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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Società Canottieri Armida

Il primo nucleo della Canottieri Armida è costituito da un gruppo di giovani animati dal desiderio di divertirsi remando sul fiume. L’attuale sede è una palazzina a due piani con la facciata verso il fiume, decorata in stile liberty,  progettata dall’ingegner Vittorio Rovere e costruita nel 1913 in sostituzione dell’antico chalet del 1887.


VIALE VIRGILIO 45

Costruzione: 1876
Costruzione dello Chalet

Bombardamento: 13 Novembre 1942

  • Indice
  • Categorie
  • bombardamento
  • liberty
  • associazione sportiva
    • Tag
  • bombardamenti
  • 1. La Società

    Il primo nucleo della Canottieri Armida è costituito da un gruppo di giovani animati solo dal desiderio di divertirsi remando sul fiume; nel 1863 si riuniscono in una società denominata Flik e Flok. Il luogo di ritrovo è la riva destra del Po, nei pressi del tempio della Gran Madre dove lasciano ogni sera le due barche sotto la vigilanza di un lavandaio. Il piccolo gruppo di amici continua per qualche anno la sua vita spensierata e allegra, trovando sempre nuovi soci. Nel 1869 sono ormai in venti, e cambiano il nome Mek-Mek. Per una modica cifra affittano alcuni locali dal barcaiolo Gatto, di fronte al Castello del Valentino. Dopo poco tempo, i Mek-Mek cambiano nuovamente denominazione per costituire, il 25 febbraio 1874 (lo Statuto è del 17 maggio) la società Canottieri del Po Armida, dal nome dell’eroina cantata da Torquato Tasso.

    2. Lo chalet e gli ampliamenti successivi

    Subito dopo la propria costituzione, la neonata Società chiede alla Municipalità di poter disporre del tratto di terreno libero sulla sponda sinistra compreso tra la proprietà demaniale e il terrazzo sovrastante l’ex cartiera Bouteille per edificare il proprio chalet per «l’uso di geniale ritrovo di persone educate e civili per il divertimento e il canottaggio»1. La Società costruisce lo chalet nel 1876, secondo il modello «svizzero» imposto della Municipalità.
    Nel 1882 l’area viene ampliata di trecentoquaranta metri quadrati attraverso l’uso dei locali dell’ex cartiera Bouteille (al momento sfitti), con un aumento del canone di venticinque lire. Nel 1890 viene ampliato lo chalet esistente su progetto del 1887 dell’ingegner Lorenzo Garrone. La nuova palazzina, per quanto indipendente, è attaccata a quella già esistente; si tratta di un edificio in muratura, i cui locali vengono destinati a spogliatoio e ritrovo dei soci. Per finire, la Società ha bisogno di ampliare il locale per il deposito delle barche; propone quindi alla Municipalità di sostituire il terrazzino esistente con la costruzione di un deposito con sovrastante «terrazzo pubblico, cinto da balaustrata in cemento sulla parte fronteggiate il fiume e sui fianchi, lungo metri ventitre e largo metri tredici, la cui posizione avanzata permetterebbe di dominare collo sguardo il Po dal ponte principessa Isabella a quello di Piazza Vittorio Emanuele»2.

    3. Dopo l’Esposizione del 1911

    Nel 1911, l’edificio viene acquisito dalla Commissione dell’Esposizione Generale Italiana (per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia) per diventare il padiglione delle Colonie Francesi. Con la riconsegna dell’edificio nel 1912, la Società decide di completare il rinnovamento dell’area, sostituendo l’antico chalet del 1887 con una nuova palazzina, progettata dall’ingegner Vittorio Rovere3. Si tratta di un edificio a due piani con la facciata verso il fiume caratterizzata da decorazioni in stile liberty e da un’ampia vetrata al piano terreno che illumina il salone del club. Il progetto non va a integrarsi formalmente con il preesistente chalet, confermando così la sua autonomia. Nel 1929 si hanno dei piccoli ampliamenti: una terrazza in cemento armato sostenuta da grandi pilastri laterali e la formazione di due locali al pianoterra (una cucina a est e una cantina a nord). L’ultima trasformazione avviene nel 1949, con un ampliamento e la sopraelevazione della parte del 1929; il progetto di Cesare Catalano prevede il rifacimento delle facciate e l’inserimento di un nuovo vano scala all’interno dell’edificio.

    4. Bombardamenti

    La sede della Società Sportiva Canottieri Armida fu interessata dal bombardamento del 13 novembre 1942. Il soffio di una bomba dirompente causò il distacco della copertura del tetto e degli infissi, nonché lesioni a soffitti e muricci. Nell'ottobre 1944 era già stato eseguito un parziale ripristino.

    Cronologia

    1874 − Costituzione della Società;

    1876 − Costruzione dello chalet;

    1882 − Ampliamento dell’area;

    1890 − Ampliamento dello chalet;

    1911 − Esposizione Generale Italiana; 1913, costruzione nuova palazzina;

    1929 − Terrazzina e nuovi locali;

    1949 − Ampliamento.

    Note

    1. Asct, Scritture Private, 1880, vol. 93, c. 443r.

    2. Asct, Corrispondenze ufficio economato, 26 febbraio 1889, inv. 1056 cart. 112 fasc. 31 doc. 1.

    3. Società Armida Progetto di ampliamento, asct, Progetti edilizi, 1913/668, tavola con relazione allegata.

    • Bibliografia
    • Fonti Archivistiche
    • ASCT, Fondo danni di guerra, inv. 362, cart. 6, fasc. 1, n. ord. 9
    • Ente Responsabile
    • Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà