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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Tomba di via del Deposito

Una delle poche sepolture di età romana giunte integre fino a noi è stata rinvenuta fuori da tratto occidentale della cinta muraria, nell’area in cui dovevano trovarsi le aree cimiteriali.


Lat: 45.075154 Long: 7.675307

Realizzazione: II Sec. (100-199) - III Sec. (200-299)
metà II Sec. - inizio III Sec.

Ritrovamento: 1904

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  • Il rinvenimento

    Il 28 gennaio 1904, durante lo scavo di un pozzo per una nuova fognatura in via del Deposito (l’odierna via Piave), venne alla luce una tomba in muratura coperta da un lastrone di pietra. Il lavoro di scavo, come ci racconta una relazione dell’epoca, durò due giorni e si svolse sempre in presenza di una grande folla e di un servizio d’ordine organizzato dall’autorità di pubblica sicurezza. La struttura della tomba venne accuratamente rilevata dall’ingegner Cesare Bertea (Torino, 23 giugno 1866 – 18 gennaio 1941) dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria.

     

    La tomba

    La struttura funeraria a camera rettangolare era movimentata, sulle pareti lunghe, da quattro nicchie in cui erano deposti gli oggetti di corredo, sei grandi balsamari in vetro e tre lucerne in terracotta. I balsamari, ampolle alte tra i quindici e i venti centimetri destinate a contenere sostanze di pregio, probabilmente olii e unguenti profumati, hanno tutti il marchio del fabbricante o del produttore impresso sul fondo esterno.

    Sul pavimento della camera si trovavano due sarcofagi in piombo con gli scheletri di un uomo e una donna. L’uomo, morto tra i 40 e i 50 anni, era di statura inferiore al metro e sessanta e di corporatura robusta, e la donna, più giovane , era alta poco più di 150 centimetri.

    La tomba, sulla base del suo corredo ma anche della caratteristica forma della camera con nicchie nelle pareti, è databile tra la metà del II e i primi decenni del III secolo d.C. I sarcofagi e i materiali del corredo sono oggi conservati al Museo di Antichità di Torino.

     

    Il produttore

    Le sigle che compaiono sul fondo dei balsamari sono due: LPF e QDE. Si tratta dell’abbreviazione di due tria nomina, ovvero del nome completo (prenome + nome della famiglia + nome specifico) di due diversi personaggi dei quali non conosciamo la reale identità. Solo per QDE è forse possibile proporre l’identificazione con un Quintus Danius Euhelpistus che marchia una bottiglia in vetro rinvenuta tra i materiali di una necropoli presso Almese. Si tratta comunque di due produttori piuttosto noti che esportavano le loro merci in una vasta area dell’Italia settentrionale e delle zone limitrofe.

    • Bibliografia
    • Ente Responsabile
    • Mostra Torino: storia di una città
    • Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie