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Scheda: Evento - Tipo: Culturale

Esposizione Generale Italiana 1884

L'esposizione del 1884, organizzata dalla "Società promotrice dell'industria nazionale", si tenne a Torino nel parco del Valentino. Era articolata in otto Divisioni: Belle arti, Produzioni scientifiche e letterarie, Didattica, Previdenza e assistenza pubblica, Industrie estrattive e chimiche, Industrie meccaniche, Industrie manifatturiere, Economia Rurale. Ebbe 14.237 espositori e circa tre milioni di visitatori.


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Data dell'evento: Aprile 1884 - Novembre 1884

Data dell'evento: 26 Aprile 1884
Inaugurazione

Fine: 17 Novembre 1884

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  • Nel novembre 1881 inizia a farsi strada, nel dibattito pubblico, il progetto di ospitare a Torino un evento concepito secondo i modelli internazionali delle esposizioni universali (1), e non più secondo gli esempi nazionali più diffusi delle esposizioni industriali e di belle arti. Si afferma dunque l’idea del grande evento nell’Italia unificata con l’iniziale auspicio della Società Promotrice dell’Industria Nazionale, istituzione fondata nel 1868, della quale fanno parte personaggi di spicco del mondo economico e politico torinese convinti del ruolo trainante delle esposizioni per lo sviluppo dell’industria e del progresso tecnico.

    Vengono istituiti il Comitato generale, di centoquaranta membri, e un Comitato esecutivo, di quattordici, con poteri direttivi. Ottenuto il patrocinio di S. M. Umberto I re d’Italia, il principe Amedeo di Savoia è nominato presidente del Comitato generale, nel quale risultano coinvolti un buon numero di consiglieri e assessori comunali mentre il Comitato esecutivo è presieduto dall’avvocato Tommaso Villa. Il lavoro dei comitati è coadiuvato da giunte distrettuali e locali, istituite nelle principali città e nei centri minori del paese, per assicurare la partecipazione del maggior numero di espositori, oltre a commissioni (2) e sottocommissioni speciali cui è affidato il compito di formulare piani, progetti e regolamenti per ciascuna sezione dell’esposizione. Le otto Divisioni di classificazione dei prodotti - a loro volta ripartite in sottosezioni – sono (3): Belle Arti, Didattica, Produzioni letterarie e scientifiche, Previdenza e assistenza pubblica, Industrie estrattive e chimiche, Industrie meccaniche, Industrie manifatturiere, e Economia rurale, orticola, forestale e zootecnica. Una Commissione finanziaria è incaricata della gestione del bilancio e dei fondi raccolti a sostegno della manifestazione: si istituisce una base d’investimenti mista tra promotori pubblici e privati, secondo il modello vincente dell’esposizione milanese del 1881. Oltre ai sussidi del Governo e della Municipalità, l’operazione si avvale di contributi a fondo perduto e sottoscrizioni di azioni del valore di cento lire (riscattabili a fine esposizione) tanto da raccogliere “in soli 19 giorni, il 26 dicembre 1881, di pubblica sottoscrizione in Torino, più di un milione di lire” (4). Una speciale Commissione tecnica è chiamata a provvedere alla scelta dell’ubicazione e alla composizione dell’impianto espositivo. Il nucleo di professionisti coinvolto vanta nomi illustri: Enrico Benazzo (presidente), Alessandro Antonelli, Francesco Boella, Oreste Bollati, Candido Borella, Severino Casana, Carlo Ceppi, Giovanni Battista Ferrante, Camillo Ferrati, Enrico Petiti, Angelo Reycend, Giuseppe Tonta (5). Il luogo prescelto per ospitare l’esposizione è il parco del Valentino, un’area vasta, prestigiosa e funzionale (6). L’incarico di Direttore delle Costruzioni è affidato all’ingegnere Camillo Riccio, già impegnato presso la scuola di disegno architettonico della Regia Università e presso la direzione territoriale del Genio militare, è “esperto dell’arte costruttoria [oltre a] quella essenzialmente decorativa e conoscitore della numerosa falange di giovani ingegneri, architetti e disegnatori ai quali avrebbe dovuto affidarsi”. Collaboratori “volenterosi e di non comune abilità” affiancano Riccio nell’impresa: l’Ufficio tecnico si compone di una squadra permanente di otto ingegneri (ne fanno parte Adolfo Dalbesio, Angelo Tonso, Alfredo Albert, Stefano Ceriana, Carlo Pejrano, Vittorio Treves, Angelo Santonè e Costantino Gilodi) e un disegnatore (Maurizio Bernasconi) seguita per lunghi intervalli di tempo da altri professionisti. Il piano espositivo è approvato il 14 ottobre 1882 e, poche settimane dopo, le aste pubbliche forniscono i nominativi delle diverse imprese appaltatrici dei lavori (7). La superficie complessiva dei terreni destinati all’Esposizione è di circa 440.000 metri quadrati, dei quali circa 384.000 destinati al settore industriale, 14.000 alla sezione di Storia dell’Arte e 42.000 all’esposizione zootecnica. L’area espositiva è compresa tra corso Massimo d’Azeglio e il Po, dal castello a corso Dante, con un’ulteriore espansione a sud per la sezione di zootecnica; la spesa prevista per la realizzazione è di oltre 2 milioni di lire. Il progetto prevede la costruzione di vari padiglioni separati, adatti alla morfologia del luogo e alla tipologia di merce esibita, e si discosta dai modelli espositivi di Londra del 1851 o di Parigi nel 1855, che avevano un unico grandissimo edificio. Svincolati da un preciso stile architettonico, tranne alcune eccezioni (come la Porta Moresca o il Borgo Medioevale), le costruzioni avrebbero rispecchiato un peculiare linguaggio in relazione alla destinazione d’uso. Ma prima di ogni cosa il progetto avrebbe dovuto rispondere a canoni di “celerità massima di costruzione, di possibilità di immediata occupazione degli edifici, di limitazione di costo e facilità di ricupero di materiali” (Camillo Riccio,1886, pp.10-11). Infatti le effimere costruzioni sono realizzate facendo “uso promiscuo di tutti i materiali e di ferro e di legno e di muratura”, distribuendo così il lavoro ad un gran numero di artigiani e operai (quelli impiegati superano l’ordine del migliaio).

    L’intento di Riccio di “evitare la monotonia e la stanchezza con edifici troppo uniformi, ed anzi procacciare varietà facendo edifici di struttura e architettura diversa” (8) trova applicazione nella carrellata di padiglioni e chioschi espositivi. Tuttavia la sperimentazione nell’uso di nuove tecnologie che caratterizza altre esposizioni in Europa e negli Stati Uniti passa in secondo piano nel caso torinese riservando solo ad alcune costruzioni l’impiego di strutture in ferro. La Galleria del Lavoro è tra queste ultime: lunga circa 250 metri e larga 35 metri, la sua struttura mista in ferro e muratura ospita una fitta rete di impianti, consente di vedere i macchinari esposti in azione e conta 118 espositori (Catalogo ufficiale Galleria del Lavoro, 1884,  pp. 3-6).

    La superficie dell’Esposizione si può dividere in due zone, i cui edifici forniscono la variopinta carrellata di soluzioni architettoniche di cui si è detto. Una zona è occupata dal nucleo principale, costituito dalle citate grandi gallerie dell’industria e del lavoro, dagli edifici del Risorgimento Nazionale, dalla riproduzione del Tempio di Vesta che è il padiglione della città di Roma, dal Palco reale, dal Salone dei concerti, dal padiglione della Città di Torino con la facciata in stile rinascimentale, dai padiglioni della Beneficienza, del materiale ferroviario e altri. L’altra zona ospita, oltre agli edifici della Marina, dell’Agricoltura, della Zootecnia, all’Acquario e alla casa Alpina, il Borgo e il Castello medievale, costruito secondo i modelli architettonici del Quattrocento piemontese e valdostano, sede della sezione di Storia dell’Arte (9) e l’edificio dell’Arte Moderna. Quest’ultimo, il Palazzo per le Belle Arti, su disegno di Camillo Riccio, ha una facciata con decorazioni policrome e si ispira al “più puro stile greco”; nei quasi 10 mila metri quadrati di superficie, 8 mila dei quali destinati alla pittura, è ospitata una mostra non molto selezionata con 2009 opere di 885 espositori per la pittura, 560 opere di 257 espositori per la scultura (10) e 98 espositori con 318 progetti per l’architettura insieme ad altri 13 con 152 fotografie di architetture (11). Inoltre alcuni manufatti, disseminati nella grande area espositiva, rincorrono modelli esotici come il chiosco orientaleggiante della birreria Dreher, la pagoda della ditta Follis, lo chalet di legno in “stile russo” del Ristorante d’Europa e la latteria svizzera (12).

    Il capoluogo sabaudo resta al centro dell’interesse di organizzatori e visitatori nel padiglione del Municipio “mettendo a pubblica mostra alcuni saggi dei servizi amministrativi che riguardano specialmente l’arte, l’igiene e l’istruzione” (13). Per volere del sindaco Balbo Bertone di Sambuy la sala centrale ospita una collezione di carte topografiche di epoche diverse (dalla “Torino colonia romana” alla “Torino dell’avvenire”) cui si affiancano i modelli lignei di Edoardo Pecco per i ponti Isabella e Regina Margherita. Nelle stesse stanze sono raccontate alcune questioni dibattute nel Consiglio Comunale della Città in quegli anni, come l’istituzione della Biblioteca Civica di Torino nel 1869 (14) ma anche, attraverso le rendicontazioni, lo sviluppo dei lavori della rete d’illuminazione della città, che in quel momento conta 4036 fanali a gas e 294 a petrolio, per una spesa totale di circa 550,000 lire.

    Feste, concerti, premiazioni e lotterie animano l’Esposizione. Le pagine delle cronache descrivono una città in festa invasa da fiumi di visitatori italiani e stranieri, ammaliati dai tanti prodotti del lavoro e dell’ingegno nazionale; si contarono 14.237 espositori e circa tre milioni di visitatori.

    La chiusura ufficiale dell’evento è il 16 novembre 1884, la città ha ottenuto un importante risultato affermando il proprio ruolo nell’Italia post unitaria. Gli anni che verranno non saranno per Torino, in realtà, un periodo economicamente florido, la vocazione industriale testimoniata dall’Esposizione è agli esordi e il decollo produttivo della città si consoliderà nella seconda metà degli anni Novanta dell’Ottocento.

     

    Note

    (1) Se alcune delle scelte organizzative si allineano alle iniziative promosse dal Regno di Sardegna nella prima metà dell’Ottocento molte altre come l’esenzione delle tasse doganali per gli oggetti provenienti dall’estero, la realizzazione standardizzata di vetrine e scaffalature, le strategie pubblicitarie e i lavori di costruzione richiamano i modelli delle esposizioni parigine (Aimone, Linda, Nel segno della continuità. Le prime esposizioni nazionali di Torino (1884 e 1889), in Bassignana, Pier Luigi (a cura di), Le esposizioni torinesi nei documenti dell'Archivio storico Amma, 1829-1898, U. Allemandi, Torino 1992, pp. 147-167).

    (2) Oltre alle otto commissioni nominate per le otto Divisioni, si aggiungono: la Commissione di finanza, chiamata a ordinare il sistema contabile e finanziario, la Commissione tecnica, la Commissione dei festeggiamenti, destinata a promuovere l’evento e la partecipazione di italiani e stranieri, la Commissione operaia, destinata a coinvolgere il mondo operaio e a mostrare le Società italiane di mutuo soccorso.

    (3) per l’articolazione delle otto Divisioni in Sezioni si veda Sacheri, Giovanni (a cura di), L'ingegneria le arti e le industrie alla Esposizione generale italiana in Torino 1884. Rivista tecnica, Camilla e Bertolero, Torino 1893, p. 2 e Aimone, Linda, Milano 1993, p. 1230: Div.I. Belle Arti: Sez. I Storia dell’Arte, Sez. II Arte contemporanea (pittura, scultura, architettura), Sez. III Arte musicale; Div.II. Didattica: sez.IV Costruzioni, Edifici, Strumenti, Attrezzi, Sez. V Metodi di insegnamento letterario e di cultura generale, Sez.VI Metodi di insegnamento generale di scienze positive e sperimentali, Sez. VII Istruzione industriale e istruzioni speciali, Sez. VIII Libri e biblioteche; Div.III. Produzioni scientifiche e letterarie: Sez.IX. Documenti per la storia del Risorgimento civile e politico d’Italia dal 1820 al 1870, Sez.X. Opere letterarie e scientifiche; Div.IV. Previdenza e assistenza pubblica: Sez.XI. Previdenza sotto l’aspetto sanitario, Sez.XII. Previdenza sotto l’aspetto economico e morale; Sez.XIII Assistenza pubblica sotto l’aspetto sanitario, Sez. XIV Assistenza pubblica sotto l’aspetto economico e morale; Div.V. Industrie estrattive e chimiche: Sez.XV. Industrie estrattive, Sez.XVI. Arti chimiche; Div.VI. Industrie meccaniche: Sez.XVII. Meccanica generale, Sez.XVIII. Meccanica industriale, Sez.XIX. Meccanica di locomozione e navigazione, Sez.XX. Guerra e marina militare, Sez.XXI. Meccanica agraria, Sez.XXII. Meccanica di precisione e applicata alle scienze; Div.VII. Industrie manifatturiere: Sez. XXIII Prodotti dell’industrie manifatturiere; Sez.XXIV Galleria del lavoro; Div.VIII. Economia rurale, orticola, forestale e zootecnica: Sez.XXV. Industria agricola, Sez.XXVI. Materie alimentari, Sez.XXVII. Industria forestale, Sez.XXVIII Industrie affini (caccia e pesca, residui animali, concimi e antisettici), Sez.XXIX. Zootecnica.

    (4) Sacheri, Giovanni (a cura di), L'ingegneria le arti e le industrie alla Esposizione generale italiana in Torino 1884. Rivista tecnica, Camilla e Bertolero, Torino 1893, p. 2.

    (5) Riccio, Camillo, Le costruzioni fatte per l'Esposizione generale italiana in Torino 1884, G.B. Paravia, Torino 1886, p.3.

    (6) «Torino e l'Esposizione italiana del 1884: cronaca illustrata della Esposizione nazionale-industriale ed artistica del 1884», N. 1-59/60, 1884, Torino - Milano, n. 4-5, p. 31.

    (7) si veda Riccio, Camillo, Le costruzioni fatte per l'Esposizione generale italiana in Torino 1884, G.B. Paravia, Torino 1886, pp. 4-5, pp. 9-11, pp. 24-31, pp. 36-37.

    (8) C. Riccio, pp. 9-10: “non si giudicò opportuno vincolarsi a stili determinati di architettura, i quali si sarebbero acconciati coi bisogni speciali delle gallerie a grandi vetrate o lucernai e cose simili. Nelle costruzioni siffatti occorre una architettura sui generis che si attagli alla sveltezza delle proporzioni, alla esilità dei materiali che conviene impiegare e che non abbia intoppo di regole prestabilite, ma che si pieghi alle esigenze, e che anzi da esse talvolta prenda motivo per innovazioni coraggiose….salvo qualche eccezione, in tutte le parti si studiò piuttosto di applicare a ciascun edificio un’architettura che avesse in certo modo un’espressione propria in relazione alla destinazione dell’edificio stesso.”

    (9) Si veda la scheda collegata: Borgo e Rocca medievali.

    (10) Esposizione generale italiana [1884; Torino], Esposizione generale italiana in Torino 1884: divisione I: belle arti: arte contemporanea. Catalogo ufficiale, Unione tipografico-editrice torinese, Torino 1884; Dragone, Piergiorgio, Pittori dell’Ottocento in Piemonte. Arte e cultura figurativa 1865-1895, Banca CRT, Torino 2000, pp248-252.

    (11) I disegni di restauro e di rilievo dal vero di opere antiche, i materiali progettuali per edifici sorti in Italia dopo 1850 o per opere mai realizzate, in mostra all’Esposizione, contribuiscono alla formulazione di una proposta per un Museo regionale di Architettura, da collocarsi all’interno del Borgo Medioevale. Per le complesse vicende del costituendo museo si veda: Martini, Alessandro, Per un museo di architettura a Torino. Dibattito e progetti tra Otto e Novecento, in «Città e storia», A. III, n. 1-2, 2008, Torino, pp. 289-315.

    (12) Padiglioni e chioschi, in Esposizione generale italiana [1884; Torino], Brevi cenni sulla città e dintorni con indicazione delle vie, piazze, monumenti ... Guida alle gallerie dell'Esposizione, Unione tipografico-editrice, Torino 1884, pp. 314-325.

    (13) Il padiglione, su progetto di Federigo Pastoris, sovrintendente delle Scuole di Disegno Professionale di Torino, e dell’ingegnere Cimbro Gelati, ospita cinque sezioni: Servizio tecnico e Servizio Guardie del Fuoco, a cura dell’ingegner Velasco, capo dell’Ufficio tecnico comunale; Igiene, diretto da Giacinto Pacchiotti, medico igienista, personalità di spicco nell’ammodernamento dei sistemi di fognatura della città; Istruzione pubblica a cura di Desiderato Chiaves, assessore e membro della commissione per il piano di riforma urbane, e a cura di Pastoris la sala dedicata all’Istituto professionale femminile e le scuole di disegno. Esposizione generale italiana [1884; Torino], Catalogo degli oggetti esposti nel padiglione della Città di Torino, Botta, Torino 1884, p.3

    (14) Daniele Sassi, L’istruzione pubblica in Torino dal 1300 al 1880, Bona, Torino 1880.

     

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