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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Edificio commerciale, già Cinema Jolly, già Cinema Lucento

Luogo di socializzazione e divertimento del quartiere, il cinema Lucento, poi Jolly, è oggi sede di un piccolo supermercato. Al suo esterno è ucciso il partigiano Mario Roveri ricordato da una lapide sul muro dell’edificio lungo via Bravin.


VIA VEROLENGO 130/B

Progetto: 1927

Costruzione: 1937

1. Dal Superior al Jolly

Le proiezioni del cinema Lucento iniziano nel 1937, in ritardo di dieci anni da quando il progetto dell’ingegnere Gatti, su incarico di Giuseppe Perardo, è presentato per l’approvazione della concessione edilizia. L’edificio costruito in via Verolengo in principio ha un’insegna con scritto “Cinema Superior”, un vestibolo, una galleria che accoglie 200 spettatori e una platea declinante da 600 posti. Nel corso degli anni Quaranta, i profitti per il cinema Lucento non sembrano elevati come testimoniato dai numerosi cambi di gestione. Inserito nelle sale di IV categoria soffre lo scarso gradimento degli abitanti della borgata che gli preferiscono il più grande cinema Apollo di largo Giachino. Unico cinema del quartiere sopravvissuto alla guerra, negli anni Cinquanta il Lucento si trasforma in un importante luogo di socializzazione con una frequenza di 180 mila spettatori nella stagione 1955. In quegli anni fa da sfondo alle proteste e alle manifestazioni per le rivendicazioni politiche del quartiere. Nel 1957, dopo essere stato assorbito nel Circuito Ventavoli, il Lucento subisce importanti opere di ristrutturazione e miglioramento tecnico che gli valgono l’ingresso nelle sale di III categoria. Nel 1970 è ribattezzato “Cinema Jolly”, un nome che mantiene nel suo lento declino. Nel 1976 la programmazione diventa saltuaria, tre anni dopo si trasforma in cinema a luci rosse e nel 1983 chiude trasformandosi in un supermercato.

2. La lapide di Mario Roveri

Durante la Seconda Guerra Mondiale il cinema Lucento è testimone di uno degli atti più cruenti della lotte per la Liberazione che si svolgono nel quartiere. Il 7 aprile del 1945 Mario Roveri (1921-1945), tipografo classe 1921 e appartenente alle Sap (Squadre di Azione Patriottica), è prelevato dalla sua residenza da alcuni militi della Gnr (Guardia Nazionale Repubblicana) che, dopo averlo percosso, lo finiscono a colpi di arma da fuoco lungo il muro del cinema Lucento. L’omicidio del giovane, che si consuma all’angolo di via Strucchi, l’odierna via Luigi Goytre e via Costantino Broglio, l’attuale via Giuseppe Bravin, suscita una grande impressione nella zona. Nei giorni dell’insurrezione, all’alba del 27 aprile, due elementi dei Raggruppamenti Anti Partigiani (Rap), rei confessi di aver partecipato all’esecuzione, sono passati per le armi. Nel luogo dell’omicidio nell’estate 1945, grazie ad una sottoscrizione promossa fra gli amici e, forse, tra gli operai della zona, è collocata una lapide ancora oggi visibile[1]. È un’iniziativa che si inserisce nel processo di celebrazioni che mirano alla ridefinizione della moralità comunitaria dopo gli anni del Fascismo. Il 16 novembre 1945, a distanza di qualche mese dalla sua apposizione, il servizio tecnico municipale propone la sua sostituzione con una propria lapide. La proposta è bocciata dai famigliari costringendo il Comune a collocarla a poca distanza in via Verolengo 136 dove sarà rimossa nel 2002 per permettere la ristrutturazione del caseggiato.

Note

[1] Nicola Adduci, Conflitti sulla memoria Forme di rappresentazione spontanee e istituzionali per i caduti della Resistenza in «Quaderni del Cds», anno V, n. 8, Fascicolo 1, 2006 Città di Torino Circoscrizione 5, pp. 93-94.

  • Bibliografia
  • Sitografia
  • Fonti Archivistiche
  • Archivio Edilizio Città di Torino, Progetti Edilizi, 1928 n.59.
  • Ente Responsabile
  • Comitato Parco Dora