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Scheda: Oggetto - Tipo: Mappa

Torino in pianta dimostrativa (Grossi, 1796)

Nel 1796 l’architetto Amedeo Grossi redige la carta Torino in pianta dimostrativa con numeri indicanti tutti i proprietari. delle case, distinzione delle Chiese con lettere alfabetiche e descrizione delle contrade, piazze e luoghi principali con l’obbiettivo di fornire un quadro preciso della situazione fondiaria urbana, attraverso il rilevamento degli edifici numerati con accanto i nomi dei loro proprietari.


Realizzazione: 1796

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  • mostra moderna
  • Il panorama descrittivo e figurato “di deliziose ville e casini in sì gran numero, che basterebbero da se soli a formar una grandiosa e magnifica città”, delineato già dall’architetto misuratore ed estimatore Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi (1753-1805), tra il 1790 e il 1791, con la “Carta Corografica dimostrativa del Territorio della città di Torino” e i suoi contorni, viene portato a compimento, nel 1796, con la carta Torino in pianta dimostrativa con numeri indicanti tutti i proprietari delle case, distinzione delle Chiese con lettere alfabetiche e descrizione delle contrade, piazze e luoghi principali, incisa da Antonio Arghinenti.

    Il Grossi con questa carta concretizza quell’importante aspetto ancora assente nella sua analisi di censimento già intrapresa con la precedente Carta Corografica del 1790-91: rilevare la situazione fondiaria urbana. Infatti, proprio la mancanza per la città di una cartografia utile a riconoscere la proprietà urbana, favorisce il successo e la diffusione della carta Torino in pianta dimostrativa.

    La cosiddetta “isola” o isolato urbano,  intitolata al nome di un santo, rappresenta ancora l’unità di riferimento per ogni tipo di ripartizione di tipo amministrativo, quali il controllo degli abitanti da parte della milizia urbana o l’appartenenza ad una circoscrizione parrocchiale. 

    Nella lunga legenda posta sulla carta a destra, sono riportati i nomi dei proprietari con a fianco il numero dell’edificio indicato in pianta. Negli anni successivi l’elenco dei nomi viene regolarmente aggiornato, come testimoniano copie differenti messe a confronto, così da fornire non solo il censimento sistematico degli edifici ma soprattutto quello dei proprietari, utile quest’ultimo per comprendere il forte rapporto esistente tra città e territorio.

    La coincidenza dell’identità del possesso fondiario e immobiliare verificato su tre realtà economiche differenti - la città, la collina e la pianura - dimostra, ad esempio, in molti casi che un ricco proprietario possiede, alla fine del Settecento, un palazzo urbano di rappresentanza, una vigna collinare per la villeggiatura ed una cascina-villa nelle zone pianeggianti che garantisce un sicuro reddito.

    Con questa mappa Amedeo Grossi fornisce un basilare strumento per lo studio della topografia settecentesca anticipando concettualmente, ma senza risolverlo, il problema della corretta determinazione del domicilio dei torinesi, che troverà la sua soluzione di lì a poco, attraverso la numerazione delle porte delle case, con la Municipalità repubblicana.

    Ma è proprio dalla concezione di questa carta che prenderà il via, nel 1802, l’organizzazione del catasto comunale di Torino istituito dall’amministrazione francese, che porterà alla produzione di un vasto corpo iconografico adeguato agli obiettivi fiscali.

     

    • Bibliografia
    • Fonti Archivistiche
    • Archivio Storico della Città di Torino, Collezione Simeom, D 68
    • Ente Responsabile
    • Mostra Torino: storia di una città