Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Ex Magazzino di Artiglieria e Difesa Chimica, M.Ar.Di.Chi. - Ex Lanificio Fratelli Piacenza

Il complesso, pregevole esempio di architettura industriale di stile eclettico a cui hanno lavorato insigni progettisti, è stato edificato a partire dal 1911. L’edificio all’angolo tra via Bologna e via Domenico Cimarosa (1913-1915) è opera dell’ingegnere Giovanni Chevalley. L’edificio, ospitante la sede della Direzione dell’industria di artiglieria, fu bombardato due volte nel corso del secondo conflitto mondiale: la prima l’8 dicembre 1942, la seconda il 13 luglio 1943.


VIA BOLOGNA 190

Costruzione: 1911

Ampliamento: 1912 - 1928

Bombardamento: 08 Dicembre 1942

Bombardamento: 13 Luglio 1943

Dismissione: 2009

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  • bombardamento | abitazione | industria | edificio militare | magazzino

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  • bombardamenti

1. Costruzione dell'edificio

Sita in località Regio Parco, la caserma occupa l’ex-lanificio Piacenza posto all’incontro di via Bologna con via Domenico Cimarosa. Nel 1911, in fase di grande espansione il Lanificio Fratelli Piacenza, storica azienda tessile di Pollone (Biella) fondata a metà Settecento e tuttora attiva, apre uno stabilimento a Torino su terreni di 46.600 mq di superficie adiacenti a quelli occupati pochi anni prima dalla Filatura di Tollegno, azienda nella quale aveva una partecipazione. Il fabbricato è fatto costruire dai Fratelli Piacenza, su progetto dell’ingegner Pier Maria Dogliotti, all’interno del lotto prospettante un complesso di case popolari su via Bologna e confinante a est con la filatura Tollegno (ASCT, Progetti Edilizi, pratica n. 371, 1911). Il primo capannone per la produzione, a un piano fuori terra di lati 31,91 m per 30,25 m, con struttura puntiforme metallica e coperto dai tipici sheds, è ampliato nel 1912 (ASCT, Progetti Edilizi, pratica n. 531, 1912).

2. Gli ampliamenti e l'intervento di Giovanni Chevalley

Nel 1913 i Piacenza ottengono il permesso di estendere nuovamente lo stabilimento con la costruzione su strada, all’angolo delle vie Bologna e Cimarosa, di un fabbricato a due e tre piani fuori terra unito al capannone produttivo già esistente e al suo ulteriore ampliamento. Un primo progetto, non completamente realizzato, porta la firma dell’ingegner F. Bertrand (ASCT, Progetti Edilizi, pratica n. 55, 1913).
L’edificio oggi esistente a due piani fuori terra in affaccio sulle vie è, invece, opera dell’ingegnere e cavaliere Giovanni Chevalley, insigne architetto allievo di Carlo Ceppi, docente universitario, per alcuni anni anche consigliere ed assessore comunale, realizzatore tra gli altri del piano urbanistico di riuso dell’ex piazza d’Armi in zona Crocetta, dei progetti di riuso del palazzo Ferrero d’Ormea a sede della Banca d’Italia e del palazzo Perrone a sede della Cassa di Risparmio. Il 12 agosto 1913, Chevalley presenta e ottiene il permesso per la costruzione ad uso uffici, abitazioni e magazzini; esecutrice dei lavori è la ditta Fratelli Visetti (ASCT, Progetti Edilizi, pratica n. 527, 1913). Nello stesso anno vengono realizzati i locali caldaia e la tintoria ed è presentato un progetto di cancellata per chiudere la proprietà sulle vie (ASCT, Progetti Edilizi, pratica n. 622, 1913).
La planimetria del Chevalley rimane grossomodo fedele a quella del Bertrand sviluppandosi attorno ad un cortile a cui si accede tramite il passo carraio. Connota il progetto la soluzione dell’accesso principale disposto in modo da smussare l’angolo tra le due vie. I fronti sono in mattoni rossi paramano, le due ali laterali sono leggermente più basse del corpo centrale angolare che presenta una cornice di coronamento laterizia con motivo ad archetti pensili. Il disegno delle facciate è affidato alle cornici delle aperture intonacate e dipinte in bianco. Anche gli archi a tutto sesto, che si aprono al piano terreno nelle ali laterali, presentano un’alternanza del mattone e dell’intonaco bianco a simulare il disegno dei conci.
Nel 1915 viene richiesto un nuovo ampliamento dello stabilimento esistente a uso industriale di due campate di sheds attestate su via Bologna; le opere sono eseguite dalla ditta Visetti e Figli (ASCT, Progetti Edilizi, pratica n. 274, 1915). Dal 1917 al 1928 si susseguono numerosi lavori di ampliamento. Nel 1920, quando oramai il sito è adibito a uso militare, viene realizzato un basso fabbricato per i dormitori. La palazzina, in stile eclettico, è giunta fino a noi praticamente inalterata compresi alcuni particolari come la pregevole inferriata su via Bologna. Intervengono poi l’ingegnere Annibale Tioli e altri progettisti e gli ampliamenti dello stabilimento proseguono fino al 1928.

Nel 1914, secondo il Censimento Industriale, l’azienda occupava 79 uomini, 142 donne e 114 minori. La crisi del secondo dopoguerra costringe l’azienda a chiudere lo stabilimento di Torino e a concentrare le forze sulla sede di Pollone. Lo stabile fu venduto al demanio militare che ne fece la Sezione Staccata dei Magazzini di Artiglieria denominati poi con l’acronimo M.Ar.Di.Chi. (Magazzini Artiglieria Difesa Chimica).

Il Magazzino di Artiglieria e Difesa Chimica, da tempo in disuso, è recentemente entrato a far parte di un elenco di beni da dismettere che il Ministero della Difesa, proprietario degli immobili, intende porre sul mercato immobiliare.

3. Bombardamenti

L’edificio, che ospitava la sede della Direzione dell’industria di artiglieria e i locali adibiti alla convivenza per il corpo di guardia, fu colpito nel dicembre del 1942 e nel luglio del 1943. Entrambi i bombardamenti, notturni, furono effettuati da aerei della RAF, con bombe di grosso e grossissimo calibro. I bombardamenti causarono la distruzione di un capannone a mezzo di bombe incendiarie, il crollo di volte, lo schiantamento degli infissi, il crollo di muricci e lo scoprimento della copertura del tetto.

Fonti Archivistiche

  • Archivio Storico della Città di Torino, ASCT, Progetti Edilizi, pratiche: n. 371 (1911); n. 531 (1912); n. 55 (1913); n. 527 (1913); n. 622 (1913); n. 274 (1915); n. 104 (1917).
  • Archivio Edilizio della Città di Torino, AECT, Progetti Edilizi, pratiche: n. 104 (1917); n. 114 (1917); n. 72 (1918); n. 92 (1918); n. 303 (1919); n. 286 (1920); n. 362 (1920); n. 510 (1920); n. 1658 (1928); n. 131/D (1979); n. 4867/D (1986); n. 1783/C (1987).
  • ASCT Fondo danni di guerra, inv. 1754, cart. 36, fasc. 23, n.ord. 1
  • Archivio Storico della Città di Torino, Censimento industriale, 1914

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Ente Responsabile

  • CeSRAMP - Centro Studi e Ricerche storiche sull’Architettura Militare in Piemonte
  • Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà
  • Officina della Memoria