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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Palazzo Saluzzo Paesana

Realizzato tra il 1715 e il 1722 su progetto dell'architetto Gian Giacomo Plantery, l'edificio rappresenta il modello compiuto dell'estesa edilizia da reddito per ceti elevati della prima metà del Settecento, in cui coesistono le funzioni di residenza nobiliare e di residenza altoborghese in affitto, e si colloca nel contesto della terza ed ultima espansione della città capitale.


VIA DELLA CONSOLATA 1 bis int. 1

Costruzione: 1715 - 1722

Bombardamento: 08 Dicembre 1942

Bombardamento: 13 Luglio 1943

Bombardamento: 08 Agosto 1943

Restauro: 1990 - 1995

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  • Cronologia

    1715. Inizio del cantiere di costruzione, sotto la direzione di Gian Giacomo Plantery.
    1722. Completamento della costruzione.
    Anni Trenta del XVIII secolo. Decorazione dell’appartamento aulico da parte dei pittori Bartolomeo e Domenico Guidobono; durante l’occupazione francese è sede di acquartieramento delle truppe.
    1949. Con l’estinzione del ramo principale della famiglia, passa ai Del Carretto di Torre Bormida. 1990-1995. Ampia campagna di restauro delle facciate interne ed esterne, delle corti e degli scaloni.

    Il palazzo viene realizzato tra il 1715 e il 1722 su disegno dello stimato architetto Giovanni Giacomo Gerolamo Plantery (1680-1756) per committenza del senatore Baldassarre Saluzzo di Paesana, decorato dell’Ordine della Santissima Annunziata e desideroso di possedere nella capitale, in particolare nella ridotta per dimensioni ma prestigiosa area del terzo ampliamento della città, con lotti in genere angusti, un palazzo degno del suo rango e del suo riconoscimento presso la corte. È il più vasto e articolato palazzo nobiliare torinese: prevede infatti un corpo di fabbrica a sud, prospiciente via Garibaldi e di dimensioni maggiori, denominato Palazzo Grande e adibito a residenza signorile, e un secondo corpo, a cinque piani, rivolto a nord, sulla via del Carmine e piazza Savoia, il cosiddetto Casino, abitato in parte dalla servitù e dagli affittuari. Nei cortili rustici del Casino trovano posto rimesse e scuderie con locali di servizio, fienili e depositi. Il disimpegno della complessissima “machine à habiter” è rappresentato dal grandioso cortile d’onore, nel quale «tutti gli elementi canonici del palazzo torinese vengono raddoppiati: doppio accesso (grazie a un secondo atrio verso via Bligny – ormai tamponato – in asse con quello principale di via della Consolata), due scaloni aulici, due loggiati contrapposti» (Cornaglia, 1999 e 2002). Secondo una logica ormai imperante nel Settecento, e in ragione anche della consistente crescita demografica della città durante il governo di Vittorio Amedeo II (1666-1732), con l’aumentato prestigio di capitale non solo di ducato, ma di regno, il palazzo, seppure nobiliare, nasce nell’ottica dell’affitto perfino sulla parte aulica, comprendendo, oltre al ricchissimo appartamento per il committente, altri tre alloggi per esponenti della nobiltà e dell’altissima borghesia attachée della corte.

    Se le ariose volte planteriane articolano gli ambienti senza interrompere la razionalità dello schema distributivo, l’aspetto esterno del complesso appare straordinariamente moderato, per esplodere nel fasto solo a partire dal cortile d’onore e dallo scalone principale, mentre l’appartamento dei Saluzzo, sebbene ampiamente ridotto nelle sue dimensioni originarie, conserva l’impronta, nelle sovraporte e nella decorazione di alcuni soffitti, della campagna decorativa affidata, negli anni Trenta del Settecento, al valente pittore Domenico Guidobono (soprattutto nella sala dell’angolo sud-est), affiancato dal frescante Rocca e dello stuccatore (attestato anche in fabbriche di commessa regia) Pietro Somasso. Non meno ricche le specchiere intagliate e dorate e le articolate porte, a imitazione proprio dei gusti della corte. Nonostante l’infelice uso durante l’occupazione francese, quando è sede di acquartieramento delle truppe, il palazzo conserva intatto il suo impianto originario, fino al passaggio di proprietà, nel 1949, con l’estinzione del ramo principale della famiglia, ai Del Carretto di Torre Bormida. Divenuto un condominio, tra il 1990 e il 1995 è oggetto di un’ampia campagna di restauro delle facciate interne ed esterne, delle corti e degli scaloni, promossa dal Gruppo Gorla, in grado di destinare ampi spazi, soprattutto nell’appartamento nobile, a una nuova funzione, quella di sito di pregio di ricevimenti e manifestazioni.

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    PALAZZO SALUZZO PAESANA
    Via Consolata 1

    Palazzo di rappresentanza e d'affitto.
    Edificio di valore storico-artistico e ambientale. E l'esempio più ampio e complesso di palazzo nobiliare cittadino settecentesco dove le esigenze di decoro e le funzioni di rappresentanza si integrano al razionale sfruttamento delle parti ad affitto.
    Realizzato dai marchesi Saluzzo Paesana, su disegno di G.G. Plantery, 1715-18.

    A. CAVALLARI MURAT, 1957; ISTITUTO DI ARCHITETTURA TECNICA. 1968, pp. 1252 sgg.
    Tavola: 41

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • Grossi Architetto, Torino in pianta dimostrativa con numeri indicanti tutti i proprietarj delle case, Distinzione delle Chiese con lettere alfabetiche e descrizione delle contrade piazze e luoghi principali nel 1796, Torino 1796. Dipartimento Casa-città del Politecnico di Torino.
    • Giammichele Briolo, Pianta Dimostrativa della Città di Torino estratta da quella in grande contenente li suoi sobborghi, contorni, e Denominazioni da pubblicarsi con privilegio dal Libraio Reycent in Torino, 1820, in Nuova guida dei forestieri per la Reale Città di Torino, Reycent, Torino 1822.
    • Francesco De Caroly, Carta Topografica Dimostrativa dei Contorni della Città di Torino e Campagne Reali dedicata a Sua Maestà la Regina di Sardegna, dall’Umilissimo e Fedelissimo Suddito De Caroly in Torino 1785 con dettaglio della Pianta della Città di Torino e Indice per la Denominazione delle Isole della Città, 1785.
    • Biblioteca della Fondazione Torino Musei, Archivio dei Musei Civici, Fondo D'andrade, LT 6797-6803
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