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LA H O S T B A D E L B A R O C C O

A P A L A Z Z O C A B I O H A N O

S p i r i t o e f o r i n e d e l l 'a r t e p ie in o lit e n e n e l S e ic e n t o e S e t t e c e n t o

Fra i tanti meriti che avrà avuto la Mostra dei Sei

e Settecento piemontese apertasi in Palazzo Cari-

"nano a Torino il 19 giugno di quest'anno con l'au-

<:usto intervento di S. A. K. il Principe di Piemonte,

e fra i molti ammaestramenti che. con un allestì*

mento perfetto, ci avranno procurato i suoi orga­

nizzatori (-apetali dal dott. \ ittorio Viale e spro­

nati daH'animosi volontà dell'ing. Ugo Sartirana,

Podestà di Torino, uno va considerato con partico­

lare attenzione, anzi, dev'essere senz'altro segna­

lato coinè primissimo. Meglio ancora della singola

bellezza e squisitezza degli oggetti esposti, più an­

cora del godimento culturale d'a\er lilialmente sot-

t'occhio, nello spazio d'una cinquantina di sale, un

panorama completo della pittura, della scultura,

«lell'architettura. della scenografìa. delle arti deco­

rative (cioè di quanto riflette il costume e la vita

estetica di un popolo) in Piemonte fra l'inizio del

'«‘colo xvii e le soglie dell'Ottocento, vale infatti la

«limostrazione piena e convincente dell'unità di

misto e di stile che informò per circa duecent'anni

— fra la gente subalpina — queste così varie e

leggiadre attività dello spirito.

Il fatto ha un'importanza grandissima: perchè è la

prova più persuasiva della coerenza assoluta fra

M-ntimento ed azione estetica, fra ambiente morale

«■d operosità intellettuale: coerenza che, quando è

perfettamente raggiunta da un popolo e da un'età,

rende artisticamente felice tutto un periodo di atti-

vità poetica, riesce a definirla in ogni suo aspetto,

'alda ogni dissidio tra fonna e contenuto, lascia

tracce incancellabili e inconfondibili in qualsiasi

manifestazione dell'intelligenza, crea insomma, con

scurezza costante e con ordine armonioso, quella

-uprema entità dell'arte che è lo

stile,

insopprimi­

bile eco — diresti — in ogni atto della mano d'un

vigilante modo d'essere del pensiero.

Fra lo stile ed il costume quasi non esiste distanza :

e se le grandi età dell'arte, anche dopo secoli, ci

appaiono così chiare e limpide, vere e proprie ar­

chitetture dell'intelletto, ritmi grandiosi composti

in sinfonia totalitaria ed inscindibile, lo si deve ap­

punto a questa determinazione stilistica, a questa

«orale sua rispondenza con una psicologia collettiva

che supera lo stesso individualismo dei grandi in­

seguì, delle menti eroiche che guidano e piegano

le sorti dell'umanità. Se a dire Trecento o Sette­

cento, Quattrocento o Cinquecento, tanto netto ci

appare il blocco culturale dei rispettivi periodi sto­

rici. ciò precisamente dipende dall'assoluta unione

fra tono di vita e qualità di intelligenza; mentre

nelle epoche indeterminate e incerte sempre sarà

possibile ritrovare una scissione e uno stridore, una

manchevolezza ed un contrasto, un'inquietudine e

una incompletezza fra stile e costume.

Giova insistere su questo binomio

arte-co**"me

come sul più sicuro riferimento per capire la mo­

stra di Palazzo Carignano ed accogliere la sua

grande lezione di storia dell'arte piemontese. Sia

nelle sale del maestoso edificio guariniano, sia in

quelle del Civico Museo di Palazzo Madama che

col delizioso complesso della Palazzina di Caccia di

Stupinigi completano la rassegna storica torinese,

è sotto specie di « spettacolo », di apparato scenico

in cui la finzione artistica sceglie e raduna dalla vita

gli elementi più acconci, più vistosi e tipici per

proiettarli, sintetizzati, in una sorta di rappresen­

tazione teatrale ora leggiadra fino alla svenevolezza,

ora fastosa fino all'ampollosità, ma sempre supre­

mamente pittoresca, ricca, cangiante, estrosa, e in

ogni minimo particolare improntata da un desi­

derio, quasi una smania, di originalità inventiva,

di individualismo capriccioso — è, diciamo, sotto

specie di « spettacolo » che ci conviene osservare i

due secoli che anche in Piemonte si definiscono

« barocchi i> se pur qui da noi il termine, per na­

tura misurata di gusti ed istintivo equilibrio di sen­

timenti, venga parzialmente svuotato del suo senso

più enfatico, e si riduca a corrispondere ad un pe­

riodo stilistico non di molto superiore ai cent'anni.

Spettacolo s'è detto : meglio, forse, scenografia.

Non casualmente l'unico abbozzo di studio critico

sulla pittura settecentesca torinese, quello di Laura

Rosso

{La pittura e la scultura del '700 a Torino

),

muove dalla scenografia; e la sua autrice può seri*

vere che la scenografia appunto si rivela la figlia

più genuina dell'atmosfera spirituale del Seicento

e del Settecento, quasi il tratto di congiunzione di

tutte le arti del tempo, quasi il simbolo più carat­

teristico del senso estetico di quei due secoli : « Il

melodramma trionfa consciamente e inconsciamente

non solo sul teatro, ma nella vita, ed altera il senso

delle proporxioni, delle persone e delle cose; tutto

è visto e concepito come in uno sfondo teatrale,

sbalorditivo di magnificenza; la vita pubblica e la

privata, la vita diplomatica, la parata militare e le

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