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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Piazza San Giovanni, basilica del Salvatore

I resti archeologici della basilica paleocristiana dedicata al Salvatore sono conservati sotto piazza S. Giovanni e all’interno del Museo Diocesano: costituiscono la più antica testimonianza materiale della cattedrale di Torino.


Lat: 45.073543 Long: 7.685473

1. Introduzione

Massimo, primo vescovo di Torino, è consacrato negli anni compresi tra la morte di Eusebio di Vercelli (371) e quella di Ambrogio di Milano (397), e regge la diocesi tra la fine del IV secolo e i primi decenni del V. Alla sua iniziativa si deve la fondazione della cattedrale, che nel 398 accoglie un importante sinodo dei vescovi delle Gallie. L’insediamento del complesso episcopale avviene nell’isolato situato nell’angolo nord-orientale della città antica, in posizione periferica ma non lontana dall’asse viario del cardine massimo e dalla porta, detta oggi Palatina, alla quale confluiscono le strade provenienti da Vercelli e dalla pianura Padana. Occupata in un primo tempo da abitazioni private, nel corso del II secolo d.C. l’insula viene espropriata per far posto alle imponenti strutture di un complesso monumentale pubblico (di funzione imprecisabile). Un decumano minore lo separa dal teatro, ma l’edificio per spettacoli, più volte modificato e ampliato, risulta già abbandonato alla fine del IV secolo d.C., quando i materiali edilizi ricavati dalla sua demolizione sono usati per costruire la prima basilica del Salvatore.

2. La scoperta e le indagini recenti

Gli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici in piazza S. Giovanni tra il Duomo e il teatro romano, iniziati nel 1996 e proseguiti per oltre dieci anni seguendo anche le fasi di recupero e restauro della chiesa inferiore della cattedrale rinascimentale, oggi sede del Museo Diocesano, hanno permesso di riaprire e ampliare le indagini nell’area esplorata nel 1909 da Cesare Bertea (Torino, 23 giugno 1866 – 18 gennaio 1941, ingegnere presso l’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria) e Alfredo d’Andrade (Alfredo Cesare Reis Freira de Andrade, Lisbona, 26 agosto1839 – Genova, 30 novembre 1915, architetto e direttore dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria). Già allora si erano individuati i resti dell’antica basilica paleocristiana del Salvatore, ma si decise di rinterrarli dopo aver strappato il mosaico romanico del presbiterio. Con i nuovi interventi si è invece completato lo scavo di tutto il settore a nord del Duomo per creare un’area archeologica sotterranea, non ancora aperta al pubblico. Negli spazi del Museo Diocesano sono invece visibili e allestiti in forma permanente alcuni settori dove la stratificazione archeologica è stata risparmiata dagli scavi per la costruzione del Duomo nuovo.

3. La prima chiesa

Nel Medioevo la cattedrale torinese era composta da tre chiese gemelle e affiancate dedicate a Cristo Salvatore, a san Giovanni Battista e a Maria. La prima a essere costruita fu la basilica del Salvatore, a tre navate in origine separate da colonnati, di cui restano i soli basamenti in pietra. La chiesa era conclusa a oriente da una profonda abside semicircolare, ritrovata in parte nel sottosuolo del braccio nord del transetto del Duomo. Nell’area dell’attuale piazza sono emersi i resti delle navate centrale e settentrionale, mentre di quella meridionale si è ritrovata soltanto la fossa di spoliazione (l’impronta nel terreno rimasta dopo la demolizione completa della parete) all’interno della cripta del Duomo. In facciata si aprivano tre ingressi che utilizzavano marmi antichi come soglie. A nord, verso il teatro, era annessa una sorta di quarta navata allineata sull’antico fronte dell’isolato, a margine della strada basolata: un nuovo marciapiede fu realizzato nell’occasione con grandi blocchi in pietra recuperati dal teatro. Sul lato meridionale doveva trovarsi il battistero, forse inizialmente costituito da un’aula absidata precedente l’impianto della basilica paleocristiana di S. Giovanni.

4. Le ristrutturazioni del V secolo e la solea

Sobria e rigorosa, la chiesa del Salvatore aveva pareti semplicemente intonacate e un battuto grossolano di malta mista a pietrisco e laterizi frantumati per pavimento. Nel corso del V secolo furono predisposte importanti strutture di arredo liturgico: nella navata centrale l’area presbiteriale fu recintata da transenne di cui resta un tratto della muratura di fondazione. Sull’asse mediano si dipartiva dal presbiterio verso ovest una solea: un corridoio lungo e stretto soprelevato di un gradino e racchiuso da barriere di legno. Questa corsia di accesso al presbiterio, che canalizzava i percorsi liturgici, trova numerosi confronti nell’architettura religiosa paleocristiana dell’Italia settentrionale e contribuisce alla migliore conoscenza della funzionalità della chiesa.

5. L’incendio e la crisi alla fine del VI secolo

L’uso della solea cessò dopo un incendio che investì l’annesso nord, le transenne del presbiterio e il tetto. L’evento si data alla fine del VI secolo o agli inizi del VII, in decenni che sappiamo durissimi per la Chiesa torinese: nel 579 la diocesi perse la valle di Susa e la Moriana, conquistate dai Franchi, mentre dopo l’arrivo dei Longobardi il vescovo Ursicino (562-609/610) venne imprigionato e la cattedrale fu saccheggiata. Trascorsi questi eventi drammatici, Ursicino riuscì tuttavia a portare a termine il suo lungo episcopato, riparando gli edifici e facendosi seppellire presso la cattedrale, accanto all’abside del Salvatore. La sua lapide funeraria, ritrovata nell’Ottocento, è visibile in Duomo insieme alla copia di un’altra simile del vescovo Rustico, morto nel 691.
L’annesso nord non venne però ricostruito e il basolato della strada, ormai privo di manutenzione, subì un progressivo interro.

6. Il cimitero altomedievale

Tra il V e il VII secolo a nord della basilica si espandono i fabbricati intorno al complesso episcopale, mentre i depositi di terra misti a rifiuti domestici e artigianali sull’antico selciato stradale si accrescono velocemente. A partire dalla seconda metà del VII secolo inizia l’utilizzo funerario dell’area esterna settentrionale con l’ordinata e accurata costruzione di tombe a cassa in muratura, coperte da mattoni disposti a doppio spiovente, realizzate in serrata progressione a partire dalla fascia adiacente alla parete della chiesa. Altre tombe, chiuse da grandi lastre di pietra, si dispongono davanti alla porta principale della chiesa, in posizione quindi molto ambita e riservata a personaggi di alto rango. Lo studio antropologico di tutti i resti scheletrici ha rivelato per questo primo periodo cimiteriale una popolazione selezionata: la netta predominanza di uomini di età matura o anziana si accompagna a caratteri fisici distinti rispetto alla popolazione locale del tempo, forse dovuti alla loro appartenenza all’aristocrazia dominante straniera, prima longobarda e poi franca.

Cronologia

Fine IV secolo d.C. – Costruzione della basilica;

V secolo – Ristrutturazione e allestimento della solea;

Seconda metà del VI secolo – Incendio e riparazioni;

Seconda metà del VII secolo – Avvio del cimitero;

IX secolo – Rinnovo dell’arredo liturgico e istituzione della canonica del Salvatore;

Primi decenni dell’XI secolo – Ricostruzione della chiesa.

  • Bibliografia

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