Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Avamposto taurino del Bric San Vito

Scoperto negli anni Novanta nel territorio del comune di Pecetto, il sito è stato interessato da insediamenti umani, di caratteristiche e durata variabile, dal IV secolo a.C. fino all’ultima guerra mondiale.


Lat: 45.030469 Long: 7.742357

Realizzazione: IV Sec.a.C. (399-300a.C.)

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  • mostra antica

1. Introduzione

Il Bric San Vito deve la sua importanza alla posizione strategica per il controllo del territorio circostante, su un’altura (624 m sul livello del mare.), e dominante la vasta piana di Chieri verso sud/sud-est.
Nato nel IV secolo a.C. come villaggio celto-ligure, fu abbandonato con la fine del III secolo a.C., probabilmente a seguito del passaggio di Annibale. Il sito venne occupato di nuovo stabilmente solo nel X secolo, prima con la costruzione di una torre e poi di un castello rimasto in uso fino alla prima metà del XIII secolo. Dopo altri secoli di abbandono fu nuovamente frequentato, pur in modo non intensivo, tra XVII e XVIII secolo. Testimone di eventi bellici minori, fu occupato, durante la Seconda Guerra Mondiale, da una postazione contraerea.
Le iniziali indagini del Gruppo Archeologico Torinese (1991-1993) e le successive tre campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte (1994-1996) hanno portato all’individuazione di strutture murarie di età medievale e di un gran numero di frammenti ceramici ed elementi metallici, oggi conservati presso il Museo di Antichità di Torino.

2. Il sito protostorico

Gli scavi hanno individuato i resti di un villaggio del IV-III secolo a.C., riferibile alla popolazione  celto-ligure dei Taurini, il cui capoluogo, mai localizzato con precisione, doveva trovarsi nell’area della città di Torino. Gli storici latini, come ad esempio Polibio, narrano che nel 218 a.C., durante la seconda guerra punica, Annibale, dopo tre giorni di assedio, distrusse la città dei Taurini e ne annientò la popolazione. Anche l’insediamento del Bric San Vito, con la fine del III secolo a.C., venne improvvisamente abbandonato.
La posizione del sito e i reperti venuti in luce, in particolare la ceramica, indicano come la funzione del villaggio fosse duplice: quella di controllo del Po, che costituiva il confine fra il territorio dei Taurini, a nord, e dei Liguri, a sud, e quella di testa di ponte commerciale dei Taurini verso gli abitati liguri, primo fra tutti Carreum, l’odierna Chieri.

3. Il sito di età altomedievale e medievale

Dopo l’insediamento di età protostorica, il sito fu rioccupato fra la tarda antichità e l’età longobarda con strutture di carattere precario, che hanno restituito pochi frammenti ceramici e oggetti di uso domestico databili fino alla metà del VII secolo.
Il primo nucleo fortificato sulla sommità del Bric San Vito si data alla prima metà del X secolo, quando fu costruita una torre quadrangolare con muratura in ciottoli e pietre legati da malta. Pochi decenni dopo, alla fine del X secolo, fu realizzata la cinta muraria, che racchiude un’area poligonale di circa 800 metri quadri. All’interno della cinta edifici con strutture in legno e muri in ciottoli erano abitati da una comunità con un alto tenore di vita, indicato dal ritrovamento di numerosi oggetti personali e di uso domestico di pregio, fra cui anche ceramica islamica importata dalla Sicilia. Distrutte e abbattute queste strutture, tra XII e XIII secolo venne ricostruita solo la torre, che è rimasta in uso fino alla metà del XIV secolo. Più a valle rispetto al castello sono stati individuati anche i resti di una costruzione ad aula absidata, forse identificabile con la chiesa di San Vittore, ancora menzionata in documenti dei vescovi torinesi dell’inizio del XIV secolo.

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Ente Responsabile

  • Mostra Torino: storia di una città
  • Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie