Scheda: Tema - Tipo: Architettura e urbanistica

Parco Dora, lotto Ingest

Il lotto più occidentale del Parco di sviluppa nell’area corrispondente ai laminatoi delle acciaierie Fiat: collegato al resto del Parco da una passerella che scavalca via Borgaro, ospita un giardino acquatico e un “hortus conclusus”.

 


Lat: 45.09177 Long: 7.65727

Inizio: 1939
Costruzione

Periodo di riferimento: 1962 - 1964
Ampliamento

Periodo di riferimento: 1992
Dismissione

Periodo di riferimento: 1995
Trasformazione

1. Parco Dora – lotto Ingest

La zona Ingest, con i suoi 47000 metri quadri, rappresenta il lotto più piccolo del Parco Dora; si sviluppa longitudinalmente lungo via Nole nell’area delimitata da via Borgaro, immediatamente a ridosso dei complessi residenziali di via Valdellatorre e della Chiesa del Santo Volto. Il disegno di questo lotto di Parco è caratterizzato da una successione di zone con funzioni e configurazioni differenti: aree sistemate a prato, zone alberate, aree attrezzate per il gioco o per lo sport, aiuole e un giardino acquatico con profonde vasche e canali d’acqua in movimento. Quest’ultimo è realizzato utilizzando i grandi plinti e le strutture di fondazione in calcestruzzo dei laminatoi Fiat che occupavano l’area prima della trasformazione; al vecchio stabilimento apparteneva inoltre una fila di pilastri che fungono da supporto per la passerella che, percorrendo l’area da ovest a est, consente di scavalcare via Borgaro per accedere al lotto Vitali del Parco. I muri perimetrali dell’ex capannone di servizio lungo via Nole definiscono infine un “hortus conclusus”, un giardino protetto che accoglie specie vegetali particolari.
Nella fascia nord il lotto Ingest si articola tra i nuovi edifici con terrazzamenti collegati da scale e rampe, che permettono di colmare il dislivello di sei metri esistente tra via Nole e via Valdellatorre; tra i due complessi residenziali si estende una piazza pedonale attrezzata e caratterizzata da fontane e giochi d’acqua.

 

2. Preesistenze: hortus conclusus

L’edificio che accoglie l’“hortus conclusus” viene realizzato all’interno dello stabilimento Nole nel marzo 1952, e utilizzato per ospitare i servizi generali e di manutenzione del reparto Larghi Nastri delle Ferriere Fiat.
Il fabbricato, a due piani fuori terra, si sviluppa longitudinalmente lungo via Nole con un fronte in mattoni faccia a vista interrotto a scansione regolare da ampie aperture. Della struttura originaria sono mantenute le pareti perimetrali e l’orditura in cemento armato della copertura e del solaio intermedio; i serramenti sono sostituiti da griglie che consentono la visione dall’esterno delle specie vegetali che compongono l’“hortus conclusus”.

 

3. Preesistenze: pilastri ex capannoni laminatoi, plinti di fondazione treni di laminazione

Sull’area corrispondente ai laminatoi sono ancora presenti i pilastri della struttura dei capannoni, in acciaio dipinto di rosso, che caratterizzavano l’aspetto delle facciate dello stabilimento Nole affiancandosi al tamponamento in mattoni a vista e alle ampie aperture verticali.
Ai loro piedi, i plinti in cemento armato delle fondazioni e le vasche dei treni di laminazione, rifunzionalizzati per ospitare il giardino acquatico.

 

Fonti Archivistiche

  • Città di Torino, Divisione Urbanistica ed Edilizia Privata, Settore «Progetti di Riassetto Urbano, Progetto delle opere relative alla realizzazione del Parco Dora – Spina 3, Lotto Ingest, Progetto Definitivo, Relazione Tecnica Generale», 2006
  • LAME - Dipartimento di Energetica Politecnico di Torino, “Analisi storica sulle attività produttive presenti in Spina 3”, in Programma di riqualificazione urbana. Z.U.T. 4.13-Spina 3. Programma definitivo, Città di Torino, 1998

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Ente Responsabile

  • Comitato Parco Dora