Scheda: Luogo - Tipo: Monumenti, lapidi e fontane

Luci d'Artista Gilberto Zorio "Luce Fontana Ruota"

Una stella a cinque punte, sorretta da un braccio verticale, come un mulino, ruota a filo d’acqua generando piccole cascatelle dai suoi vertici. La struttura metallica a vista, illuminata da un sistema di raggi luminosi, è dotata di specchi che creano un gioco di riflessi. Luce Fontana Ruota, opera di Gilberto Zorio, è collocata, dal 2000, nel Laghetto Italia ’61, in corso Unità d’Italia.


Lat: 45.02083134777946 Long: 7.668997831642628

Realizzazione: 1999
Nell'edizione di Luci d'Artista 1999/2000 è collocata ai Murazzi del Po

Inaugurazione: 1999

Variazione: 2000
Dal 2000 collocazione permanente nel Laghetto Italia '61, in corso Unità d'Italia

01 Luce Fontana Ruota

“La stella a cinque punte è l’elemento che ricorre con maggior frequenza nelle opere di Gilberto Zorio. Il “pentacolo” è infatti lo schema grafico anticamente legato ai miti e ai riti della trasmutazione, della metamorfosi e dell’energia creatrice, temi centrali nel lavoro dell’artista torinese. La stella con i suoi bracci può anche tramutarsi in mulino, rafforzando così la sua simbologia “energetica”. Ma il rapporto dell’opera con il luogo si estende nel momento in cui le superfici specchianti applicate a ciascuna punta della stella/mulino riflettono frammenti di cielo del resto della città. Durante la notte, l’effetto luminoso creato da due potenti fotocellule è arricchito dagli spruzzi d’acqua e dal gioco di riflessi” (1). L’opera , realizzata nel 1999, fu collocata, nell’edizione 1999 – 2000 di Luci d’Artista, ai Murazzi del Po; dall’edizione successiva è collocata in modo permanente in corso unità d’Italia, nel Laghetto di Italia ‘61.

 

02 Luci d’Artista

Luci d`Artista è una manifestazione nata nel 1998 da un progetto di illuminazione pubblica realizzata in occasione delle festività natalizie. In seguito al successo ottenuto nel 1997 con il Presepe di Emanuele Luzzati in piazza Carlo Felice, la Città di Torino ha esteso l’iniziativa a diverse piazze e vie del capoluogo subalpino. Sono stati invitati artisti italiani e stranieri per interpretare le illuminazioni non come semplici decorazioni ma come opere d'arte, dando vita a un grande evento culturale, a un percorso espositivo d’arte contemporanea che, con l’impiego della luce, coniuga arte a paesaggio urbano e favorisce l’incontro tra il grande pubblico e la creazione artistica. La rassegna è in continua evoluzione: aumenta il numero degli artisti coinvolti, cambiano le vie e le piazze che ospitano le opere per creare uno spettacolo sempre nuovo e diverso di illuminazione scenografica della città.

 

03 Gilberto Zorio (Andorno Micca, Biella, 1944)

“Le opere di Gilberto Zorio sono campi inesauribili di energia fisica e mentale. Tra i protagonisti del gruppo dell’Arte Povera, dal 1966 ha indirizzato la propria ricerca in direzione di una processualità che rende continuamente mutevole ciascuna opera. Predisponendo reazioni chimiche o fisiche, l’artista immette i propri lavori all’interno di un ciclo vitale, di fronte al quale egli per primo si pone come spettatore. Il tempo è spesso un’importante componente, in quanto solo il naturale trascorrere delle ore e dei giorni rende pienamente tangibile il dispiegarsi delle trasformazioni a cui le opere sono soggette. L’evaporazione di acqua marina, e la conseguente traccia nella forma di cristalli di sale, delineano in Tenda, 1967, la dinamica di un paesaggio naturale. Il lago salato che si forma all’altezza degli occhi degli spettatori corrisponde alla dimensione antropocentrica che Zorio esalta nelle sue opere. Anche i tubolari metallici sui quali è poggiato il telo sono stati pensati dall’artista secondo una dimensione umana e la loro funzione viene paragonata a quella delle vene e dell’ossatura. Zorio ha rinnovato il linguaggio della scultura liberandola dalla fissità e dalla pesantezza a cui è tradizionalmente associata. In Colonna, 1967, un pesante conduttore in Eternit è poggiato su una camera d’aria, quasi si trattasse di una colonna rovesciata. Il conduttore rimane quindi in una situazione di equilibrio precario; a sua volta, a causa del peso dello stesso elemento, la camera d’aria diventa durissima e la gomma perde di duttilità. La giustapposizione dei due materiali intacca l’apparente natura di ciascuno di essi, proponendo un’immagine architettonica di elevazione. L’idea di ascesa è anche presente in Macchia III, 1968. «Quanto mi ha sempre interessato – nota a questo proposito l’artista – è stato il tentativo di sollevare la scultura, di sospenderla e collocarla in aria, al fine di occupare tutto lo spazio, compreso l’orizzonte aereo». L’opera è realizzata spargendo a terra, in cerchi concentrici, gomma liquida. Successivamente, la gomma viene sospesa nello spazio mediante corde la cui tensione non è mai definitiva. L’innalzamento della scultura corrisponde alla capacità dell’artista di rendere tangibile l’appartenenza dell’opera allo spazio dell’immaginazione, rinnovando continuamente la meraviglia di un incontro inaspettato. La dimensione narrativa è spesso presente nelle sue opere, nella forma di un raccontare fantastico che attraversa il tempo e lo spazio. In questo senso, compaiono nei lavori elementi come crogiuoli, giavellotti, otri e soprattutto canoe, assunti quali ideali strumenti di viaggio. Barca nuragica, 2000, è una sezione di canoa in giunchi intrecciati, presentata quale vettore che ha attraversato la storia e diverse civiltà. Dinamicamente triangolare, l’opera effettua movimenti che sembrano preludere a un nuovo viaggio. Sollevata nello spazio, essa è anche liberata dal silenzio e restituita alla vita grazie al sibilo emesso dall’aria compressa che ne provoca il movimento “ (2)

La mostra al Castello di Rivoli (1 novembre 2017 - 18 febbraio 2018) “raccoglie oltre cinquant’anni di ricerca, proponendo in un percorso intenzionalmente denso e non cronologico alcuni tra i più importanti lavori realizzati da Zorio, tra cui installazioni storiche gelosamente custodite dall’artista nella propria collezione privata e un prezioso nucleo di disegni con progetti mai realizzati. Queste rare opere sono presentate al pubblico accanto a lavori provenienti da selezionate collezioni e a nuove installazioni appositamente realizzate per le sale del Castello. La mostra offre l’emozione di uno spazio in continua espansione, nel quale la sapienza alchemica di Zorio abbraccia tecnologie futuribili e saperi antichissimi, mentre luce e buio disegnano visioni inaspettate che coinvolgono tutti i sensi” (3).

 

Note

(1) in Sculture di luce. Luci d'artista a Torino, U. Allemandi, Torino 2005, p. 70; per alcune indicazioni bibliografiche si veda: http://www.comune.torino.it/papum/pdf/ZORIO.pdf

(2) [M.B.] in  https://www.castellodirivoli.org/artista/gilberto-zorio/

(3) da https://www.castellodirivoli.org/mostra/gilberto-zorio/

 

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