Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Ex caserma Podgora (già monastero di Santa Croce), ora dipartimenti dell’Università degli Studi

Il complesso, oggi in larga parte a disposizione dell’Università degli Studi di Torino (Dipartimento di Biologia Animale e Umana) e della Direzione Autocentro Polizia di Stato Piemonte-Valle d’Aosta, ha una storia travagliata, che ne vide le strutture ospitare dapprima il monastero di Santa Croce, quindi l’Ospedale Militare e, nel XX secolo, la Caserma Podgora.


Lat: 45.065135 Long: 7.689033

Notizie dal: 1685

Costruzione: 1718

Trasformazione: 1856

Ampliamento: 1861

Bombardamento: 08 Dicembre 1942

Bombardamento: 08 Agosto 1943

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  • bombardamento | università | chiesa | caserma | militare

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  • bombardamenti

1. Da monastero a ospedale militare

L’isolato con affaccio sul lato sud-orientale di Piazza Carlo Emanuele II e delimitato dalle vie Santa Croce, San Massimo, Giolitti e Accademia Albertina, accolse sin dal 1685 il monastero delle canonichesse lateranensi di Santa Croce, attribuito ad Amedeo di Castellamonte e oggi sede del Dipartimento di Biologia Animale e Umana dell’Università degli Studi di Torino (sul lato della piazza) e della Direzione Autocentro Polizia di Stato Piemonte-Valle d’Aosta (in via Giovanni Giolitti 27). La chiesa conventuale si suppone essere opera di Filippo Juvarra del 1718, conclusa nel 1730 con la realizzazione degli altari.
Soppresso in epoca napoleonica, il convento accolse un ospedale militare, funzione che, per l’eccessiva spesa che avrebbe richiesto il ristabilimento del convento, mantenne anche con la Restaurazione. Peraltro, sin dai primi progetti elaborati per adeguarne gli spazi quando fu chiaro che la costruzione di un Ospedale Militare Divisionario (da localizzare o nell’area del Valentino o nei pressi di Porta Susina) sarebbe risultata troppo onerosa, le strutture conventuali risultano ancora destinate a usi ospedalieri. A partire dal 1856 iniziarono però a essere elaborate proposte progettuali di varia portata per trasformare definitivamente il complesso, le quali, in una prima fase, interessarono per lo più l’articolazione dei prospetti, rivisti nel passo e nel dimensionamento delle aperture e nelle finiture superficiali, da trattare a bugnato per l’altezza di tutto il piano terreno.

2. Dal progetto di Giovanni Castellazzi a oggi

A partire dall’inizio del 1861 i progetti di adeguamento all’uso sanitario dell’ex convento entrarono in una nuova fase. In quell’anno, infatti, Giovanni Castellazzi elaborava due proposte che prevedevano entrambe il prolungamento del braccio nord. Nel maggio dello stesso anno una nuova e più approfondita analisi dello stesso Castellazzi stabiliva che la nuova manica fosse realizzata con affaccio verso l’odierna via San Massimo. Il progetto prevedeva la costruzione di un corpo di fabbrica sviluppata su tre livelli (compreso il seminterrato), con una decorazione dei prospetti di gusto neogotico che, nonostante il parere negativo del Consiglio Superiore di Sanità, fu approvata dal comitato del Genio Militare il 10 agosto 1861. I lavori furono completati negli anni successivi, ma la struttura restò in funzione per poco. Infatti, già nel 1904, nella convenzione stipulata con il Comune per l’acquisizione delle aree per le nuove piazze d’armi, l’amministrazione militare procedeva a vendere gli immobili. La Municipalità si orientò subito per l’abbattimento del complesso, ma lo scoppio della guerra portò alla sua requisizione per usi militari, confermati quando, alla fine del conflitto, esso fu ceduto all’Arma dei Carabinieri che vi stabilì la Caserma intitolata alla località, Podgora, dove si combattè la celebre battaglia. Occupato dopo il 1944 alcuni reparti delle Brigate Nere fasciste, lo stabile fu utilizzato come autofficina militare sino agli anni Novanta del secolo scorso.

3. Bombardamenti

La caserma venne lievemente danneggiata da bombe dirompenti durante le incursioni aeree dell'8 dicembre 1942 e dell'8 agosto 1943. Si registrarono crolli parziali nei plafoni delle soffitte, asportazione delle chiassilerie degli abbaini, demolizione di alcuni muricci, rimozione di tegole con conseguenti sgocciolamenti sui locali sottostanti.

Fonti Archivistiche

  • ASCT, Progetti edilizi, cartt. 9, 1858; 71, 1863.
  • AST, Finanze, Tipi sez. II, n. 109/6
  • ASCT, Fondo danni di guerra, inv. 102, cart. 2, fasc. 31, n.ord. 4

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Ente Responsabile

  • CeSRAMP
  • Museo Diffuso della Resistenza della Deportazione della Guerra dei Diritti e della Libertà