Scheda: Tema - Tipo: Cultura e istruzione

Scuole elementari serali

Le scuole elementari serali sono istituite nella metà dell’Ottocento, sono riservate ai soli uomini e forniscono l’istruzione di base a operai e lavoratori.


Periodo di riferimento: 1845

Categorie

  • scuola

Le scuole serali, riservate ai soli uomini, sono corsi elementari nati per venire incontro alle esigenze degli operai che sentivano la necessità di istruirsi. Le prime sono aperte in Torino nel 1845 a opera dei Fratelli delle Scuole Cristiane, nelle mani dei quali è in quel tempo l’intera gestione dell’istruzione elementare municipale. Quattro anni dopo, nel 1849, è direttamente il Comune di Torino ad aprire cinque classi di scuole serali in cui gli adulti possono apprendere i principi fondamentali di lettura, scrittura e calcolo.
Negli anni immediatamente successivi all’Unità, Torino dispone di otto scuole serali, per un totale di 30 classi.
A poco a poco il numero si amplia, vengono istituiti corsi serali anche presso le scuole rurali e, agli inizi del Novecento, in città si contano già circa 150 classi serali, dalla prima alla quinta, con un numero complessivo di oltre 5000 alunni.
La sede di queste scuole è la stessa di quelle diurne, che alla sera si trasformano in elementari per adulti (i medesimi banchi usati dai bambini servono per gli adulti e per questo motivo l’Ufficio Tecnico del Comune studia banchi adattabili, con altezze regolabili o con predellino sollevabile), sotto la guida dei medesimi direttori. I corsi sono tenuti da insegnanti comunali che ricevono per i sei mesi di corso serale una retribuzione di 500 lire: nelle scuole serali del suburbio possono essere anche maestre donne a tenere i corsi. Il calendario delle lezioni è dal 1 ottobre al 15 marzo con orario dalle 20 alle 22 dal lunedì al venerdì. Il corso è gratuito, anche se per incentivare la frequenza regolare, all’atto di iscrizione si deposita la cifra di una lira che viene restituita a coloro ancora presenti al termine delle lezioni annuali. L’accesso è aperto ai ragazzi che avessero compiuto 12 anni, ma è subordinato al consenso del datore di lavoro.
La stanchezza e gli impegni lavorativi portano a numerose assenze degli alunni «specialmente negli ultimi due mesi di scuola, cagionate dalle prolungate fatiche dell’officina, o dalla ripresa dei lavori (nei campi, ndr) che induce molti di essi ad allontanarsi dalla città prima del termine dei corsi»¹.

 

Un’efficace immagine delle scuole elementari serali torinesi ci è fornita da Edmondo De Amicis, che nel libro Cuore nelle pagine dell’immaginario diario dedicate a giovedì 2 marzo, così descrive i corsi attivati presso la scuola Moncenisio (Rosmini):

"Non avevo mai visto come è bella una scuola serale! C’eran dei ragazzi da dodici anni in su, e degli uomini con la barba, che tornavano dal lavoro, portando libri e quaderni; c’eran dei falegnami, dei fochisti con la faccia nera, dei muratori con le mani bianche di calcina, dei garzoni fornai coi capelli infarinati e si sentiva odor di vernice, di coiami, di pece, d’olio, odori di tutti i mestieri. Entrò anche una squadra d’operai d’artiglieria vestiti da soldati, condotti da un caporale. S’infilavano tutti lesti nei banchi, levavan l’assicella di sotto, dove noi mettiamo i piedi, e subito chinavan la testa sul lavoro. [...] Le porte delle classi erano aperte. Rimasi meravigliato, quando cominciarono le lezioni, a vedere come tutti stavano attenti, con gli occhi fissi. Eppure la più parte, diceva il Direttore, per non arrivar troppo tardi, non eran nemmeno passati a casa a mangiare un boccone di cena, e avevano fame. I piccoli, però, dopo mezz’ora di scuola cascavan dal sonno, qualcuno anche s’addormentava col capo sul banco; e il maestro lo svegliava, stuzzicandogli un orecchio con la penna. Ma i grandi no, stavano svegli, con la bocca aperta, a sentir la lezione, senza batter palpebra; e mi faceva specie veder nei nostri banchi tutti quei barboni. Salimmo anche al piano di sopra, e io corsi alla porta della mia classe, e vidi al mio posto un uomo con due grandi baffi e una mano fasciata, che forse s’era fatto male attorno a una macchina; eppure s’ingegnava di scrivere, adagio adagio. [...] Mio padre mi trattenne là fino alla fine, e vedemmo nella strada molte donne coi bambini in collo che aspettavano i mariti, e all’uscita facevano il cambio: gli operai pigliavano in braccio i bambini, le donne si facevan dare i libri e i quaderni, e andavano a casa così. La strada fu per qualche momento piena di gente e di rumore. Poi tutto tacque e non vedemmo più che la figura lunga e stanca del Direttore che s’allontanava."

Note

¹ Città di Torino, Relazione sullo stato delle scuole municipali. Anno 1888, Torino, Eredi Botta, 1883, p. 18.

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Ente Responsabile

  • Fondazione Tancredi di Barolo