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Scheda: Soggetto - Tipo: Persona

Adalberto marchese d’Ivrea

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Adalberto, della famiglia degli Anscarici, resse la marca di Ivrea all’inizio del secolo X, quando all’interno della circoscrizione era compreso il comitato di Torino. Fu Adalberto a donare ai monaci dell’abbazia di Novalesa trasferitisi a Torino la chiesa di Sant’Andrea.


Attività: X Sec. (900-999)

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  • Il padre di Adalberto, Anscario, arrivò in Italia dalla Borgogna al seguito di Guido di Spoleto eletto re d’Italia nell’888. Probabilmente fu proprio Guido a istituire la marca di Ivrea e a scegliere Anscario come marchese. Successivamente, però, la fedeltà della famiglia – detta Anscarica – dovette mutare, perché risulta un matrimonio tra Adalberto e la figlia di Berengario, Gisla. L’ultimo documento in cui compare Anscario è datato 898. Adalberto, suo figlio, divenne il nuovo marchese. I confini della circoscrizione, con centro a Ivrea, erano piuttosto estesi e comprendevano anche il comitato di Torino. In particolare, Adalberto fece sentire la sua presenza a Torino con la famosa donazione della chiesa di Sant’Andrea (ora Santuario della Consolata) e di una torre ai monaci dell’abbazia di Novalesa. Adalberto, come suo padre, era allo stesso tempo funzionario pubblico e possessore di beni fondiari nella stessa area. Questo permise a sua moglie Ermengarda di mantenere, anche dopo la sua morte, un ruolo eminente, come dimostrano le sue intercessioni presso re Rodolfo e Ugo nel 924 e nel 929. Dei due figli di Adalberto, Berengario divenne conte di Milano, mentre Anscario II, tentò di trasformare in senso dinastico la presenza degli Anscarici nell’area piemontese. Tuttavia, nel 936 fu nominato marchese di Spoleto e quattro anni dopo venne ucciso in uno scontro con l’esercito di re Ugo.

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    • Mostra Torino: storia di una città