Scheda: Soggetto - Tipo: Impresa

Venchi Unica

La Venchi Unica è negli anni Venti e Trenta una delle più importanti fabbriche dolciarie torinesi. Nata dalla fusione dell’Unica con la Venchi, ha sede nel complesso industriale costruito nel 1921 tra i corsi Francia e Marche e abbandonato nel 1978, quando l’azienda fallisce.


Fondazione: 1924
Costituzione della Società Anonima Unica

Fine/Cessazione: 1931
Fallimento delle attività di Riccardo Gualino. L’Unica passa nelle mani dell’Istituto Liquidazioni

Fondazione: 1934
L’Unica si fonde con la Venchi, dando vita alla Venchi Unica, Società Anonima Prodotti Dolciari e Affini

Fine/Cessazione: 1978
Fallimento della Venchi Unica

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Nel 1924 il finanziere Riccardo Gualino (1879-1964) crea la Società Anonima Unica, gruppo dolciario che riunisce le fabbriche Michele Talmone, Moriondo & Gariglio, Cioccolato Bonatti e Gallettine & Dora Biscuits. L’Unica si stabilisce nel quartiere di Pozzo Strada, dove nel 1921 viene edificato uno stabilimento esteso su 100.000 metri quadrati, diretto dal biellese Rino Colombino. Vi lavorano 1.500 operai e 300 impiegati, con una produzione giornaliera di 40.000 kg di cioccolato, 15.000 kg di cacao, 20.000 kg di caramelle e confetti e 25.000 kg di biscotti. Per rendere «il consumo di massa e popolare» (1), l’Unica si appoggia a una fitta rete distributiva di negozi sparsi su tutta la penisola e investe molte risorse nella pubblicità, chiamando artisti famosi a realizzare manifesti e campagne promozionali.
Il tramonto delle attività di Gualino segna nel 1934 la cessione dell’Unica alla Venchi, guidata da Gerardo Gobbi, e la nascita della Venchi Unica, Società Anonima Prodotti Dolciari e Affini. Lo stabilimento, che occuperà 3.000 dipendenti prevalentemente donne, è modernizzato per lanciare sul mercato nuove lavorazioni, come la nougatine. Durante la guerra, i lavoratori partecipano a molte proteste: lo sciopero generale del marzo 1944 blocca la produzione; un grande comizio davanti ai cancelli della fabbrica il 18 aprile 1945; nell'insurrezione del 25 aprile l’azienda, presidiata dai propri operai, è teatro di una violenta sparatoria contro una divisione tedesca. Nel dopoguerra la produzione riprende con successo, con l’introduzione di nuovi macchinari per la lavorazione del cioccolato, che rappresenta il 70% del giro d’affari. Sarà interrotta solo negli anni Settanta, con il tracollo dell’azienda entrata nell’universo finanziario di Michele Sindona (1914-1986). Lo stabilimento è abbandonato nel 1978.

Note

1. Gianni Alasia, Il caso della Venchi Unica: un patrimonio dilapidato, Emmelibri, Torino 2000, p. 10.

Bibliografia

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