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Celebrazione Pubblico dominio 2015

Viva l'Italia Libera!

In occasione del 25 aprile nell'ambito del progetto urbano sul pubblico dominio (diritti liberi a 70 anni dalla morte dell'autore) le Biblioteche civiche torinesi, il Politecnico di Torino, l’Università degli Studi di Torino, il Teatro Nuovo hanno scelto di mettere in risalto la vicenda dei martiri del Martinetto, fucilati il 5 aprile 1944.


1. Il Comitato Militare Regionale Piemontese (CMRP)

Il Comitato Militare Regionale Piemontese (CMRP), organismo dapprima tecnico-consultivo ma ben presto con compiti di organizzazione e coordinamento delle bande partigiane che andavano formandosi nelle vallate piemontesi, fu costituito dal CLNRP (Comitato di Liberazione Nazionale Regionale Piemontese) verso la metà di ottobre del 1943. Vi partecipavano i rappresentanti dei partiti politici antifascisti affiancati da un gruppo di militari: il colonnello Giuseppe Ratti, il capitano Franco Balbis, il maggiore Ferdinando Creonti, il generale Giuseppe Perotti e il tenente Silvio Geuna. Alla fine del 1943 il coordinamento venne affidato al generale Perotti.

Nel marzo 1944, in concomitanza con la prima grande ondata di rastrellamenti che investì le valli piemontesi, il Comitato venne duramente colpito: il 14 fu catturato Errico Giachino, il 27 Quinto Bevilacqua e Giulio Biglieri, il 29 Massimo Montano e il 31 marzo, nella sagrestia del Duomo, l'intero Comitato: Perotti, Fusi, Giambone, Geuna, Braccini, Balbis e Brosio. Deferiti al Tribunale Speciale su pressioni del governo di Salò al termine dell’interrogatorio in Questura, furono immediatamente processati. Il processo durò due giorni e si concluse con la condanna a morte di otto dei componenti il Comitato, che furono fucilati la mattina del 5 aprile 1944: Balbis, Bevilacqua, Biglieri, Braccini, Giachino, Giambone, Montano, Perotti.

2. Le carceri nuove

Il carcere giudiziario di Torino fu realizzato tra il 1862 e il 1870 per opera dell’architetto Giuseppe Polani, che lo edificò seguendo uno schema a doppia croce.
Durante il fascismo, le carceri divennero luogo di detenzione e tortura per gli oppositori del regime;  vi furono recluse migliaia di persone, che in gran parte venivano poi inviate ai campi di lavoro e sterminio nazisti. La notte del 20 novembre 1942 la struttura fu colpita da un bombardamento della RAF, il più violento attacco aereo subito da una città italiana sino a quel momento.
Dopo l'8 settembre 1943, l'arbitrio degli arresti e delle razzie condusse in carcere nuovi soggetti: operai fermati dopo gli scioperi, ebrei in attesa della deportazione, partigiani, renitenti alla leva e comuni cittadini arrestati in seguito a retate.

Un braccio, il primo, era gestito direttamente dai tedeschi.

Dal 30 marzo 1944 furono detenuti alle Nuove i membri del primo Comitato militare regionale, fucilati il 5 aprile. Il 7 aprile dello stesso anno vi morì Emanuele Artom, giovane partigiano ebreo, commissario politico della V Divisione Giustizia e Libertà.
Dopo il 1945 la struttura fu trasformata per adeguarla alle nuove norme giudiziarie. Utilizzato fino al 2005 e considerato come complesso di grande valore storico-architettonico, l’ex carcere è oggi al centro di un progetto di recupero e una parte dell’edificio è stata musealizzata

3. Il Sacrario del Martinetto

Nel 1883 il Comune di Torino assegnava il poligono del Martinetto alla Società del Tiro a Segno Nazionale che, nata nel 1837, si era avvalsa fino ad allora di un poligono di tiro nei pressi del Valentino. Nel 1934, quando una legge avocò allo Stato tutti i campi da tiro civili, ebbe termine l'utilizzo della struttura per fini sportivi. Nel 1943, dopo l’8 settembre, la Repubblica Sociale Italiana utilizzò il luogo per eseguirvi le sentenze capitali: più di sessanta tra partigiani e oppositori politici trovarono qui la morte per fucilazione a seguito della condanna da parte del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato Fascista. Dopo la guerra, il poligono viene smantellato e trasferito alle Basse di Stura, mentre il Martinetto fu riconosciuto di interesse nazionale e adibito a sacrario in ricordo dei giustiziati. L’8 luglio 1945 fu inaugurata, all’interno del recinto delle esecuzioni, la lapide dedicata “Ai nuovi martiri della libertà“. Al  1967 risale  la sistemazione del luogo: venne mantenuto, circondato da un piccolo giardino, il solo recinto delle esecuzioni con la lapide che ricorda le vittime.

Il 5 aprile di ogni anno vi si svolge una cerimonia commemorativa che ricorda la fucilazione degli otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese. Intorno al 25 aprile, invece, ha luogo ogni anno una fiaccolata che parte delle Concerie Fiorio e arriva al Sacrario, sostando di fronte alla lapide dedicata a Luciano Domenico, staffetta partigiana uccisa a Givoletto da una raffica di mitra a soli 11 anni.

4. Gli otto membri del CMRP fucilati il 5 aprile 1944

Giuseppe Perotti. Torino, 16 giugno 1895 - Torino, 5 aprile 1944

Franco Balbis. Torino, 16 ottobre 1911 -Torino, 5 aprile 1944

Quinto Bevilacqua. Marmorta (BO), 16 aprile 1916 – Torino, 5 aprile 1944

Giulio Biglieri. L’Aquila, 9 ottobre 1911 – Torino, 5 aprile 1944.

Paolo Braccini. Canepina (VT), 16 maggio 1907 - Torino, 5 aprile 1944

Errico Giachino. Torino, 10 marzo 1916 - Torino, 5 aprile 1944

Eusebio Giambone. Camagna Monferrato (AL), 1° maggio 1903 - Torino, 5 aprile 1944

Massimo Montano. L’Escarène (Alpes-Maritimes), 18 giugno 1919 - Torino, 5 aprile 1944

5. Le ultime lettere

Franco Balbis, Lettera a…
[…] Con la coscienza sicura d’aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone di esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta.
Possa il mio grido di "Viva l’Italia libera" sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!

Quinto Bevilacqua, Lettera ai genitori
[…] Tuo figlio è innocente dell’accusa che gli hanno fatto perché accusato di terrorismo, di sabotatore, ed invece non era che un semplice socialista che ha dato la sua vita per la causa degli operai tutti.
La sventura è caduta su di me come un fulmine, ma il mio animo è sereno, perché sempre ho fatto tutto il bene che ho potuto ed ancora cercavo di farne
[…]

Giulio Biglieri, Lettera ai genitori e altri familiari
[…] Ho seguito il mio impulso ed il mio ideale e sono stato colpito dal tremendo caso. Ho avuto sempre presenti le vostre raccomandazioni, ma purtroppo – più che le mie azioni – un cumulo di circostanze mi hanno condotto quasi per caso in una rete di vicende che hanno provocato l’irreparabile.
Non ho fatto in tempo ad avvertirvi del mio arresto, e nel frattempo necessità imperiose hanno spinto le autorità ad un rigore tremendo.
La Storia giudicherà su chi debba ricadere la colpa di tutto ciò
[…]

Paolo Braccini, Lettera alla figlia
[…] è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te. Sarò fucilato all’alba, per un ideale, per una fede che tu, figlia mia, un giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo babbo non morrà mai. Egli ti guaderà, ti proteggerà egualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua madre.
So di non morire, anche perché la tua mamma sarà per te anche il tuo babbo, quel tuo babbo al quale vuoi tanto ben, quel tuo babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa
[…]

Eusebio Giambone, Lettera alla figlia
[…] quando leggerai queste righe il tuo papà non sarà più. Il tuo papà che ti ha tanto amata malgrado i suoi bruschi modi e la sua grossa voce che in verità non ti ha mai spaventata. Il tuo papà è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza. Oggi sei troppo piccola per comprendere perfettamente queste cose, ma quando sarai più grande sarai orgogliosa di tuo padre e lo amerai ancora di più, se lo puoi, perché so già che lo ami tanto […]

Errico Giachino, Lettera a Teresa
[…] Mi devi scusare se non ho potuto dedicare a te negli ultimi tempi  tutto il tempo che avrei voluto, ma tu sai al compito a cui mi ero dedicato per un fine superiore e per il bene della nostra Patria, fine di cui non mi pento anche se in questi giorni ed in questo periodo sono condannato e punito.
Non ti ho scritto prima per evitarti un dolore e perché non volevo sapessi quale sia il mio destino ormai; non ho alcun rimorso per il mio operato, ho agito per quello che ritenevo e ritengo il bene del nostro popolo; ti scrivo invece ora per giustificare il mio atteggiamento e perché tu mi comprenda meglio
[…]

Massimo Montano, Lettera alla moglie
[…] Chiedo a Dio che voglia far sopportare a Te, alla Mamma ed al Papà, il dolore della mia perdita. Massimiliano deve nascere sì tesoro mio caro ora ci deve essere prima lui di me. Dal cielo cercherò di fare il possibile affinché egli ti sia sempre affezionato e che ogni azione la faccia per il tuo bene e per la tua consolazione.
Ricordagli di me, il mio amore e le mie premure i progetti che già avevo fatto per al sua adolescenza; per i suoi studi, per la sua vita intera.
In questo ultimo giorno di vita me lo sono immaginato nascere e crescere roseo e paffutello proprio come tu e il suo papà lo hanno desiderato. Sì, dovrà essere tanto buono e tanto caro e con Te e con i nonni non potrà che certamente vivere nella completa serenità, in un immenso amore e continuare con te l’indissolubile binomio Nino-Mene
[…]

Giuseppe Perotti, Lettera alla moglie
[…] Ma se penso non a me che me ne vado ma a Voi che restate, allora un supremo sconforto mi assale ed un dolore immenso per il male che vi faccio. Non io sono la vittima ma voi che restate, voi che dovete sopportare il tremendo retaggio di una vita da affrontare senza quel piccolo aiuto che ho cercato di darvi. Io muoio, te l’ho già detto, tranquillo. Ho coscienza di aver voluto a te, alle mie creature belle tutto il bene che il mio cuore era capace di dare e voi mi avete dato tante gioie ed un immenso desiderio sempre di avervi vicini, di godervi, di sentirvi.


6. Le esecuzioni delle sentenze

Le esecuzioni avvenivano sempre nello stesso modo: i condannati arrivavano all’alba, ammanettati, scendevano dai furgoni circondati da qualche decina di agenti di Pubblica sicurezza e di militi della Guardia nazionale repubblicana e venivano legati con la schiena volta al plotone d’esecuzione sulle sedie poste all’estremità del poligono. Seguivano la benedizione del cappellano, la lettura della sentenza, la scarica di fucileria, i colpi di grazia, la stesura del verbale d’esecuzione.

Il quotidiano torinese “La Stampa” il 7 aprile 1944 titola: “Il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato a Torino. Processo a carico di alcuni responsabili del banditismo armato contro i poteri costituiti. Dei quindici imputati di appartenenza al “comitato di liberazione nazionale” otto condannati alla pena capitale, quattro all’ergastolo, uno alla reclusione e due assolti

7. Il ricordo nella toponomastica torinese

Il 10 novembre 1945 la Giunta Popolare della Città di Torino deliberò la soppressione dei toponimi viari legati a personaggi appartenenti  al regime nazifascista e la contestuale assegnazione di nuovi toponimi legati a personalità distintesi nella lotta di Liberazione nazionale. Vie, piazze e corsi furono intitolati ai martiri del Martinetto.

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Con la caduta del regime fascista e all'indomani della Liberazione della città, la giunta popolare della Città di Torino, delibera la soppressione di denominazioni istituite durante il periodo fascista (figure e luoghi del regime e dei suoi alleati), l'assegnazione di nuove denominazioni (in ricordo di eventi, personaggi rilevanti nella lotta all'antifascismo), il ripristino di antiche denominazioni già modificate in epoca fascista e l'annullamento di denominazioni conferite senza l'osservanza della legittima procedura di assegnazione.

Giuseppe Perotti (Torino 1895-1944)

Generale di brigata, proveniente dal Genio Militare ed ispettore delle unità ferroviarie mobilitate. Dopo l'8/9/43 si mette a disposizione del C.L.N. piemontese ed è incaricato della consulenza tecnica nel primo Comitato militare regionale piemontese, di cui diventa l'animatore. Arrestato mentre partecipava ad una riunione nella sacrestia del Duomo in Torino, venne processato e fucilato al Martinetto, con Balbis ed altri 6 membri del C.M.R.P.. Medaglia d'oro al valor militare. alla sua memoria è stata intitolata una piazza, già denominata "Largo Dario Pini".

Paolo Braccini (Canepina, Viterbo, 1907 - Torino, 1944)

Docente universitario. Caduto per la Libertà. Specializzato nelle ricerche sulla fecondazione artificiale negli animali presso l'Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte e della Liguria. Nel 1943 entra nel movimento clandestino di Torino. Arrestato mentre partecipava a una riunione del Comitato militare regionale piemontese, viene processato e fucilato al Martinetto in Torino.

Massimo Montano (Tonet Escarène, Nizza, Francia, 1919 - Torino, 1944)

Professionista e partigiano, nato a Tonet Escarène (Nizza, Francia) il 18 giugno 1919. Tenente dell'Esercito, decorato di Medaglia d'argento al Valor Militare. Viene fucilato il 5 aprile al Poligono del Martinetto. Alla sua memoria è stata intitolata la via già denominata "via Luigi Scaraglio".

Eusebio Giambone (Camagna Monferrato 1903 - Torino 1944)

Caduto per la Libertà. Membro del Comitato militare piemontese; medaglia d'oro e d'argento al valor militare. Alla sua memoria è stato intitolato il corso già denominato corso Porcù del Nunzio, prima ancora corso Agrigento.

Errico Giachino (Torino 1916-1944)

Medaglia d'oro e d'argento al valor militare. Fece parte del primo Comitato militare regionale piemontese quale rappresentante delle Brigate Matteotti. Arrestato il 31 marzo 1944 mentre partecipava ad una riunione del CMRP, fu processato, condannato a morte e giustiziato il 5 aprile 1994 al Martinetto. Alla sua memoria è stata intitolata la via già denominata via e largo Gustavo Doglia, prima ancora via Lanzo.

Giulio Biglieri (Aquila 1911 - Torino 1944)

Bibliotecario a Novara. Decorato di tre croci di guerra e proposto per la medaglia di bronzo al valor militare. Arrestato il 30 marzo 1944 e fucilato con Franco Balbis ed altri sei membri del Comitato militare regionale piemontese. Alla sua memoria è stata intitolata la via già denominata "via Filippo Corridoni", prima ancora "via Oneglia".

Quinto Bevilacqua (Molinella, Bologna, 1916 - Torino 1944)

Operaio mosaicista. Militante socialista. L' 8 settembre 1943 entra nel movimento clandestino di Torino. Arrestato il 28 marzo 1944 e processato insieme ai membri del Comitato militare regionale piemontese, fu fucilato il 5 aprile 1944 in Torino. Alla sua memoria è stata intitolata la via già denominata "via Val Cismon".

Franco Balbis (1911 - 1944)

Nato a Torino il 16 ottobre 1911, fucilato a Torino il 5 aprile 1944, capitano d'Artiglieria, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Sacrario del Martinetto

Già poligono di tiro, dopo l’8 settembre 1943 è scelto dalla Repubblica Sociale Italiana come luogo per le esecuzioni delle sentenze capitali. Oltre 60 tra partigiani e resistenti vi trovano la morte.

Carceri giudiziarie dette Le Nuove

Il carcere giudiziario di Torino fu realizzato tra il 1862 e il 1870. Le carceri giudiziarie furono colpite dal bombardamento del 20 novembre 1942. Luogo di reclusione, durante il fascismo, per gli oppositori del regime, la struttura carceraria fu trasformata dopo il 1945 e utilizzata fino al 2005.

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