« FANTE TRA I FANTI ».
Fin dalle sue prime visite alle trincee, misurò il sacrifizio di sangue
e di disagi della Fanteria e volle e seppe essere il Fa"te tra i Fanti.
Nessuna Armata fu cosi completamente identificata nel suo Capo
come la Terra, ai cui il Duca ebbe il Comando dall'inizio delie operazioni
fino al giorno del suo scioglimento.
Con l'animo teso al glorioso compito assegnatogli fu così potente-
mente padrone del cuore dei Suoi soldati da far loro sopportare serena
mente ogni sacrifizio, da far sem brai dolci le asprezze del Carso, da
far immolare migliaia e migliaia di vite col sorriso sulle labbra. La Sua
fede fu la fede di tutti coloro che combatterono sotto i Suoi ordini.
Venne il giorno del grande dolore e colse l’Armata ferma e sicura
re!!e posizioni con tanta pena e tanto sangue conquistate, ma fu gioco
forza piegarsi agli eventi.
La Terza Armata ripiegò intatta, ordinata, sempre pronta a volgere
la fronte per arrestare la irruente baldanza nemica. Ultimo a ritirarsi
il Suo Capo che volse lo sguardo corrucciato, ma non depresso verso,
Trieste e disse: «Aspetta: verrem o»: al Carso, ed esclamò: « A rri
vederci »; invocò gli eroici Morti così: «Custodite le nostre glorie tino
al prossimo nostro ritorno ».
E l'Armata si fermò compatta sul Piave e non si mosse se non per la
riconquista delle terre perdute e per il possesso di quelle che. italiane di
stirpe, di animo e di volontà, attendevano pazientemente da anni
l'Eseroto liberatore.
LA LIBERA ZIO N E DI TRIESTE.
Il Condottiero entrò in Trieste fra il delirio della popolazione che
lo considerò come il primo ed il più grande dei suoi cittadini.
Sarebbe offendere la grande magnanimità del Suo animo se si vo
lessero ricordare i tordibi periodi del dopo guerra e i bassi episodi che
attristarono allora la Sua vita. Ebbe scatti di sdegnosa passione col cuore
sanguinante: ma mai un istante di sconforto e di dubbio.
Il movimento fascista che portò alla Marcia su Roma ebbe tutto il
Suo appoggio morale. Egli guardò al Duce che lo guidava con la stessa
fede con la quale i gregari della sua Armata — che a legioni erano fra i
Fascisti operanti — guardavano a Lui, Capo, nei più djri cimenti deila
guerra.
Sempre e dovunque un solo ideale lo animò: Far grande l'Italia,
dare gloria al suo Re. del quale fu ognora il più devoto ed il p'ù affe
zionato servitore.
Dio gli concesse di vedere compiuto m gran parte il suo voto.
Non ebbe quaggiù la gioia suprema di assistere alla ascensione della
Patria imperiale: ma il Suo animo incitatore e protettore fu sentito da'
vecchi Suoi soldati accorsi sulle ambe abissine con lo stesso spinto
guerriero delle giornate del Carso e del Piave.
Nel tempo è stata posta la questione se Emanuele Filiberto, nel bel
monumento di piazza S. Carlo, stia ringuamando. o sguainando la spada,
lo vi d'Co che la sta s curamente sguainando per consegnarla al lontano
Nipote che la terrà con pugno sicuro.
Sire!
0£gi i morti del Car-.o e del Piave esulteranno per l'apoteosi del
loro Condottiero.
I due Pr.ncipi Generai: che portarono in vita lo stesso nome e che
sono eternai nel bronzo in questa alma città di Torino che li voile par-
t.colarmcrte sud, continuatori entrambi di una tradizione guerriera
che non na eguale in nessuna dinastia del mondo, guardano sereni
a
questa Italia r'nnovellata. L'Italia dei loro sogni, delle loro speranze,
della loro volontà, e salutano Voi Re ed Imperatore amatissimo. Voi
So.ra"o di tutte le nostre Vittorie. Voi pegno infallibile della ognor
crescente grandezza della Patria.
Un grandmare d'applausi saluta la chiusa eloquente
e nobilissima del discorso del Presidente del Comitato
e io accompagna nel ritorno alla tribuna Reale, dove Sua
Maesta il Re Imperatore appunta ora con le sue mani
al petto di S. A. R. la Duchessa d'Aosta Madre la Medaglia
d'oro al «alore militare conferita alla memoria del
Principe glorioso.
Ha quindi inizio la sfilata dei 28500 ex combattenti
con„ocat a Torino dalla loro Associazione per rendere
onore al Re Imperatore ed alla memoria di Emanuele
Fii;berto di Savoia, Duca d'Aosta.
In testa e il vessillo del « Nastro Azzurro »; lo seguono
mmediatamerte
labari nazionali delle Associazioni
combattentistiche che, inchinatisi alla Maestà del So
vrano. si raccolgono ad un lato della tribuna Reale.
Vengono quindi, raggruppate per regioni, le 7200 ban
diere delle sezioni di combattenti di tutta Italia e, dopo
i vessilli, i forti battaglioni dei reduci di tutte le guerre.
Si avanzano quindi al comando del Federale Gazzotti,
suddivisi per gruppo rionale, ordinatissimi nella divisa
bianco-nera. 6000 fascisti torinesi preceduti da una
legione di formazione di Giovani fascisti.
Tutti questi possenti battaglioni giungono da via
Pietro Micca. passando, fra gli applausi della folla, al
suono degli inni della Patria, impeccabili per disciplina
ed ordine, dinanzi a Vittorio Emanuele III, gridando la
loro devozione a Lui. che, rigido sull'attenti per più
di un'ora, ricambia militarmente il saluto, e si ammas
sano nella piazzetta Reale, in piazza S. Giovanni, nel
lato ovest di piazza Castello.
Ultimato l’imponente corteo S. M. il Re Imperatore,
accompagnato da S. E. De Bono e seguito da tutti i
Reali Principi e dalle massime Autorità, scende dal palco,
attraversa la piazza, si avvicina al monumento e girandovi
attorno ne esamina i particolari, mentre la moltitudine
continua nell'applauso, che cessa solo quando il Sovrano,
dopo esser ritornato sulla tribuna Reale, lascia la piazza
per recarsi a Palazzo Reale.
La folla di ex combattenti e di torinesi, spettatrice
ed attrice ad un tempo della piemontesemente austera,
e pur calda, più grande cerimonia svoltasi fin qui in To
rino. addensata davanti al Palazzo dà libero passo all'esul
tanza del suo cuore devoto e riconoscente ed a gran voce
ancora una volta acclama a Casa Savoia, ancora una volta
reclama un saluto dal suo Re.
Il Re Vittorioso si affaccia alla finestra centrale, drap
peggiata di rosso, accompagnato da Elena d'Aosta, sul
cui petto brilla al sole la più alta ricompensa al valore
di Emanuele Filiberto di Savoia Duca d'Aosta...
lugho 1937-XV.
ALESSAND RO RIG H ET T I
S«frvtario dal Comitato




