il frammento di Charlot

operaio con il compito del lavoro osses­

sivo e trastullante o il finale della can­

zoncina, d’un clownesco ad un tempo

allusivo e risentito. Chaplin che, al solito,

anche questa volta è stato soggettista, in­

scenatore, regista, protagonista e financo

autore del commento musicale (vario e

scandito su certi ritmi meccanici cala­

mitanti) offre un nuovo argomento — na­

turalmente in rapporto alla ricchezza ed

alla qualità delle sue doti — alla tesi dei

fautori dell'unità della concezione e della

realizzazione cinematografica.

Egli dimostra ancora una volta la pos­

sibilità per l'ideatore ed esecutore al

tempo stesso, di contenere anche la parte

a sfondo sociale nel giusto tono, facendo

sentire pur nei momenti in cui si giunge

quasi alla caricatura, un tono di equi­

librio ben difficile da stabilire e conser­

vare.

Nel complesso quindi il film, con tutto

il suo contenuto già vecchio, è riuscito

nuovo ed interessante anche prescindendo

dalla figura del protagonista e dal ba­

gaglio di simpatia con la quale il pub­

blico accetta sempre la sua espressività

e potenza mimica.

Con • Margherita Gauthier »di G. Cukor

l’America ci ripresenta una • signora delle

Camelie »fedelissima all'atmosfera ed allo

spirito del dramma dumasiano. In più

c'è l'interpretazione della Garbo cbe

forse qui raggiunge

ì

più alti toni del

suo romanticismo, diremmo, costituzio­

nale con una espressività intensa ed al­

lusiva.

È tutto un susseguirsi di quadri nei

quali l’approfondito studio della perso­

nalità da interpretare dà un crescendo di

tonalità che prepara molto abilmente le

scene principali dense di emotività e di

quella profonda sensibilità che già aveva

trovato nuove originalissime espressioni

nella più recente produzione della Garbo.

Le sta a fianco, degnamente, R. Taylor.

<Esami di Maturità • di J. Cummings

è film di poche qualità. Il soggetto

sfruttato e monotono non ha trovato

negli interpreti quella forza di comuni­

catività che avrebbe potuto salvarlo dalla

catalogazione tra la produzione medio­

scadente.

Troppe scene sanno di « Ragazze in

uniforme • e degli altri innumeri film

sulla vita delle giovani collegiali.

Altri film da ricordare, proiettati

dorante il mese: <La nona sinfonia •

di D.

Sierk, « H jenska

Rasin »di A. Wol-

koff,

<Tigre Reale > di R. Randolf, • Le

vie della gloria

» di

H . H aw ks,

«Le due

c ittà ■d i J . C onw ay. « U n a p o v era bim ba

miliona ria » d i J. C am m in gi eo a Shiriey

Tem pie.

<• f-

T E A T B 0

Nel teatro di prosa, nel corso del mese,

c'è da notare qualche ripresa interessante

ed alcune notevoli novità italiane.

Angelo Musco, prima di lasciare le ri­

balte torinesi, ha ancora rappresentato

«L’articolo

1083

» di Russo-Giusti, l ’n

certo Isidoro, proprietario di una fat­

toria in uno slancio di generosità ha do­

nato tutti i suoi beni alla sorella, riser-

Iwndosene soltanto, mediante un'intesa

verbale, l'usufrutto. Ma ecco che comin­

ciano

1

guai: ed egli per

11011

voler costi­

tuire una dote alla figlia di costei sta per

essere sfrattato dal'i propria casa. Se-

nonchè l'intervento di un avvocato lo

salva, con il famoso articolo

1083

: basta

che Isidoro si determini a riconoscere

come legittimo un figlio naturale e ne

sposi la madre perchè l'atto di donazione

decada. E Isidoro che sa punire un’in­

grata e sa anche di compiere una buona

azione, si decide per questa soluzione.

La commedia ha qualche titubanza e

sfasatura; ma si attaglia perfettamente

alla vivace personalità dell'attore si­

ciliano che l'ha recitata divertendosi e

divertendo. Affiatata, al solito, la reci­

tazione dell’Anselmi e degli altri.

Ruggero Huggen che ha debuttato al

Carignano con una edizione rinnovata ed

aggiornata di • Sesso debole »del Bourdet,

ha rappresentato • Passai*'», vita perduta »

di Gherardo Gherardi. Una costituzionale

timidezza ancorata ad un’invincibile bal­

buzie ha sciupata la vita di Passabò.

intelligente e colto impiegato relegato a

compiti umili in una grande casa edi­

trice. E quella sua infermità non soltanto

gli ha impedito di far carriera; ma gli

ha anche rovinato la sua vita sentimen­

tale ed affettiva: chè egli non è mai riu­

scito ad esprimersi in parole dinanzi ad

una donna; ed adesso vive, triste ed umi­

liato in compagnia di una nipote, Paola,

che lo ama e lo considera come padre.

Capita che la casa editrice dove Passabò

e la nipote sono impiegati deve parteci­

pare ad un concorso governativo per

la penetrazione del libro all’estero. Si

chiedono proposte, progetti, programmi.

Il direttore della casa, per rovinare tale

Mastrangi, un impiegato ambiziosissimo

che sparla di lui. ha la trovata diabolica

di incaricarlo della relazione. MaMastrangi

è un inetto e col peso di quelTincarico

sulle spalle non sa come c av am i/ Egli

sta per darsi vinto quando Paola, di cui

è l’amante, viene in suo soccorso. La

ragazza conosce le risone di papi Pas­

sabò e lo pregherà perchè stenda Ini la

relazione. Naturalmente Mastrangi ri­

porta un vero successo, è

nom inato

di*

rettore e. cinico

com ’è, p er sp ian a n i la

stra d a verso un m atrim o nio vantaggioso

con la figlia

di

n o degli axionisti dell'e­

ditrice, licenzia P ao la e P assabò. D i front e

a d un a cori n era ing ra titn d i— P w b f t

decide di reagire. Egli smaschererà l'im­

postore propri») mentre gli ex-colleghi gli

faranno festa. Ma ecco che, al solito,

por l'emozione la lingua gli si impunta,

e Passabò si ritira scornato, senza riu­

scire a formulare l'accusa. All'ultimo atto

tutto si accomoda: e Mastrangi improv­

visamente pentito e ravveduto sposa la

nipote di Passabò.

I-a commedia, condotta con scioltezza

e varietà di motivi drammatici, è vivace

ed interessante, sopratutto nei due primi

atti. Il terzo rivela la tara d’un finale

artificioso in rapporto alle premesse e

all'impostazione del Lavoro. Eccellente il

disegno che del protagonista ha fatto

R. Ruggeri con le risorse della sua arte

inimitabile. Egli è stato degnamente as­

sistito dalla Bagni (Paola), dal Carna-

buci, dalla Marchiò, dalla Solbelli, dal

Bianchi, dal Martelli.

Dina Galli all’Alfieri ha rappresentata

un'altra novità di G. Adami: «Nonna Fe­

licita», una commedia che si riallaccia per

tema e personaggi a «Felicita Colombo ».

Son passati

.20

anni. La salumaia Co­

lombo ha smesso di commerciare ed è

ormai nonna. Il figlio del conte Scotti che

sposò la figlia di Felicita è morto, ed il

vecchio conte mondano e spendaccione

s’è dedicato poi pienamente al commercio.

Croce e delizia di nonna Felicita è il ni­

pote Ambrogino che fa il pittore. La nonna

è convinta che egli ha un gran talento e,

indulgente, nonostante l’opposizione dei

parenti, l’aiuta sottomano. Ambrogino

approfitta di questa generosità per con­

durre una vita scioperata e combinare

un sacco di pasticci. Adesso si è ingolfato

in una relazione con un’avventuriera fran­

cese e s’è ficcato in testa di sposarla. È

tempo, perciò, che nonna Felicita cambi

registro per salvare il nipote da una simile

situazione. E infatti lei riesce a trovar» !

le sue antiche risorse d’energia, e in un

vivace battibecco con l’ex-canzonettista

e una sua presunta zia sventa il piano

di

una fuga, e riconquista e riconduce Am*

brogino all'ovile.

La stessa Compagnia ha rappresen­

tato il ■Tredicesimo furfante », un'altra

novità di G. Giannini. In casa di una

ex-ballerina, ricca e stranissima la ca­

meriera Scolastica sta per avere un biml

La padrona si dà attorno per scoprire

responsabile della paternità, e per

porgli una riparazione. Ma manca q

siasi indizio ed indirizzo. Scolastica al*:

ferma soltanto che il fatto dovette

venire una lontana sera; mentre

lei

sprofondata in un gran sonno, a

ca n i

una

fòrte dose d i

veronal La

qui si

com plica secondo

la

tecnica

ta g lia ta d ei te a tro poliziesco. E

m en te si riesce a scoprire che il

è

un

tm ttn rsim n n o n i prim i dodici

■ y s o m t t a t i

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