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MuseoTorino: facile conoscere. V

MuseoTorino partecipa all’iniziativa Torino verso una città accessibile, programma di eventi promosso dalla Città di Torino, dedicato al tema del patrimonio e dell’accessibilità culturale universale.

MuseoTorino è, per sua natura, facilmente accessibile: è liberamente consultabile in rete, sempre, da ogni luogo e mette a disposizione di tutti la conoscenza della città.

La quinta proposta è una teoria di personaggi importanti per la storia delle civiche collezioni d’arte antica.

 


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Alberto Bruni Tedeschi (Moncalieri 1915 - Parigi 1996)

Si laurea in Legge per seguire l’impresa di famiglia, ma nel corso degli studi non abbandona la passione per la musica: imprenditore, collezionista e compositore, partecipa attivamente alla vita culturale della città ricoprendo per dodici anni (1959-1971) la carica di sovrintendente del Teatro Regio che, distrutto da un incendio nel 1936, è ricostruito grazie al suo impulso e alle sue capacità dirigenziali. Fa parte del Comitato direttivo del Museo Civico d’Arte Antica (1954-1965), cui dona alcune opere. Il contributo più consistente è avvenuto però dopo la sua morte, quando nel 2005 la moglie Marisa e i figli Virginio, Valeria e Carla decidono di donare al Museo la collezione di 150 miniature del Sette e Ottocento.

Mario Moretti (1904-1984)

Appassionato di arte, musica e teatro, nel 1984 dona al Museo Civico di Torino un piccolo dipinto con Rinaldo e Armida di Giovanni Battista Crosato, uno scrittoio neoclassico, alcuni strumenti musicali e la serie di fondali ottocenteschi provenienti dal teatro di marionette San Martiniano di Torino. I sedici scenari erano stati per Moretti oggetto di uno studio pubblicato nel libro Scene per un teatro di marionette. Oltre a queste opere, Moretti lascia in eredità alla Città un patrimonio miliardario in azioni, obbligazioni e proprietà immobiliari, trasformate con una serie di alienazioni, nel 1990 e nel 1995, in capitale a beneficio delle collezioni d’arte cittadine. Grazie a queste risorse finanziarie le collezioni sono state accresciute, nell’ottica della ricomposizione del patrimonio artistico piemontese.

Werner Abegg (Zurigo, 1903 - Berna, 1984)

Nasce a Berna in una famiglia di industriali tessili da tempo attivi in Italia e, dopo un tirocinio nello stabilimento di Perosa Argentina (Torino), nel 1924 assume la direzione delle aziende di famiglia. Il processo di modernizzazione avviato da Abegg sul piano tecnico e organizzativo viene frenato dall’avvento del fascismo e dalla crisi economica mondiale che costringe le aziende a diversificare la propria produzione. Nel 1947 Abegg vende l’impresa famigliare, che fallisce poco dopo. Fin da giovane colleziona tessuti antichi, cui si aggiungono ben presto oggetti di arte decorativa. Nel dicembre del 1961 istituisce la Fondazione Abegg, con sede a Riggisberg (Svizzera) dal 1967, che ospita la sua collezione privata, un museo, una biblioteca specializzata in Storia dell’arte e un laboratorio per il restauro di tessuti antichi.

Pietro Accorsi (Torino 1891 - Torino 1982)

Nato in una modesta famiglia, si appassiona all’arte fin dalla giovinezza: grazie a una tenace determinazione, a un occhio eccezionale e a una fitta rete di rapporti sul territorio, diventa uno degli antiquari più attivi dell’epoca, con importanti clienti in Italia e all’estero. Cruciale il suo incontro con Vittorio Viale, direttore del Museo Civico di Torino, per conto del quale nel 1935 funge da intermediario nelle trattative per l’acquisto della collezione milanese del principe Trivulzio, di cui fa parte il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. Nel corso della sua vita vende e dona al Museo molte importanti opere, tra cui disegni, dipinti, mobili e oggetti in ceramica. Alla morte, per sua volontà, la casa di via Po a Torino viene aperta al pubblico e diventa sede di un museo dedicato alle arti decorative.

Vittorio Viale (Trino, 1891 - Torino 1977)

Giovanni Chevalley (Siena, 1868 - Torino, 1954)

Nel 1891 si laurea e si dedica all’insegnamento al Politecnico di Torino e presso l'Accademia Albertina, e realizzando progetti di restauro. A lui si devono la riscoperta e la rivalutazione dell’arte barocca piemontese, stile a cui si riferisce in numerosi restauri di palazzi torinesi: nel 1924 coordina il restauro del primo piano di Palazzo Madama per destinarlo a sede di rappresentanza del Municipio di Torino. A lui si deve la ristrutturazione delle sedi della Banca d'Italia di Torino, della Cassa di Risparmio di Fossano e di Torino, degli ospedali Sant'Anna e Mauriziano di Torino, dell'albergo Principi di Piemonte di Sestriere. Nel 1943, dopo la caduta del regime fascista è nominato vicesindaco di Torino. Oltre a due volumi di disegni di Filippo Juvarra, nel 1955 dona al Museo Civico di Torino il dipinto con l’interno del Teatro Regio.

Pietro Antonio Gariazzo (Biella 1866 - Torino 1943)

Dopo la laurea in Ingegneria lavora a lungo in Congo Belga nella costruzione di linee ferroviarie. La sua passione di collezionista si rivolge soprattutto a monete, medaglie e cammei, ma non disdegna le incisioni di maestri italiani e tedeschi del Cinquecento e del Seicento (poi donate alla Galleria Sabauda), le legature e i francobolli (donati al Museo Civico di Torino nel 1921). Durante la sua esperienza in Africa raccoglie diversi manufatti, utensili e armi, poi confluiti nella sezione etnografica del Museo di Antichità di Torino. Dal 1930 al 1943 è direttore onorario del gabinetto numismatico del Museo Civico, per il quale si impegna con passione nell’ordinamento e nella catalogazione del Medagliere, una raccolta che si arricchisce anche grazie alle sue donazioni.

Isaia Levi (Torino 1863 - Roma 1949)

Nasce da una famiglia di commercianti e, dopo un periodo di formazione in Germania, inizia la sua attività come imprenditore nell’industria dell’abbigliamento, ottenendo importanti commissioni per forniture per l’esercito. È il fondatore della ditta Penne Aurora (1919), prima industria italiana a produrre penne stilografiche, e presidente della Società Editrice Zanichelli. Molto vicino a Mussolini, durante le persecuzioni razziali ottiene la protezione del Vaticano che lo nasconde a Roma in un istituto religioso: per l’aiuto ricevuto lascia alla Chiesa gran parte dei suoi beni, compresa la villa romana che è attualmente sede della Nunziatura in Italia. Partecipa finanziariamente ai restauri di Palazzo Madama (1931-1934) e dona al Museo Civico di Torino diverse tappezzerie in cuoio di epoca barocca e 41 statuine cinesi in quarzo e agata.

Flaminia Ricardi di Netro (1851-1925)

Erede di un’importante famiglia piemontese, nel 1903 dona al Museo Civico di Torino una collezione di 234 gemme, molte di epoca romana e rinascimentale. La raccolta era stata costituita dal nonno materno, Giuseppe Antonio Gatino (1802-1853), avvocato e senatore del Regno sabaudo dal 1848. Le raccolte d’arte di quest’ultimo – forse già iniziate dal padre Nicolao, vissuto in periodo napoleonico e proprietario di importanti miniere di ferro in Valchiusella – erano conservate nel palazzo di famiglia a Torino e nella casa di Meugliano, vicino a Traversella nel Canavese. Il ricco patrimonio famigliare comprendeva anche libri, donati alla Biblioteca Civica di Torino, incisioni, disegni, sculture e dipinti che, in assenza di eredi diretti, Flaminia Ricardi lascia all’Istituto Cottolengo di Torino.

Giovanni Angelo Reycend (Torino, 1843 - Torino, 1925)

Discendente da una famiglia di librai e mercanti d’arte, si laurea nel 1865 alla Scuola di Applicazione per Ingegneri, di cui diventa professore di Architettura a partire dal 1877, e direttore dal 1902 al 1905. La borghesia torinese gli affida diversi incarichi per la progettazione di palazzi e villini nella zona della Crocetta e del centro della città, in quel momento oggetto di riqualificazione. Reycend si dedica inoltre con passione alla vita politica della città: eletto consigliere comunale nel 1888, ricopre la carica di amministratore per quasi 18 anni come assessore all’Istruzione, ai Lavori Pubblici, al Catasto e Imposte e alla Polizia. Nel 1921, con Giovanni Chevalley, acquista e dona al Museo Civico di Torino due volumi di disegni di Filippo Juvarra che, con i volumi comprati successivamente dal Museo, ricompongono l’insieme degli schizzi già nelle collezioni di Carlo Emanuele III di Savoia.

Leone Fontana (Torino 1836 - Torino 1905)

Dopo gli studi in Legge, si dedica alla ricerca storica dimostrando un vivo interesse per la storia giuridica dei comuni italiani. È consigliere e assessore della Città di Torino (1887-1905) in un momento di profonda crisi economica che investe tutta l’Italia ed è attivo in molti comitati di beneficenza. Nominato senatore del Regno nel 1900, Fontana è anche appassionato collezionista di manoscritti antichi, libri rari e, soprattutto, dipinti di pittori piemontesi del Quattro e del Cinquecento, che nel 1909 i figli Vincenzo e Maria donano al Museo Civico di Torino. Il legato lascia un segno profondo nella fisionomia del Museo, indirizzandone l’attenzione, fino allora concentrata sulle arti decorative, verso le testimonianze pittoriche del Piemonte.

Vittorio Avondo (Torino 1836 - Torino 1910)

Grande collezionista e conoscitore dell’arte medievale e moderna, oltre che pittore paesaggista, Avondo ebbe un ruolo fondamentale nella storia culturale del Piemonte contribuendo, insieme a Alfredo d’Andrade, allo studio e alla tutela del patrimonio artistico del territorio.

Zaverio Calpini (Vanzone, Verbania, 1820 - 1905)

Originario della Val d’Ossola, nel 1848 emigra a Città del Messico dove apre con il fratello Francesco una ditta specializzata nell’importazione di articoli tecnici (strumenti di ottica, ingegneria e disegno). Dopo un breve rientro in patria per sposarsi, torna in Messico e da quel momento esercita anche il ruolo di console onorario d’Italia. Nel 1867 vende la società e rientra in Piemonte, dove ricopre le cariche di consigliere comunale e di sindaco di Vanzone in Val d’Ossola. Nel 1876 dona al Museo Civico di Torino la sua collezione di oggetti di arte mesoamericana. Lascia inoltre al Museo Galletti di Domodossola alcuni reperti archeologici ritrovati a Vanzone, una ricca raccolta di uccelli e mammiferi americani e, nel 1889, numerosi oggetti di carattere etnografico e archeologico provenienti dal Messico.

Bartolomeo Gastaldi (Torino 1818 - Torino 1879)

Nato a Torino in una importante e colta famiglia, per seguire le orme paterne si laurea in Giurisprudenza nel 1839, ma già dal 1843 intraprende la carriera di geologo e paleontologo e completa poi gli studi specializzandosi in Glaciologia e Paleontologia a Parigi, dove diventa amico di Quintino Sella. Dal 1863 è professore ordinario di Mineralogia e Geologia alla Scuola di Applicazione per gli ingegneri; appassionato di alpinismo fin dall’infanzia, nello stesso anno è tra i fondatori del Club Alpino Italiano. Nel 1867 dona la sua vasta collezione di oggetti preistorici al Museo Civico di Torino, di cui diventa direttore nel 1875. Nel 1880 la famiglia lascia al Museo altri oggetti tra cui alcuni stemmi nobiliari in pietra recuperati sul territorio e salvati dalla dispersione.

Emanuele Tapparelli d’Azeglio (Torino 1816 - Torino 1890)

Figura di primo piano nella storia del Museo Civico di Torino. La carriera diplomatica lo porta nelle principali capitali europee, dove entra in contatto con il circuito internazionale di antiquari, conoscitori e collezionisti. Dal 1848 al 1868 risiede a Londra, centro del dibattito culturale sulle arti decorative e sulle industrie artistiche. Qui matura la sua passione per oggetti di curiosità, legati a tecniche artistiche poco note e indagate. Tornato a Torino, fa dono al Museo Civico della propria collezione di maioliche e porcellane italiane, cui si aggiunge il lascito postumo di vetri graffiti a oro e di vetri dipinti. Sotto la sua direzione (1879-1890) il Museo accresce le proprie raccolte di arti applicate all’industria, sull’esempio del prestigioso South Kensington Museum di Londra (oggi Victoria and Albert Museum).

Fondazione Torino Musei

La Fondazione è stata costituita dal Comune di Torino nel 2002, con lo scopo statutario di conservare, manutenere e valorizzare il patrimonio culturale della città, in collaborazione con altri enti pubblici e privati. Dipendono dall’ente i quattro musei civici (Museo Civico d’Arte Antica–Palazzo Madama, MAO–Museo d’Arte Orientale, GAM–Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Borgo medievale), dei quali la Fondazione, pur nel segno di una politica fortemente unitaria, ha il compito di valorizzare la singola identità.

Museo Civico d’Arte Antica

Il Museo Civico apre al pubblico nel 1863 in via Gaudenzio Ferrari: dodici sale che espongono un’eterogenea collezione, dai reperti archeologici all’arte moderna. Dal 1934 il Museo Civico d’Arte Antica è trasferito a Palazzo Madama. Nel 2006, a seguito dei restauri del palazzo, le raccolte sono riallestite su quattro piani.

Palazzo Madama

Residenza ufficiale delle due Madame Reali dagli anni Quaranta del Seicento, il castello viene rinnovato a più riprese. La decorazione dell’appartamento di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours vede numerosi artisti confrontarsi con differenti modelli decorativi, mentre il salone, allestito tra il 1713-1714, celebra, nel passaggio da ducato a regno, il sovrano Vittorio Amedeo II. Palazzo Madama fu colpito durante il bombardamento del 13 agosto 1943.

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