Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Opera a Corno di Valdocco

Potente opera costruita nei primi anni della guerra di Successione di Spagna presso l’angolo nord-occidentale delle mura, riveste un ruolo fondamentale nella difesa del fronte di Porta Susina.


Lat: 45.081026 Long: 7.674419

Costruzione: 1703

Demolizione: XIX Sec. (1800-1899)

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  • militare | bastione

Opera permanente realizzata in terra viene avviata «secondo il dissegno del Sig.r Avocato, et Ingegniere Bertola», nel novembre 1703 «nel sitto, e bassa della Valdoch» di fronte al nuovo bastione di S. Avventore. È composta di un fronte formato da due mezzi bastioni ai vertici di un tratto di cortina a tenaglia; il semi-baluardo di destra è collegato ai fossati della piazza per mezzo di una lunga “ala”. È completata da un fossato, un cammino coperto a saliente centrale e uno spalto; di fronte al mezzo bastione di sinistra è realizzata una lunetta avanzata. Occupa l’attuale area fra corso Regina Margherita, via Sassari, corso Principe Oddone e corso Principe Eugenio.
Il valore tattico di opere di questo tipo, che lo stesso maresciallo Vauban (1633-1707), grande ingegnere militare, giudica facilmente difendibili con le mine e l’artiglieria alla stessa stregua delle difese principali di una piazza, si manifesta chiaramente nel corso dell’assedio di Torino del 1706. Tutto il fronte di Porta Susina risulta infatti notevolmente potenziato da questa fortificazione, in grado di infilare con il suo fuoco gli attacchi francesi sugli spalti della Cittadella. La grande fortificazione è a sua volta validamente supportata dal fuoco della lunetta avanzata di Porta Susina e della batteria “a ricochet” del trinceramento di Valdocco. L’importanza della posizione è tale che fra il settembre del 1705 e il febbraio del 1706 sono scavati oltre 800 metri di contromine per la sua difesa. Regolari operazioni d’assedio intraprese per la sua neutralizzazione impegnano per un mese e mezzo le forze assedianti.
Riparati i danni subiti nel corso delle operazioni belliche, conserva per tutto il Settecento la sua forma originaria fino alla demolizione napoleonica delle fortificazioni urbane.
Estremità occidentale del perimetro difensivo esterno che giunge fino alle ridotte del Valentino, l’opera, soggetta a saltuari interventi di manutenzione per tutto il Settecento, è infine demolita nell’Ottocento e di essa non si conserva alcuna traccia. La sua antica posizione corrisponde attualmente all’area a cavallo di corso Regina Margherita fra le vie Sassari e Santa Chiara. Il sito della lunetta avanzata di fronte al semibastione sinistro corrisponde invece all’isolato delimitato dalle vie Bonzanigo e Pinelli.

Bibliografia

Fonti Archivistiche

  • Archivio di Stato di Torino (ASTo), Dis. II, n. 356, Projet General Pour L’Achevement des fortifications de la Ville, et Citadelle de Turin, fine XVII secolo.
  • Archivio di Stato di Torino (ASTo), Conti Fabbriche e Fortificazioni, Contratti Fabbriche e Fortificazioni, 1705.
  • Archivio di Stato di Torino (ASTo), Conti Fabbriche e Fortificazioni, Sessioni del Consiglio Fabbriche e Fortificazioni, Registro 14°, 1705 in 1707.
  • Archivio di Stato di Torino (ASTo), Conti Fabbriche e Fortificazioni, Controllo Fabbriche e Fortificazioni, Registro 23°, 1706-1707.
  • Archivio di Stato di Torino (ASTo), Corte, Genio Civile, n. 19/2, Michelotti Ignazio, «Plan Géométrique de l’emplacement des anciennes Fortifications de la Ville de Turin entres les Portes de France (Porte Suzine) et de Milan (Porte Palais) avec indication du Canal destiné a conduire l’eau a l’usine projetée pour le service de la Monnoyeet indiquée par le N° 6. Levé , et projeté d’après les lettres de Mr le Préfet du Dept du Po du 13 et de Mr le Commissaire Imperial prés la Monnoye de Turin du 12 Thermidor an 13», 11 marzo 1806.
  • Archivio Storico della Città di Torino (ASCT), Lombardi Laurent, «[Pianta di Torino]», Collezione Simeom, D 73, 1800.
  • Archivio Storico della Città di Torino (ASCT), Collezione Simeom D 134, MAGNI Pietro, Fortezza di Torino. Opere d’assedio e battaglia del 1706 disegnate sulla pianta della città attuale (1911) dal Colonnello Pietro Magni già addetto all’Istituto Geografico Militare, 1913.

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