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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Abbadia di Stura

Le origini del complesso dell’Abbadia di Stura risalgono alla fondazione dell’ospedale di San Giacomo di Stura nel 1146, per iniziativa di Pietro Podisio.


STRADA DI SETTIMO 254

Notizie dal: 1146
Fondazione ospedale

Bombardamento: 1942 - 1945

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  • 1. Il medioevo

    Il 25 gennaio 1146 Pietro Podisio, giureconsulto torinese, donò ai monaci Vallombrosani di San Benedetto di Piacenza dei beni per la fondazione di un ospedale che avrebbe preso il nome di San Giacomo di Stura. Il complesso dell’abbadia comprendeva la chiesa e le strutture ospedaliere e quelle di accoglienza per i pellegrini, oltre alle cascine e ai mulini. La torre campanaria, alta ventiquattro metri, era divisa in sei sezioni e presentava decorazioni in cotto. Al nucleo più antico della costruzione, costituito dal campanile, dal chiostro e dalle absidi della chiesa, si affiancano le stratificazioni dei secoli successivi.

    L’Abbadia, dopo la prosperità dell’istituzione conventuale nei secoli del Medioevo, viene ceduta nel 1421 al vescovo di Torino con Bolla di Papa Martino V; i suoi edifici e possedimenti vengono definitivamente incorporati nella Mensa Arcivescovile torinese, costituendo una delle principali fonti di reddito.

    2. Il Settecento

    Il Plan de la Ville et Citadelle de Turin, mappa realizzata nel 1705 da Gaspard Baillieu, testimonia la presenza di corpi di fabbrica isolati, che si fondono in strutture continue a corte chiusa già all’inizio del secolo successivo.

    La chiesa è stata rimaneggiata nel corso del Settecento, quando diviene parrocchia della “regione Barca”, per volere del cardinal Roero. Da Settimo passava infatti la strada romana e militare che da Torino andava verso Milano e  Pavia. I monaci avevano l’incarico di gestire il porto fluviale sul fiume Stura, denominato Porto di Leinì o dell’Abbadia, per il transito di pellegrini e civili. L’esistenza del traghetto conferma come l’antico ponte romano in legno sulla Stura fosse ormai distrutto alla metà del XII secolo; si suppone che il toponimo “Barca” derivi proprio dalla presenza del traghetto per l’attraversamento in questo tratto dello Stura.

    Il Grossi, accenna nel 1790 alle modifiche settecentesche aggiungendo che l’Abbadia di Stura «comprende sette cascine formante un sol corpo di fabbrica appartenenti alla mensa Arcivescovile di Torino site alla sinistra del fiume Stura, ed alla destra del porto di Leinì comprese nel territorio di Torino, da cui sono distanti due miglia e mezzo; la strada, che tende all’Abbazia di Stura, si dirama alla destra della strada di Chivasso, tosto passato il ponte del borgo del Pallone, la quale strada altre volte era la Real strada di Chivasso. La Chiesa parrocchiale di detta Abbazia è stata riedificata nel 1760.»

    3. L'Ottocento e il Novecento

    Il complesso dell’Abbadia, descritto ancora nella sua integrità dal Grossi, subisce i primi smembramenti della sua struttura immobiliare e fondiaria intorno alla metà dell’Ottocento. Gli edifici dello spigolo a est lungo la bealera, vengono alienati per l’impianto di un filatoio di seta: la scelta industriale per questi edifici – successivamente cotonificio e poi sede dello stabilimento Aurora – è così avviata. Nello stesso periodo, lo spigolo a sud-ovest viene rinnovato nel prospetto sulla Strada di Settimo.

    Nel 1867 tutti gli edifici e possedimenti, eccetto la chiesa e le dirette pertinenze parrocchiali, sono acquisiti dal Demanio dello Stato, e venduti tramite asta pubblica nello stesso anno a Vincenzo Ceriana, esponente di una delle più solide famiglie di banchieri torinesi.

    Negli anni seguenti il complesso viene ristrutturato nella manica a nord-ovest  prospettante la Strada di Settimo con interventi essenziali alla vasta azienda agricola. Le murature, in fasce di mattoni a vista e campiture intonacate sul pietrame, sono caratterizzate da elementi funzionali in opera laterizia, mentre gli unici oggetti specificatamente decorativi sono i tre pinnacoli del portale d’accesso. La struttura evidenzia uno stile eclettico che rievoca il tardo-gotico.

    Nel corso dell’Ottocento viene inoltre costruito un chiosco, probabilmente utilizzato come voliera, con un tetto a tegole marsigliesi anziché coppi, e caratterizzato da uno sobrio gusto neogotico.

    Verso l’ingresso nella strada di Bertolla, il complesso degli edifici dell’Abbadia subisce un intervento di sostituzione datato “1900” per la realizzazione di un corpo di fabbrica a due piani, destinata ad abitazione.

    La chiesa parrocchiale di San Giacomo di Stura, che fino ai primi anni del Novecento, costituiva un riferimento sociale e religioso per l’ampia comunità delle zone di Falchera e Bertolla, si trova così interclusa fra le proprietà private.

    I bombardamenti interessarono solo lievemente la chiesa, probabilmente nell'estate del 1943.

    A partire dal Piano Regolatore Generale Comunale di Torino del 1959, il complesso abbaziale non risulta individuato come preesistenza caratterizzante l’area Barca-Bertolla, e viene pertanto definito da un contesto a vocazione industriale. Le strutture dell’Abbadia sono frazionate tra diversi privati, e quelle non funzionali allo scopo manifatturiero vengono lasciate in stato di abbandono, mentre nelle porzioni già adibite ad attività produttive sono costruiti nuovi capannoni.

    Anche la chiesa condivide il processo di degrado delle strutture circostanti: nel 1954 è dichiarata inagibile, nel 1960 è sconsacrata, gli affreschi interni sono danneggiati da un incendio nel 1972, e infine negli anni successivi viene anch’essa ceduta a privati, per la mancata prelazione dell’amministrazione pubblica. Un’altra porzione del complesso viene temporaneamente adibita a deposito rifiuti, rimossi solo nel 1992.

    Attualmente parti dell’Abbadia sono adibite a uso residenziali e altre ad attività produttive e commerciali, mentre porzioni della struttura permangono in stato di degrado.

    Cronologia

    1146 – Fondazione dell’ospedale

    1158 – Prima attestazione dell’intitolazione a San Giacomo

    XI secolo – Costruzione del campanile

    1193-1228 – Periodo in cui è attestato l’abate Guido, coincidente con il periodo di maggior sviluppo dell’abbazia

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    ABBADIA DI STURA
    Strada di Settimo

    Chiesa e convento con annessa azienda agricola.
    Edificio e pertinenze di valore storico-artistico ed ambientale, raro esempio di nucleo religioso-produttivo di impianto monastico, con permanenze romaniche (absidi) e sette-ottocentesche (corpo della chiesa e azienda rurale).
    Fondato nel 1146 come "ospicium" Sotto il titolo di S. Pietro, il complesso venne in parte distrutto all'inizio del XIV secolo e incorporato nel XV ai beni della mensa vescovile torinese. La chiesa, divenuta parrocchiale, fu parzialmente ricostruita nel 1760; il complesso a quella data comprendeva, oltre all'abbazia, un'azienda agraria, mulini (poco lontani) ed era unito ad altre sette cascine nei pressi. Con la metà dell'Ottocento si intraprese lo smembramento dei lotti: i fabbricati ad Est, già filatoio e filatura da seta, furono acquistati da Rodi e Colomba (cfr. scheda 1/b), la chiesa rimase tale, e quelli ad Ovest nel 1867 passarono in proprietà ai Ceriana. Il complesso costituirà fino all'inizio del Novecento polo di servizio e riferimento culturale per le borgate Bertolla e Falchera che vi avevano scuola (nel chiostro) e chiesa parrocchiale.

    A. GROSSI, 1790, p. 11; E. OLIVERO, 1929, pp. 836 sgg.; AA.VV., Bisogna salvare l'Abbadia, 1972, pp. 21-28; AA.VV.. Abbadia, 1976, pp. 233-244.
    Tavola: 14

    • Bibliografia
    • Fonti Archivistiche
    • Plan de la ville et citadelle de Turin, 1705, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D25
    • Pianta di Torino e dintorni, 1774, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D57
    • Plan Geomêtrique de la Commune de Turin, 1805, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Francese, Allegato A, Mappe del Catasto Francese, Circondario di Torino, Mandamento di Torino, Torino
    • Carta dei Distretti riservati per le Regie Cacce divisa in sette parti, 1816, Archivio di Stato di Torino, Sezione Corte, Carte Topografiche per A e B, Torino, Torino 26
    • Andrea Gatti, Catasto Gatti, 1820-1830, Archivio Storico della Città di Torino, CAG, sez. 6
    • Antonio Rabbini, Topografia della Città e Territorio di Torino, 1840, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D1803
    • Antonio Rabbini, Mappa originale del Comune di Torino, 1866, Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Catasti, Catasto Rabbini, Circondario di Torino, Mappe, distribuzione dei fogli di mappa e linea territoriale, Torino
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1911, Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, SIM D135
    • Servizio Tecnico Municipale del Comune di Torino, Pianta di Torino, 1935, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.8
    • Istituto Geografico Militare, Carta IGM, 1974, Archivio Storico della Città di Torino, TD 64.7.11
    • ASCT, Fondo danni di guerra, inv. 2564 cart. 54 fasc. 5 n. ord. 2
    • Fototeca
    • Ente Responsabile
    • Mostra Torino: storia di una città
    • Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà