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Scheda: Oggetto - Tipo: Mappa

Carta corografica dimostrativa del territorio della città di Torino (Grossi, 1790-1791)

La Carta Corografica dimostrativa del territorio della città di Torino, luoghi e parti confinanti coll’annotazione precisa di tutti gli edifici civili, e rustici, loro denominazione, cognome e titolo de’ rispettivi attuali possessori de’ medesimi, la designazione, e nome di tutte le strade, e delle principali bealere, e loro diramazioni, redatta dall’architetto Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi, tra il 1790 e il 1791, ed incisa da Pietro Amati e Pio Tela, si costituisce come il primo vero censimento di tutte le cascine e vigne torinesi con l’indicazione dei rispettivi proprietari.   


Realizzazione: 1790 - 1791

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  • La Carta Corografica dimostrativa del territorio della città di Torino e i suoi contorni, redatta e pubblicata a supporto di due guide, tra il 1790 e il 1791, dall’architetto misuratore ed estimatore Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi (1753-1805), ed incisa da Pietro Amati e Pio Tela, si costituisce come il primo vero censimento di tutte le cascine e vigne torinesi, con l’obiettivo di “formare una compita descrizione di quanto si è potuto scorgere utile ed interessante nel territorio di Torino e suoi contorni dove il lettore potrà facilmente trovare la lontananza della cassina da questa Città, la strada, e la situazione delle fabbriche rustiche che sogliono servire ad uso de contadini”.

    Il Grossi per la prima volta descrive minuziosamente ciò che era stato fino ad allora considerato “altro” rispetto alla città, e non solo per ragioni geografiche in quanto situato all’esterno delle fortificazioni. L’autore, oltre ad indicare la città con i suoi insediamenti urbani, pone soprattutto l’attenzione al territorio circostante antropizzato e produttivo.   

    Nelle guide che servono di “commentario alla sua carta corografica dimostrativa”, Amedeo Grossi, elencando cascine ville e vigne presenti nella pianura e sulla collina, descrive le caratteristiche architettoniche ed ambientali delle strutture rurali “non risparmiando spesa, né fatica nel portarsi a riconoscere sul luogo del luogo, tutte le cascine comprese in questo distretto, colla loro distanza da questa Metropoli; la situazione loro a destra, od a sinistra uscendo da Torino lungo la strada che si ritrovano, e particolarmente si darà la descrizione delle ville, ed edifizi civili, loro cappelle, giardino, appartamenti e ciò ch'evvi di ragguardevole”. L’architetto descrive circa trecento cascine, individuate nella loro denominazione e planimetria. Ognuna viene identificata con la denominazione che in molti casi deriva dal cognome del proprietario, mentre in altri, è la tipologia architettonica a qualificare l'edificio. Viene in questo modo delineata una vera e propria mappa del patrimonio immobiliare di nobili e borghesi, fuori le mura. 

    Nel territorio intorno alla città vengono indicati ed elencati i feudi con i loro confini; vengono indicate le parti non ancora “infeudate” (regione della Crocetta, la valle di San Martino con parte della Valpiana, le tenute delle Maddalene al regio Parco e di Troglia o della Tesoriera, la val Salice, la valle di Mongreno, di Superga e di San Vito); vengono tracciate le strade principali di collegamento e le strade rurali, i corsi delle bealere e gli insediamenti dei borghi, vengono indicati i campi, i prati, gli orti e i corsi d’acqua; si individuano chiaramente le due rette più lunghe: una da Stupinigi verso settentrione fino al ponte di Leinì, l’altra da Collegno verso levante fino al Regio Sacro Eremo; vengono indicate ed elencate le giurisdizioni parrocchiali.

    I cosiddetti “contorni”, entrano a far parte dell’idea stessa di città visualizzati complessivamente sulla carta che arriva a comprendere i centri suburbani di Nichelino, Beinasco, Collegno e Venaria Reale, quindi il corso della Stura e la collina nella sua estensione da Moncalieri alla valle di Superga.

    Nell’insediamento urbano entro le mura vengono indicate ed elencate le cosiddette “isole” urbane, che suddividono la città di Torino, ciascuna intitolata al nome di un santo, che rappresentano l’unità di riferimento per ogni ripartizione di tipo amministrativo; vengono indicati ed elencati i bastioni, i palazzi, le piazze e altri luoghi principali della città.

    In una città come Torino che, per antico privilegio, non ha catasto figurato fino agli anni del governo napoleonico, questo rilevamento assume particolare importanza.

     

    • Bibliografia
    • Fonti Archivistiche
    • Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, D 1800

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