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Scheda: Luogo - Tipo: Reti di trasporto

Scalo Valdocco

L’area dello Scalo ferroviario Valdocco è attualmente in fase di profonda ristrutturazione, nell’ambito del progetto Spina 3 e dei lavori per il Passante Ferroviario.


Lat: 45.084394 Long: 7.672725

Costruzione: 1905

Demolizione: 2010

  • Indice
  • Categorie
  • scalo merci
  • stazione
  • 1. La trasformazione attuale

    L’area dello Scalo ferroviario Valdocco è compresa fra la Stazione Dora, per cui è conosciuta anche come Scalo Dora, la linea ferroviaria, via Savigliano, dalla quale v’è un ingresso, via Caserta e la sua prosecuzione ideale fino a corso Mortara.
    La profonda ristrutturazione dell’area, attualmente in corso, trae origine dal “Piano d’interventi straordinari” della prima metà degli anni Settanta e dal successivo “Programma Integrativo”, conseguente alla legge 12 febbraio 1981, n. 17, dal Piano Regionale dei Trasporti della Regione Piemonte del 1979 e dal Protocollo d’Intesa del 1982 fra Ferrovie dello Stato, Regione Piemonte e Comune di Torino.
    In essi vi si prevede, tra l’altro, il quadruplicamento della tratta tra Porta Susa e Torino Stura e il cosiddetto Passante ferroviario, ossia un collegamento ferroviario integrato, con lo scorrimento sotterraneo dei binari ferroviari, il conseguente abbassamento del piano del ferro e la modificazione delle stazioni ferroviarie.
    Di qui la demolizione in fase di attuazione della massicciata ferroviaria e dello Scalo Valdocco, che dopo un secolo e mezzo consentirà nuovamente di riunire il territorio di Valdocco.

    2. La linea ferroviaria Torino-Novara

    Spinto dallo sviluppo economico e dalle necessità militari e trainato dalla preveggenza della classe politica, tra il 1846 e il 1861, alla vigilia dell’Unità d’Italia, il Regno di Sardegna ha una rete ferroviaria di oltre 1000 chilometri, quasi quanti si sviluppano nel resto della penisola1.
    Tra il 1852 e il 1856, per la prima volta con capitale misto pubblico e privato, in parte inglese, viene completata la linea ferroviaria, a binario unico, tra Porta Susa, ancora in fase di costruzione, e Novara2.
    Per un breve periodo, in attesa della costruzione di Porta Susa, la seconda stazione di Torino è collocata in zona Valdocco, in corrispondenza di quello che diventerà poi lo Scalo Valdocco. Ancora nel tardo Ottocento l’ipotesi di una stazione in prossimità di corso Regina Margherita è d’attualità, mentre nel 1856 viene completata la Stazione Sussidiaria, che diventerà Torino Dora, e nel 1864 è costruito il raccordo fra Porta Nuova e Porta Susa3.
    La sistemazione dello Scalo Valdocco prende avvio nel 1905, con la nazionalizzazione delle ferrovie, a cui fanno seguito i progetti di abbassamento del piano del ferro della linea tra le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, iniziati nel 1911 e conclusi nel 19285.
    Esso è progettato essenzialmente in funzione dei complessi siderurgici, tessili e della gomma, insediatisi in regione Valdocco, con i quali viene collegato da una estesa rete interna all’area industriale, che in alcuni punti attraversa le vie cittadine.
    Quando, negli anni Settanta, è edificato lo stabilimento Teksid, “il treno delle fabbriche” viene prolungato fino al Parco della Pellerina, parzialmente in sotterranea, che recentemente si ipotizza di utilizzare per un passante automobilistico6.

    Note

    1 All’epoca la rete ferroviaria ligure-piemontese era «pari a 2,5 chilometri ogni 10.000 abitanti e... 2,70 chilometri ogni 100 chilometri quadrati di superficie...circa 100 anni dopo, nel 1962, la rete ferroviaria italiana... corrispondeva a 3,25 chilometri ogni 10.000 abitanti ed a 5,45 chilometri ogni 100 chilometri quadrati». Luigi Ballatore, Storia delle ferrovie in Piemonte, Editrice il Punto, Torino 2002, p. 78.

    2 Negli anni immediatamente precedenti, un grande dibattito investe la città per la collocazione della seconda stazione cittadina (la prima era quella di Porta Nuova, che collegava Torino a Genova): alcuni propendevano per Borgo Aurora, in prossimità di Porta Palazzo, altri per l’area del futuro Scalo Valdocco, altri per l’area lasciata libera dalla demolizione della Cittadella, che prevarrà successivamente. Luigi Ballatore, Storia delle ferrovie in Piemonte, Editrice il Punto, Torino 2002, p. 55 e ss.

    3 Luigi Ballatore, Torino Porta nuova: storia delle ferrovie piemontesi, Abete, Roma 1988, p. 89.

    4 Le prime linee ferroviarie sono originariamente costruite a piano di campagna, in quanto esterne all’insediamento urbano. Con lo sviluppo residenziale, che le ingloba nel tessuto urbano, gravi disagi emergono per il traffico cittadino, a causa dei numerosi passaggi a livello, cosicché si rende necessario abbassare il piano del ferro, costruendo una trincea fra Porta Nuova e Porta Susa, il sottopasso ferroviario di Piazza Statuto e quello stradale di corso Regina Margherita.

    5 Luigi Ballatore, Torino Porta nuova: storia delle ferrovie piemontesi, Abete, Roma 1988, p. 89.

    6 Da un articolo de La Stampa/Web del 29 agosto 2010.

    • Bibliografia
    • Sitografia
    • Fonti Archivistiche
    • Archivio Storico della Città di Torino, Serie 1K, 13, tav. 289.
    • Archivio Storico della Città di Torino, SIM C11947 tav. 1.
    • Fototeca
    • Ente Responsabile
    • Ecomuseo Urbano Circoscrizione 4