Scheda: Tema - Tipo: Architettura e urbanistica

Torino Liberty

Il Liberty prende avvio a Torino con l’Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna del 1902. Alla riflessione intorno alle arti decorative condotta da una ristretta élite di architetti, artisti e intellettuali si accompagna la diffusione del gusto Liberty nelle residenze realizzate per la borghesia nella città in espansione.


Periodo di riferimento: XX secolo
primo quarto del secolo

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Il Liberty a Torino

L’avvio della stagione del Liberty torinese, largamente influenzata dalle correnti dell’Art Nouveau internazionale, si fa convenzionalmente risalire proprio al 1902. Il gusto secessionista dei padiglioni dell’Esposizione, duramente criticato dagli osservatori italiani e stranieri, non è l’unico riferimento che arriva da oltralpe. Il florealismo che aveva trionfato all’Esposizione universale parigina del 1900, trova espressione, ancora nel 1902, nella realizzazione a Torino delle ville La Fleur e Scott di Pietro Fenoglio (1865-1927). Contemporaneamente all’evolversi di un dibattito sull’integrazione tra arti e architettura che coinvolge una ristretta élite torinese, il Liberty si afferma a larga scala come un linguaggio decorativo, prediletto per le nuove residenze borghesi costruite nelle aree interessate dai piani di espansione (nelle zone pedecollinari, alla Crocetta, in Barriera di Francia o in borgo San Paolo) e utilizzato per ingentilire gli edifici industriali. Protagonisti sono in questo caso alcuni degli ingegneri diplomati alla Scuola di applicazione di Torino più attivi sulla scena professionale dell'epoca, come Giovanni Battista Benazzo (1872-1949), Enrico Bonelli (1855-1953), Enrico Bonicelli (1872-1939), Carlo Angelo Ceresa (1870-1923), Giovanni Gribodo (1846-1924), Eugenio Mollino (1873-1953) e Antonio Vandone di Cortemiglia (1862- 1937).

1902: Torino e le arti decorative

Nel 1902, un anno dopo la mostra della colonia di artisti di Darmstadt (momento fondamentale nella storia della Secessione tedesca) Torino ospita nel parco del Valentino l’Esposizione internazionale di Arte Decorativa Moderna. Nei padiglioni di gusto secessionista disegnati dell’architetto friulano Raimondo D’Aronco (1857 –1932) si ritrovano in mostra i protagonisti dell’Art Nouveau internazionale. L’intento degli organizzatori dell’Esposizione è indagare il rapporto tra arte e società, riflettendo sulla capacità dell’arte di qualificare l’ambiente: le sezioni sono dedicate alla casa moderna, alla stanza moderna, a “casa e via nel loro organismo decorativo”. Attorno all’evento si costruisce un’alleanza tra artisti, intellettuali e architetti che connoterà la vita culturale torinese nei due decenni successivi e che ha come protagonisti, tra gli altri, l’architetto Annibale Rigotti (1870-1968), l’ebanista Giacomo Cometti (1863-1938), lo scultore Edoardo Rubino (1871-1954). La vivacità della riflessione sulle arti decorative a Torino è testimoniata anche dalla nascita, nello stesso 1902, di due periodici, «Arte decorativa moderna» e «Il Giovane artista moderno» che pubblicano notizie, riflessioni, disegni e progetti di molti dei protagonisti di questa tendenza.

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