Scheda: Tema - Tipo: Storia

La deportazione degli ebrei

Gli ebrei torinesi erano vissuti tranquillamente sotto il fascismo, cittadini come gli altri, talora abbienti e non di rado iscritti al Partito, ma furono sufficienti poche ore per mutare definitivamente e drammaticamente tutto.


Periodo di riferimento: 1944 - 1945

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  • sala 1922

Per quasi un secolo gli ebrei erano stati cittadini torinesi esattamente come tutti gli altri: più o meno benestanti, parecchi di essi fascisti, e residenti nelle varie parti della città: i facoltosi nei lunghi viali e alla Crocetta, i piccoli commercianti e gli artigiani soprattutto nel centro. Dopo le leggi razziali dell'autunno del 1938 essi presero a riunirsi nella zona vicina alla Sinagoga (via San Pio V, via Galliari, via Sant'Anselmo, via Goito, via Berthollet, via Bidone, via Orto Botanico, sede dell'orfanotrofio, piazza Santa Giulia, sede dell'ospizio), anch’essa poi quasi interamente distrutta dal bombardamento del 21 novembre 1942.
L’arrivo dei profughi ebrei dalla Germania fu motivo di preoccupazione, e a partire dall'autunno 1941 in città iniziò una sorta di campagna antisemita (attentato al portone della Sinagoga, affissione manifesti inneggianti all'odio antiebraico).
La deportazione a Torino ebbe inizio il 13 gennaio 1944, quando cinquanta deportati furono caricati su di un carro bestiame diretto a Mauthausen. A partire da quel giorno, da Porta Nuova partirono centinaia di deportati (uomini, donne, bambini), alla volta dei campi di transito o dei Lager nazisti. I condannati venivano radunati all'alba dentro il carcere delle Nuove e trasferiti in stazione alle prime luci del mattino.

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