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La Stamperia reale, centro dell'editoria settecentesca

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L’istituzione della Stamperia reale nel 1740 segnò una svolta nel sistema editoriale torinese, mentre i piccoli editori faticavano a sopravvivere. La severissima censura si ammorbidì solo per un breve periodo, nella seconda metà del Settecento, per poi tornare, implacabile, sul finire del secolo.


Inizio: 1740

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  • sala 1780
  • Evento principale per l’editoria settecentesca fu l’istituzione della Stamperia Reale nel 1740, alla quale vennero assegnati, oltre alle pubblicazioni degli organi pubblici, incarichi crescenti, inclusi libri devozionali, scolastici e l’unica gazzetta bisettimanale pubblicata in città. Le piccole e medie tipografie non erano molte; affrontarono anni in cui era difficile avere un incarico di pubblicazione, il mercato era ridotto, la concorrenza feroce. In città era invece attivo un consistente gruppo di librai originari d Briançon, che aveva contatti con i grandi editori europei.

    Esisteva una rigida censura che non era in contrasto con quella ecclesiastica, cui era lasciato il controllo sull’ortodossia, ma che contrastava ogni sospetto di pensiero libero, ritenuto potenzialmente eversivo; anche le storie profane e i romanzi incorrevano spesso in divieti di pubblicazione.

    Nella tipografia torinese non mancarono forme associative. Nel 1738 fu fondata a Torino la prima società di mutuo soccorso fra i lavoranti del settore: l’Unione Pio-Tipografica, che non riuscì però ad acquisire grande rilievo contrattuale.

    Tra gli anni Settanta e Ottanta del Settecento la censura parve divenire meno rigida, nacquero nuovi giornali, tra cui la «Biblioteca oltremontana» e le pubblicazioni si rivolsero anche a nuovi settori di pubblico, per esempio alle donne, ma alla fine del secolo la paura delle idee eversive, provenienti dalla Francia, produsse una nuova contrazione delle libertà.

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