Scheda: Luogo - Tipo: Edifici

Casa Gobetti

Punto di riferimento dell’antifascismo torinese e una delle sedi clandestine del Partito d’Azione. Oggi è sede del Centro Studi Piero Gobetti.


VIA ANTONIO FABRO 6

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  • abitazione | archivio

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  • mostra contemporanea

La casa in cui Piero Gobetti e sua moglie Ada Prospero Marchesini vivono prima dell’esilio a Parigi, dove Gobetti muore nel 1926, diventa tra il 1943 e il 1945 una delle sedi clandestine del Partito d’Azione, luogo di riferimento per la rete clandestina alla base delle strutture politiche e militari della Resistenza, di cui la donna è una delle animatrici.
Dopo la morte del marito, Ada Gobetti insegna inglese: nel 1928 vince il concorso ordinario ed entra in ruolo nella scuola media. Dopo otto anni trascorsi fra Bra e Savigliano, arriva il trasferimento al ginnasio Balbo di Torino. Nel frattempo entrano però in vigore le leggi fasciste che vietano alle donne di insegnare filosofia nei licei. Ada, inoltre, non insegna storia negli istituti magistrali poiché la disciplina avrebbe dovuto assumere, contro la sua disponibilità, i caratteri di "storia del regime fascista". Un'insegnante speciale, la professoressa Marchesini: nasconde bombe a mano nella borsetta e durante il coprifuoco scrive con il gesso sui muri "W l'Italia libera" o "Abbasso il fascismo". Solo al termine della guerra, quando viene nominata vice sindaco, i suoi ex allievi scopriranno che la loro insegnante di inglese era stata una protagonista della Resistenza torinese.
Dal 1961 la casa di via Fabro ospita il Centro Studi Piero Gobetti, fondato da Ada, dal figlio Paolo, dalla nuora Carla e da alcuni amici di Piero, tra i quali Felice Casorati, Giulio Einaudi, Alessandro Passerin d'Entrèves e Franco Venturi.

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