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Scheda: Soggetto - Tipo: Ente

Fiat sezione Ferriere Piemontesi

Nate nel 1891, le Ferriere Piemontesi sono assorbite dalla Fiat nel 1917. Specializzate nella produzione e nella lavorazioni di acciaio, diventano uno dei più importanti stabilimenti del gruppo. Punto nevralgico della Resistenza torinese, continuano a produrre, con il marchio Teksid, fino al 1992, anno di chiusura dell’impianto. Attualmente sull’area dello stabilimento, abbattuto quasi completamente nel 2005, sorgono edifici residenziali e la parrocchia del Santo Volto.

 


Attività: 1906

Fondazione: 1917

Fine/Cessazione: 1992

1. Dalle origini alle Ferriere Piemontesi (1891-1917)

Nel 1891 il gruppo francese Ferriére-sous-Jougne trasferisce ad Avigliana gli impianti per la costruzione di chiodi da scarpe e fil di ferro. Nel 1896, dopo aver installato forni e laminatoi, l’azienda inizia la lavorazione di acciaio e laminati di vergella. Qualche anno più tardi, nel 1899, amplia lo stabilimento, mutando ragione sociale e denominazione: nasce la società anonima Ferriere di Buttigliera Alta e di Avigliana. L’esigenza di far fronte a una domanda di lavorazioni sempre crescente da parte dell’industria piemontese, spinge la società a deliberare nel 1906 la costruzione a Torino di un nuovo stabilimento che, sorto sulle sponde della Dora, prende il nome di Ferriere Piemontesi. Inaugurata nel 1907 e dotata di acciaieria, forni elettrici, laminatoi e treni interni per il trasporto dell’acciaio, la struttura cresce rapidamente diventando durante la prima guerra mondiale (nel 1917 vi lavorano 550 operai), un apparato produttivo di rilievo, impegnato oltre che di acciai speciali, anche nella lavorazione di «acciai per parti d’armi e per proiettili» (1).

 

2. Dalle Ferriere Piemontesi alla Fiat Ferriere (1917-1925)

Nel 1917, in pieno periodo bellico, la Fiat decide di fare il proprio ingresso nel settore della siderurgia, mettendo a punto un’operazione che la porta ad assorbire il Gruppo Piemontese, cartello all’interno del quale operano una serie di imprese metallurgiche che già svolgono un’opera di raccordo nel giro degli approvvigionamenti e delle sub forniture Fiat. Tra queste vi sono le Ferriere Piemontesi, il cui passaggio nell’orbita della società torinese, considerato dai vertici di corso Dante come «uno dei più rilevanti affari conclusi durante la guerra» (2) è annunciato agli azionisti del gruppo Fiat dal presidente Giovanni Agnelli il 7 dicembre 1917. L’acquisizione delle Ferriere Piemontesi rappresenta un’operazione di grande significato, poiché consente alla Fiat di aggiudicarsi un’impresa specializzata non solo nella fonderia e nella produzione di acciai, ma anche nella realizzazione di macchine utensili, componenti per auto, apparati elettrici, motori e comparti per carrozzeria, favorendo sia la produzione automobilistica, motoristica e aviatoria sia quella di pezzi grezzi e materie prime. Al termine del conflitto mondiale, la Fiat intraprende un’opera di ampliamento del complesso di corso Mortara, che oltre all’acquisto di nuovi terreni, prevede anche l’installazione di forni elettrici e attrezzature moderne. Un’operazione terminata nel 1920, che porta lo stabilimento, dove lavorano 3.000 operai, a essere in grado di soddisfare «al completo fabbisogno di tutte le Officine della Fiat» (3).

 

3. Verso la seconda guerra mondiale (1925-1945)

Tra il 1925 e il 1927, nell’ottica di un potenziamento delle strategie produttive, la Fiat provvede a un ulteriore ampliamento degli impianti e alla costruzione di un’area attrezzata per la produzione in serie di varie tipologie di molle cui segue, agli inizi degli anni Tenta l’acquisto di terreni e la successiva edificazione di diversi fabbricati che termina nel 1937. Lo stabilimento occupa circa 3500 operai in reparti di produzione (acciaieria, laminatoi per profilati, laminatoi per tubi e lamiere, officine ausiliarie e di manutenzione e officina molle) e si sviluppa su un’area complessiva «di circa 700.000 metri quadrati» (4). La manodopera cresce con l’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale: i 3.500 dipendenti del 1937 diventano 5.000 nel 1941, 4.788 nel 1942, 4.792 nel 1943, 4.577 nel 1944 e ben 4.800 nel 1945 (5). Un incremento non coincidente con l’aumento della produzione che nel corso del conflitto va incontro a una progressiva flessione, raggiungendo livelli molto bassi: dalle 149.243 tonnellate di materiale finito prodotto nel 1941, a 139.202 nel 1942, fino a giungere alle 32.728 tonnellate (6) uscite nel 1945 dai reparti dello stabilimento al centro, dall’inverno 1942, delle incursioni dell’aviazione alleata che provocano, complessivamente, danni piuttosto limitati.

 

4. La Resistenza

Nello stesso periodo le Ferriere rappresentano uno dei punti nevralgici dell’antifascismo cittadino: è qui che si coordina la diffusione dei volantini e dei giornali clandestini, è qui che scocca, nel marzo del 1943 e nei due anni successivi, la scintilla che porta alla fermata del lavoro di tutti gli impianti ed è ancora in questi reparti che inizia ad operare la VII brigata Sap guidata dall’operaio anarchico Ilio Baroni. Nell’aprile del 1944 si forma il CLN aziendale, che supporta le attività delle squadre Sap, provvedendo alle esigenze dei lavoratori nel periodo insurrezionale, con la fornitura di quantitativi di «derrate alimentari sufficienti a soddisfare l’alimentazione indispensabile alle masse lavoratrici» e con l’aiuto ai perseguitati politici «sovvenzionando le famiglie secondo le necessità individuali e la disponibilità esistenti» (7). Il CLN provvede inoltre a fornire una preziosa opera di supporto alle formazioni partigiane, contribuendo a trasformare le Ferriere in un bacino di reclutamento per le cellule resistenziali impegnate in montagna e in uno dei più sicuri rifugi cittadini per i partigiani che, momentaneamente trasferiti in città, attendono di essere avviati ai nuovi distaccamenti.

 

5. Il dopoguerra e la chiusura (1946-1992)

Teatro di violenti combattimenti tra le formazioni partigiane e i tedeschi nelle giornate insurrezionali dell’aprile 1945, lo stabilimento riprende immediatamente la propria attività produttiva, tornata a ritmi prebellici già nel 1947. Le Ferriere Fiat continuano a lavorare con questa denominazione fino al 1978, anno in cui è costituita la Teksid, azienda che raggruppa tutte le attività metallurgiche e siderurgiche della Fiat e che, nel 1982, è assorbita dalla Finsider, gruppo facente capo alle Partecipazioni Statali. L’impianto, chiuso definitivamente nel 1992 in seguito alla crisi del settore metallurgico, è stato abbattuto nel 2005. Dell’antico stabilimento restano soltanto alcune strutture restaurate, mentre sull’area che lo ospitava oggi sorgono edifici residenziali e la chiesa del Santo Volto, inaugurata nel 2006.

 

Cronologia

1891 Il gruppo francese Ferriére-sous-Jougne trasferisce ad Avigliana gli impianti

1899 Nascita della società anonima Ferriere di Buttigliera Alta e di Avigliana

1906 Nascita delle Ferriere Piemontesi

1906 Costruzione dello stabilimento torinese delle Ferriere Piemontesi

1907 Inaugurazione dello stabilimento

1917 La Fiat assorbe le Ferriere Piemontesi, nascita della Fiat sezione Ferriere Piemontesi

1920-1937 Ampliamento dello stabilimento a più riprese

20 novembre 1942 Bombardamento

13 luglio 1943 Bombardamento

20 aprile 1944 Bombardamento

25-27 aprile 1945 Scontri davanti allo stabilimento tra partigiani e forze nazifasciste

1978 Nascita della Teksid

1982 Assorbimento della Teksid nel Gruppo Finsider

1992 Chiusura dello stabilimento

2005 Abbattimento dell’impianto

 

Note

1. Fiat, Le Ferriere Piemontesi, Fiat, Torino 1937, p. 7, in Storico Fiat, fascicolo 15, Società ed Enti diversi, Ferriere Piemontesi e Società Anonima Metalli.

2. Valerio Castronovo, Giovanni Agnelli, Utet, Torino 1971, p. 135.

3. Fiat, Le Ferriere Piemontesi, cit., p. 7

4. Unione fascista degli industriali della provincia di Torino, Torino industriale. Cenni descrittivi delle singole produzioni Fita: la Sezione Ferriere, Unione fascista degli industriali della provincia di Torino, Torino 1941, p. 26.

5. I dati relativi alle maestranze impiegate sono stati elaborati attingendo a Archivio Storico Fiat, Fiat: le fasi della crescita. Tempi e cifre dello sviluppo aziendale, Scriptorium, Torino 1996.

6. Dario Velo, La strategia Fiat nel settore siderurgico 1917/1982, Eco, Torino 1982, p. 13.

7. Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Verbali del CLN aziendale, Fascicolo E/77/B.

 

  • Bibliografia
  • Sitografia
  • Fonti Archivistiche
  • Archivio Storico Fiat. Danni di guerra, Fascicolo 9
  • Archivio Storico Fiat. Società ed Enti diversi, Ferriere Piemontesi e Società Anonima Metalli
  • Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra. Cartella N° 3389, Fascicolo immobili, incursione del 13/7/1943
  • Archivio di Stato di Torino, Intendenza di Finanza, Reparto VI, Danni di Guerra. Cartella N° 3389, fascicolo immobili, incursione del 25/4/1944
  • Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti”. Verbali del CLN aziendale , Fascicolo E/77/B
  • Ente Responsabile
  • ISMEL